Mi viene in mente adesso, pensando al fuoco incrociato di commenti che spesso gli articoli scatenano sui social, che anche la mania di commentare i pezzi, molto spesso travisandone il senso dopo una lettura superficiale e prevenuta, è sintomo della stessa malattia: ormai lo sappiamo, ogni qualvolta un individuo si disegna davanti agli altri, l’urgenza di chi assiste non è quella di guardare e ascoltare, e di provare a entrare e capire, ma di posizionarsi, di dire: vedete questo articolo? Ecco, io rispetto a questo sono così, sono cosà , anche se magari non c’entro niente, io mi posiziono qui, mi vedete? Io nel quadro di questa faccenda sono uno o zero, pollice su o pollice verso. E se per caso il gestore dei contenuti ha disattivato i commenti, esplodo dalla rabbia di non poter incidere lì sotto la parola io.
Arianna Giorgia Bonazzi











