About Material Design
Facciamo un esperimento: per 10 secondi, apri una pagina di Youtube. Fai una ricerca su Google. Leggi quella busta dentro a Gmail. Ok, 10. Quante ombre, scorrimenti e animazioni di luci hai notato?
Probabilmente nessuna perchè ti è sembrato tutto implicitamente familiare e coerente. Questo è il successo del Material Design.
Con tale termine si descrive uno stile di Visual UI coniato da Google, dove forme piatte manifestano lo spessore della materia, chiudendo il confine tra ciò che è digitale e ciò analogico. L’illusione avviene imitando il comportamento di materiali come la carta, attraverso gradienti di ombra e luce. Questi rimandano a pieghe, tagli, o nel caso di overlay, un senso di profondità spaziale (da cui, il nome provvisorio Quantum Paper).
Fonte: Google Design, Youtube Archive (2015)
Sebbene la rappresentazione illustrata sia importante nell’interfaccia (e per essere così realistica ha implicato studi fisici, più icon set realizzati ad-hoc e colpiti da lampade in diverse inclinazioni) non è da considerarsi come unicum della ricetta vincente.
Ad essa è complementare la parte di motion graphics che mima la reazione umana del materiale UI all’input analogico dell’uomo. Questa è la vera argomentazione vincente del design: umanizzare il digitale.
Il cervello si aspetta che ci sia una correlazione immediata (un vero e proprio feedback, output animato) alla sua percentuale di pressione o di scorrimento, al pari di quella che si avrebbe con un bottone o un elemento su ruote: se trova un lag tra le due cose, la sensazione risulta spiacevole. Questo evento non sta diventando frutto di ricerca solo nell’user interface di Google, ma viene esplorato anche in altri media come il gaming, dove ogni bottone evolve in una funzionalità diversa, con una velocità in framerate sempre più calibrata al dettaglio.
Se questi progressi figurativi sembrano sorprendenti, la capacità di educare l’utente in un learn-by-doing reversibile con nuove (?) gestualità come lo swipe sembra essere il preambolo a numerose potenzialità per il futuro.
Un futuro in cui il digitale non è più un know-how arcaico, ma diventa più accessibile e intuitivo, facendo.
Fonte: Creative Studio Form, Dribble (2017)
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