L’uccisione di Ipazia da parte di fanatici cristiani
Il ricordo dell’uccisione di Ipazia è qualcosa che ancora oggi pesa sulla coscienza dei cristiani. Un grande studioso cattolico scrisse queste parole sulla brutale uccisione di Ipazia: «Ancora nel fiore della sua bellezza, casta e virtuosa, la filosofa pagana cadde nelle mani di una banda di cristiani fanatici e fu messa a morte».
Senza dubbio quello di Ipazia fu un vero e proprio martirio, anche se, per onore del vero, bisogna dire che il conflitto tra paganesimo e cristianesimo non assunse sempre questo aspetto sanguinoso, brutale e barbaro. Tuttavia, come sanno molti storici, i cristiani vittoriosi nel conflitto con il paganesimo non mancarono certo di far sentire gravosamente ai pagani vinti il peso del loro trionfo in maniera perfino cruenta.
Ma, fatta questa doverosa premessa, bisogna dire che ci furono anche cristiani che non utilizzarono metodi violenti nei riguardi dei pagani. A tale riguardo, dobbiamo mettere in evidenza che l’allievo più fedele e devoto di Ipazia — vera e propria martire pagana — fu proprio Sinesio di Cirene, che era un cristiano convinto. Proveniente da una famiglia patrizia di Cirene, grande proprietario terriero e retore raffinato, Sinesio era entrato in contatto con la scuola del filosofo Teone ad Alessandria, collegata al celebre Museo ivi esistente e dove insegnava la figlia di Teone, ovvero Ipazia.
Le circostanze della conversione di Sinesio al cristianesimo non sono chiare. Alcuni studiosi hanno addirittura pensato che fosse ancora pagano quando venne eletto, anzi acclamato, vescovo di Tolemaide in Cirenaica. Sembra tuttavia molto più probabile che egli, già convertito al cristianesimo, fosse fino ad allora rimasto catecumeno, secondo l’uso del tempo che prescriveva di spostare anche molto avanti nel tempo la cerimonia del battesimo. In ogni caso, Sinesio è un caratteristico esponente di un sentire che ad Alessandria doveva essere frequente nei ceti colti e che comportava una frequentazione reciproca e uno scambio continuo tra intellettuali cristiani e pagani, tra cristianesimo e paganesimo.
Ad Alessandria, in quel periodo storico, la cultura greca (variamente combinata con elementi provenienti dalle civiltà orientali) conviveva con la religione cristiana, cosicché era possibile che intellettuali cristiani e intellettuali pagani si relazionassero con spirito di amicizia e collaborazione. Sappiamo anche che esistevano professori pagani, come Orapollo junior, che esercitavano il loro insegnamento accanto a colleghi cristiani. Ciò non toglie che i pagani, tra il V e il VI secolo, fossero costretti a concordare con i cristiani una qualche forma di compromesso per sopravvivere. Con tutta probabilità, questo atteggiamento degli intellettuali pagani evitò alle cattedre pagane alessandrine di subire il destino che invece toccò a quelle ateniesi nel 529, che vennero soppresse dai cristiani vincitori.
Sinesio, già diventato cristiano, fu allievo fedele e affettuoso di Ipazia. La filosofa pagana ebbe anche altri allievi cristiani che la ammiravano e stimavano in maniera incondizionata. Tra questi vi era un diacono che è stato identificato, sia pure con molta cautela, in San Isidoro di Pelusio. Tuttavia, al di fuori degli ambienti intellettuali, non mancavano i comportamenti violenti dei cristiani contro i pagani. Infatti, Alessandria era piena di sodalizi cristiani, tra i quali dobbiamo citare i parabalani, i quali avevano finito per costituire una specie di guardia del corpo del vescovo. Essi, purtroppo, non mancarono di assumere comportamenti violenti nei riguardi dei pagani.
Insieme con lo spirito di reciproca tolleranza e quasi di integrazione che si registrava in molti ambienti intellettuali, non c’è dubbio che la passione religiosa potesse condurre al fanatismo e alla violenza. Le occasioni di scontro tra cristiani e pagani erano numerose: i diversi luoghi di culto prossimi tra loro e gli spettacoli nei giorni di festa erano spesso causa di incidenti violenti. Inoltre, ogni violenza innescava la spirale della vendetta. Ad esempio, tra la comunità ebraica e quella cristiana si passò ben presto dalle spedizioni punitive notturne ai tentativi di incendiare i rispettivi luoghi sacri. Un altro esempio: il prefetto Oreste, che pure era cristiano, venne aggredito da un monaco che lo colpì al viso con una pietra; il monaco fu immediatamente arrestato e torturato a morte dalle guardie del prefetto. Bisogna tuttavia evidenziare che i cristiani moderati della città manifestarono la loro solidarietà al prefetto aggredito.
Tornando alla barbara uccisione di Ipazia: ella, che aveva sempre conservato il suo equilibrio ed era conosciuta per essere amica e maestra sia di cristiani che di pagani, divenne l’obiettivo dei più scalmanati estremisti. Ipazia era il simbolo della possibilità di convivenza e del confronto sereno delle idee. Nel marzo del 415, mentre transitava in lettiga su una strada pubblica di Alessandria, fu circondata da una banda di estremisti cristiani e portata a forza nella chiesa di San Michele. In tale chiesa Ipazia venne denudata e letteralmente fatta a pezzi. I resti della filosofa furono poi trascinati per la città e bruciati.
Non esistono prove inconfutabili che il suo linciaggio sia stato voluto dal vescovo Cirillo. Quello che è sicuro, tuttavia, è che Ipazia aveva attirato su di sé la collera del vescovo a causa della fermezza con la quale difendeva la sua visione del mondo e il suo diritto di insegnare a tutti. Lo storico cristiano Socrate ha ipotizzato che Cirillo vedesse nell'autorità di Ipazia un ostacolo ai suoi piani di potere. Gli esecutori materiali del delitto furono i parabalani, individui ben poco raccomandabili soliti compiere delitti per motivi di odio religioso. La loro violenza era tale che venne persino emanata una legge imperiale per limitare il loro numero sotto le cinquecento unità. In tale gruppo si erano infatti infiltrati molti malintenzionati che intendevano commettere crimini restando impuniti.
Prof. Giovanni Pellegrino









