Ogni giorno vedo la Terra farsi forma.
Vedo lβacqua che non consuma, ma rivela.
Vedo il diamante che non distrugge, ma partorisce.
Il marmo ha sempre fatto parte della mia vita.
E oggi mi sono fermata a pensare a una cosa che ho sempre avuto davanti agli occhi.
Il marmo viene lavorato con lβacqua e tagliato con il diamante.
Da una parte il marmo, memoria della Terra, nato da tempi geologici e trasformazioni lentissime.
Dallβaltra lβacqua, che attraversa il mondo da sempre e ne racconta la vita. Si fa neve, fiume, nuvola e mare. Cambia forma continuamente senza perdere se stessa.
E poi il diamante, figlio di pressioni così profonde da trasformarsi in qualcosa di raro.
Mi Γ¨ sembrato, allβimprovviso, che quei tre elementi si stessero raccontando una storia.
La Terra custodisce.
Lβacqua ricorda.
Il diamante trasforma.
E dallβincontro di queste tre memorie nasce la forma.
Forse Γ¨ per questo che questa immagine mi ha colpita tanto.
PerchΓ©, a pensarci bene, parla anche di noi.
Ci sono parti di noi che sono marmo: ciΓ² che custodiamo, ciΓ² che il tempo ha depositato dentro di noi.
Ci sono parti di noi che sono acqua: ciΓ² che attraversiamo e ciΓ² che ci attraversa. Gli incontri, le storie, i luoghi, gli amori.
E poi ci sono le pressioni. Le prove. Le ferite.
Quelle che a volte sembrano volerci spezzare e che invece, qualche volta, ci trasformano.
Le pressioni non vengono sempre a spezzarci. A volte vengono a cercare la forma che ancora non conosciamo.
In fondo, vivere Γ¨ questo cantiere invisibile: il tempo deposita in noi la roccia, la vita la leviga, il dolore la incide.
E da quellβurto antico, ogni giorno, veniamo al mondo.
β¨Nemas Gortan picπ·
















