Tempi
I nostri tempi sono come i tempi di Bertolt Brecht, che li definiva “di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità ”.
I nostri tempi esprimono un richiamo a riflettere sulle migrazioni; sul loro essere un fatto strutturale e non un’emergenza; sui migranti e le ragioni che li fanno muovere; sulle nostre inerzie, rimozioni, indifferenze, identità .
Siamo prigionieri della macchina tivĂą che c’ingozza di immagini e non concede tempo all’elaborazione.Â
Siamo ostaggi di noi stessi, dentro confini burocratici e caricati di valori simbolici, che stabiliscono che l’esercizio dell’umanitĂ europea si esaurisca a trenta miglia dalla costa.Â
Siamo ostaggi della paura fomentata dai politicanti della sicurezza e della tolleranza zero.
Siamo un paese che dimentica tutto troppo in fretta. Ci dimentichiamo perfino che mentre chiudiamo le frontiere ai migranti, le spalanchiamo a ogni sorta di merce in nome di una globalizzazione liberista e competitiva.
Siamo infine coloro che hanno fatto diventare il pronome “noi” triste e miserabile. Persino peggio di io, che è più egoista, ma almeno ha il coraggio di metterci la faccia.








