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L’UE ferma la vendita di pacchetti di sigarette da 10
Milano, 27 dicembre – L’Unione Europea decide di fermare la vendita dei pacchetti con meno di 20 sigarette. La motivazione consiste nel cercare di scoraggiare il fumo, soprattutto per i più giovani. Le confezioni da 10 sono molto più economiche e dunque più utilizzate dai ragazzi.
La decisione è stata presa dai rappresentanti permanenti degli Stati membri nel Consiglio Ue (Coreper), i quali hanno confermato a Bruxelles l’accordo raggiunto con i rappresentanti del parlamento europeo sulla proposta di revisione della direttiva sui prodotti del tabacco. L’accordo è stato salutato sia dal commissario Ue alla Salute, Tonio Borg, che dalla relatrice del parlamento europeo, Linda McAvan. Il testo costituisce un giro di vite nelle norme europee contro il tabagismo, anche se meno severo di quanto avrebbe voluto la Commissione europea nella sua proposta originaria.
Aumenteranno, inoltre, le dimensioni tipografiche delle avvertenze sanitarie contro il fumo sui pacchetti al 65% (mentre la Commissione aveva proposto il 75%) della superficie, sia della facciata che del retro dei pacchetti, e il “warning” dovrà figurare sulla parte superiore della confezione, così da essere sempre visibile sugli scaffali. Sui pacchetti dovranno comparire anche delle raffigurazioni grafiche dei danni del fumo, da scegliere in una serie di immagini approvate dalla Commissione.
Per scoraggiare ulteriormente saranno banditi additivi e aromi che rendono più gradevole il fumo, come mentolo o vaniglia, ma il divieto verrà messo in atto solo dal 2020. Proibiti Proibite anche vitamine e altri additivi che creino l’impressione di benefici sanitari o riduzione dei danni alla salute, stimolanti come taurina e caffeina, che promettono energia e vitalità, coloranti del fumo emesso dalle sigarette e additivi che facilitano l’inalazione e l’assorbimento della nicotina.
Il testo prevede anche un emendamento promosso da europarlamentari italiani, che consente l’aggiunta di additivi, e in particolare zuccheri, quando servono a ricostituire le sostanze perse nel processo di essicazione all’aria aperta del tabacco (in particolare di quello della varietà Burley, coltivata in Italia e in altri paesi europei), ma a condizione “che non aumentino in modo significativo o misurabile la dipendenza” dal tabacco “o la tossicità del prodotto”.
Per quanto riguarda la complicata vicenda delle sigarette elettroniche, saranno i Paese membri a decidere se trattare questi prodotti come medicine (come voleva originariamente la Commissione), o come normali prodotti derivati dal tabacco. Se i produttori decideranno di metterne in evidenza il fatto che le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare, dovranno sottoporle alle complesse procedure di autorizzazione del settore farmaceutico e quindi alla vendita nelle sole farmacie. Se, invece, ne verrà consentita la commercializzazione nei normali canali distribuzione al pubblico, saranno comunque applicate le norme, i limiti e i divieti specifici previsti per gli altri prodotti del tabacco.
Giulia Iemma











