«Molti intellettuali credono che essere intellettuali significhi enunciare ideologie, o elaborarle, manipularle, e poi sposarle per interpretare la vita secondo formule e verità assolute. Questo senza curarsi della realtà, dell'uomo, di loro stessi, cioè senza voler ammettere che essi stessi non sono fatti soltanto di cervello: hanno anche un cuore o qualcosa che assomiglia a un cuore, e un intestino e uno sfintere, quindi sentimenti e bisogni estranei all'intelligenza, non controllabili dall'intelligenza. Questi intellettuali non sono intelligenti, sono stupidi, e in ultima analisi non sono nemmeno intellettuali ma sacerdoti di un'ideologia. Con l'ottusità dei sacerdoti non riconoscono che, una volta sposati con l'ideologia, e peggio ancora se sposati all'ideologia con un matrimonio che esclude l'adulterio e il divorzio, non si è più liberi di pensare. Perché si piega tutto a quella soluzione, si giudica tutto secondo quegli schemi: da una parte l'inferno e dall'altra il paradiso, da una parte il lecito e dall'altra l'illecito. Ergo, per fare i coerenti costoro diventano incoerenti anzi disonesti. Prendi l'intellettuale di sinistra, l'intellettuale che oggi va di moda, o meglio l'intellettuale che segue la moda per comodità o per paura o per mancanza di fantasia: egli sarà sempre pronto a condannare la dittatura di destra, bontà sua, però mai o quasi mai le dittature di sinistra. Le prime le disseziona, le studia, le combatté coi libri e coi manifesti; le seconde le tace o le scagiona o al massimo le critica con imbarazzo e con timidezza. In certi casi addirittura ricorrendo a Macchiavelli: il-fine-giustifica-i-mezzi. Quale fine? Quello di una società concepita su principii astratti, calcoli matematici, due più due fa quattro, tesi e antitesi uguale sintesi, e cioè senza tener conto che nella matematica moderna due più due non fa necessariamente quattro, magari fa trentasei, o senza tener conto che nella filosofia piú avanzata la tesi e l'antitesi sono la medesima cosa, che la materia e l'antimateria sono due aspetti dell'identica realtà? É grazie ai loro calcoli, cioè al lugubre fanatismo delle ideologie, all'illusione anzi alla presunzione che il Buono e il Bello stiano da una parte sola, che un genocidio o un assassinio o un abuso sono considerati illegittimi se avvengono a destra e diventano legittimi o almeno giustificabili se avvengono a sinistra. Conclusione, il grande malanno del nostro tempo si chiama ideologia e i portatori del suo contagio sono gli intellettuali stupidi: i sacerdoti laici e non disposti ad ammettere che la vita (ciò che essi chiamano Storia) provvede da sola a ridimensionare le loro masturbazioni mentali, quindi a dimostrare l'artificialità del dogma. La sua fragilità, la sua irrealtà. Se non fosse così, perché i regimi comunisti riporterebbero le stesse infamie dei regimi capitalisti? Perché avrebbero gli stessi Joannidis, gli stessi Hazizikis, gli stessi Teofilojanacos, gli stessi Zakarakis dei regimi fascisti? E perché si combatterebbero fra loro, sorretti da sentimenti e bisogni come l'amor di patria e il nazionalismo egoista? É tempo di denunciare il malanno, senza timidezza, senza imbarazzi, senza paure. E per farlo non bisogna fermarci a Marx e ai marxisti, bisogna tornare indietro di almeno duemila anni, rifarsi all'ideologia cristiana. É quella che ha concepito l'innaturale divisione, da una parte il lecito dall'altra l'illecito, da una parte il Paradiso dall'altra l'inferno. Oggi i padroni del nostro cervello, i teologi della sinistra, non fanno che ripetere gli errori di quei maestri: togli all'asta la bandiera della croce, mettici la falce e il martello, e vedrai che rimane la stessa cosa: un cencio che sventola i soliti privilegi, le solite ambizioni, i soliti imbrogli.» – Alekos Panagulis.