L’arma (a doppio taglio) dell’Amore.
Adesso farò un discorso che per molti potrà sembrare insignificante e stupido ma che per me significa molto visto che mi tocca personalmente.
Il discorso è questo ed è anche molto semplice: so che gestire e/o relazionarsi con una persona che ha avuto disturbi alimentari non è facile e per farlo ci vuole molto “tatto”. Finché la persona che hai davanti non sa niente del problema, la difficoltà non sorge: tutto è normale, nel senso che chi non sa nulla tendenzialmente non deve fare attenzione al fatto che quello che viene detto e/o fatto può ferire l’altra persona. Il problema (grave) sorge però quando la persona sa perfettamente quello che hai passato/stai passando ma non si interessa minimamente di quello che dice o fa. Il problema sorge quando la stessa persona non si chiede, prima di dire qualcosa, se quello che sta per dire potrebbe ferire la persona a cui sta parlando. Il problema sorge quando tu, amica/o, sai perfettamente tutto eppure infierisci ogni sacrosanta volta su quel problema, facendo domande ad canis cazzum e/o chiedendo sfacciatamente “ma quindi ora quanto pesi? Hai recuperato qualcosa? Mangi? Quante kcal assumi? Sei sicura di mangiare abbastanza?”. Hai la presunzione di voler sapere quando in questi casi l’unica cosa da fare è il “restare accanto” a quel qualcuno, fargli sentire che tu ci sei, nonostante tutto. Hai la presunzione di parlare di un argomento delicato senza delicatezza, senza un minimo di senso logico, solo per la tua stupida curiosità e il tuo stupido “voler sapere”.
Se ti dicessi quanto peso, cambierebbe qualcosa? Mi vorresti più o meno bene?
Se ti dicessi che sono aumentata? E se ti dicessi che mangio e che mangio bene? Cambierebbe il tuo affetto nei miei confronti?
Queste cose mi mandano completamente il cervello in tilt e mi fanno sfiorare livelli altissimi di nervoso. Non sono cose da prendere così alla leggera, per quanto mi riguarda, perché il disturbo alimentare non si cura con l’insistenza di chiedere per voler colmare la vostra curiosità. Il disturbo alimentare non si cura e non si sorpassa riempiendo la persona di domande riguardanti cibo e/o peso o addirittura sforzando la persona a mangiare qualcosa quando questa ha esplicitamente detto di non volere nulla. Il disturbo alimentare si cura con la presenza, con la costante presenza di chi vuole esserci senza la presunzione di voler sapere a tutti costi quanto pesi. Come se poi si possa misurare il tuo stare bene o meno in base al peso che hai. Potrei pesare 60kg ed essere normopeso ma triste dentro, così come potrei pesarne 80 ed essere sovrappeso ma felice e spensierata.
Smettetela di essere presuntuosi e insistenti e iniziate ad essere più curiosi di sapere se l’altra persona è felice e soddisfatta della propria vita piuttosto che del suo peso o di quello che mangia.
Faccio questo discorso perché proprio ieri mi sono sentita chiedere: “E ora quanto pesi?” da una mia amica e in quel momento sarei voluta sprofondare sottoterra. Mi sono sentita così piccola e insignificante in quel momento, un piccolo e stupirò numero sulla bilancia e non un’amica; mi sono sentita il cuore esplodere in petto e mi sono detta: “allora conta di più il mio peso del mio affetto”. Ho sperato che quel momento finisse al più presto ma, nonostante questo disagio, sono contenta di aver risposto con un secco: “Non credo che questo possa essere rilevante, quindi preferisco non dirtelo”. Forse due mesi fa l’avrei ingenuamente detto ad alta voce, senza pensarci, riducendomi io stessa ad un numero.
Questa volta, però, sono riuscita ad essere più lucida e mi sono detta: “perché ridurmi ad un numero quando in realtà posso essere - anzi, sono - molto altri agli occhi delle persone?”.
Il disturbo alimentare, qualsiasi esso sia, qualsiasi sia la sua dimensione e la sua gravità, va curato con il rispetto e la cautela; con l’affetto, con gli abbracci e gli sguardi inaspettati; con “andiamo a pranzo insieme oggi?” inaspettati, i quali sono sì delle sfide giganti da affrontare ma che insieme alla persona giusta diventano un po’ meno grandi. Il disturbo alimentare deve diventare per la persona che ne soffre sempre meno disturbante, sempre meno assordante ed insistente. E sapete qual è il modo perché questo avvenga? L’affetto, la vicinanza e la presenza di persone che insistono sui numeri di abbracci dati piuttosto che sul numero della bilancia.
Perché i numeri che contano - e questo in qualsiasi situazione quotidiana - sono quelli dell’Amore.
E tutto ciò, chiarisco, viene detto da una persona che probabilmente si sentirebbe a disagio e/o “non all’altezza” nell’affrontare e nel ralzionarsi con qualcuno che soffra di un disturbo alimentare. Questo, con il senno di poi, credo sia dovuto alla mia personale esperienza in questo grande problema. Tuttavia, ripeto, sarei una di quelle persone che non saprebbero bene come gestire qualcuno in queste condizioni, così come non saprei come non risultare troppo invadente o addirittura irrispettosa di un dolore così grande. Quello che so, però, è che userei senza dubbio l’arma dell’amore e della presenza piuttosto che quella dell’insistenza e del voler sapere. Arma a doppio taglio anche quella dell’amore, senza dubbio, perché non sai mai se ne dai troppo o troppo poco; ma sicuramente la userei e lascerei che faccia male più a me che alla persona a cui dedico tutto l’affetto e la presenza possibile.