“Oggi ho fatto una vera passeggiata nel vento; senza romanticume ma con romanticisimo posso dire che avanzare fra le braccia di un vento infuriato che mi spingeva da tutte le parti è qualcosa di estremamente rinvigorente. Il vento - come raccontano i pittori antichi - ha capelli lunghissimi e guizzanti come serpi o fulmini. Il loro colore è rossiccio e metallico, con delle ombre verde-blu paurose: tentacoli di polipo lanciati nel grigio-viola di un cielo cupo e insieme luminoso. Quanto tempo era che non affrontavo un vento così? Forse quarant’ anni. Mi è mancato sempre e - possibilità corrotta e vile della natura umana che riesce ad abituarsi a tutto - non sapevo più quanto mi mancasse”
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“Oggi mi è chiaro, a cinquantatre anni, che la morte dei genitori è “scontata” nella biologia del più giovane. Nascendo conosci carnalmente il ceppo, e in questa conoscenza il messaggio genetico, la cognizione che crescendo perderai il più vecchio di te. Questa mia affermazione- eccetto rari casi di passione come per me e mia madre, visto che non avrei mai potuto in vita restare un solo giorno senza vederla- è più vicina alla realtà; le altre sono sentimentalismi. E ora che ripenso alla fine della malattia di mia madre, all’ ultimo momento la memoria ancestrale della saggezza inculcata dalla natura che “il vecchio deve morire prima” mi viene incontro, sostenendomi e facendomi soffrire molto poco”
Il vizio di parlare a me stessa, Goliarda Sapienza











