non ho mai accettato le rughe sul viso di mia nonna...
oggi ho studiato il volto di mia nonna, sereno ma invecchiato con quell’aria da bambina stravagante. è un volto che non le sarebbe mai appartenuto, se la malattia non le fosse penetrata negli occhi cerulei fino a invaderle la testa e a distruggere la sua memoria.
nonna è sempre stata candida, regale, gentile. da piccola la associavo a un rovo di rose che si affaccia sul mare. era la mia forza e la mia compagna di giochi tra i sughi del giovedì e della domenica e la pastina calda della sera. sapeva di erba fresca della villa e del parco giochi nei caldi pomeriggi estivi. era amore e dedizione per la famiglia e mi diffondeva tanto coraggio e affetto in un solo sguardo.
aveva le mani forti, avrebbero potuto stringere il mondo e io mi beavo di quella potenza, quando prendeva la mia manina esile.
era sorridente e solare, calma e pacata come il sole delle 10 del mattino al mare.
adesso è fredda, circoscritta nella sua apatia dettata da una malattia abominevole e affamata di strapparle l’essenza che l’ha da sempre contraddistinta, e non mi sento più sua.
tornerei bambina per conservarla intatta nei suoi profumi.












