In Italiano direi dalla A alla Z in greco antico dalla Α alla Ω, ma il giapponese non ha un dizionario con una prima ed un’ultima lettera, di alfabeti ne ha praticamente 4: uno a logogrammi (kanji), due sillabaci (hiragana e katakana) e l'alfabeto latino (rōmaji) che si va diffondendo. La prima sillaba dell'hiragana è あ (a), l’ultima dell'hiragana è ん (n). Tutto questo per dire che il ricordo oggetto di questo post è all’estremo dei precedenti e parlerà di una esperienza del Giappone moderno e tecnologicamente avanzato, ben oltre i treni proiettile l’ultimo modello dei quali, lo Shinkansen Serie L0, ha raggiunto in fase di test i 603 km/h ed entrerà in servizio nel 2027. Anche oltre lo stupore del primo giorno con la tazza del WC ad alta tecnologia, riscaldata, con musichina copri rumori e dotata di una serie di comandi che rendono totalmente inutile il Bidet così caro agli italiani.
Nell’ultimo giorno di escursione, a 5 km dal Museo delle spade giapponesi situato vicino all’arena Ryōgoku Kokugikan dove si pratica il Sumo, c’è il Tokyo Dome, che ospita numerosi eventi, comprese le partite della squadra più titolata di baseball del Giappone: gli Yomiuri Giants.
Dentro al complesso, nell'edificio giallo, ha recentissimamente ampliato la propria offerta il Museo dello Spazio TeNQ: questo non è un semplice museo di scienze; è un portale verso l'ignoto, un’esperienza immersiva che trasporta i visitatori in un viaggio straordinario attraverso il cosmo, si distingue per il suo approccio innovativo all'esplorazione spaziale, combinando intrattenimento, educazione e tecnologia all'avanguardia.
Ora non ho mai fatto mistero, anche su queste pagine che il mio sogno da bambino fosse quello di diventare astronauta, un sogno al quale ho assistito in diretta ammirando il lancio di uno Shuttle da Cape Canaveral.
All’interno del museo tutto parla dello spazio: l’architettura è progettata per massimizzare l'immersione. Gli spazi espositivi e le proiezioni avvolgenti creano un’atmosfera da stazione spaziale che accoglie viaggiatori verso il cosmo, mostrando immagini e video dell'universo.
Nel TeNQ i visitatori possono interagire con modelli di pianeti, telescopi virtuali e simulatori di gravità; grandi schermi si affacciano sulle meraviglie dell’universo oltre la terra. Ed ancora è possibile comprendere la storia del volo spaziale con fotografie, filmati e perfino le voci degli astronauti come quella di Neil Armstrong che racconta del suo balzo gigantesco per tutta l’umanità.
Ma il cuore pulsante di TeNQ è il Travelium, un teatro spaziale che offre un’esperienza sensoriale unica. Le proiezioni ad alta definizione avvolgono i visitatori, creando l'illusione di trovarsi a bordo di un'astronave. Le immagini sono accompagnate da effetti sonori e vibrazioni che intensificano l'esperienza. Il Travelium non è solo uno spettacolo, ma un viaggio interattivo in cui i visitatori possono esplorare galassie lontane, osservare la nascita delle stelle e ammirare la bellezza del nostro pianeta dalla prospettiva dello spazio. Una volta perfezionato il modulo di reclutamento con la scelta della lingua, della tuta da indossare ed una foto del viso, viene predisposta la preparazione di occhiali in realtà virtuale di ultima generazione.
In un attimo le pareti scure della stanza si trasformano in un corridoio cromato e gli amici di fianco sono nuovi avatar, con il tronco che indossa la tuta spaziale prescelta, solo le mani in guanti e niente dal bacino in giù se non un’ombra rotonda. La qualità della grafica è tale da creare una sensazione di verità, a differenza delle molte esperienze di realtà virtuale sperimentate, soprattutto nelle condizioni di volo sintetico con Flight Simulator, qui non si rimane fermi su una poltrona, si procede a piedi verso corridoi e percorsi.
Seguendo una striscia luminosa si accede all'esterno, lungo una passerella affacciata dove, con un ascensore che permette una visione panoramica della baia di Tokyo, si raggiunge la capsula in cima al razzo vettore pronto a partire: destinazioneLuna.
Anche sul satellite l’escursione procede muovendosi a piedi fino ad un rover che porta a spasso per crateri e pianure, dal quale è possibile assistere allo spettacolo di una eclissi con la terra che oscura il sole e rende la luminosità soffusa.
Ancora l’interazione si spinge alla possibilità di raccogliere rocce e più tardi testarle in laboratorio. La durata del viaggio è di circa 30 minuti, al termine del quale si ritorna fin troppo presto sulla terra e si restituiscono gli occhiali dai quali la voce suadente di Butler ci ha accompagnato e spiegato i dettagli del tragitto e delle opportunità compresa quella di stringere il pugno due volte per scattare istantanee che possono essere scaricate dal sito apposito tramite il nostro codice personale scritto sul biglietto.
Resta ancora la visita delle molte ali del museo, ingentilite anche da sezioni, con tutto quello di spaziale che si può fare con i Lego, e con i moltissimi gadget a tema compreso il cibo liofilizzato che gli astronauti sono soliti consumare. C'è ancora un'area per creare foto ad effetto speciale che generano l'illusione dell'assenza di gravità.
Ecco un aspetto dove la tecnologia e la capacità di sognare dei giapponesi si coniuga perfettamente rendendo possibile diventare astronauti e guardare il nostro pianeta immaginando di avere i piedi sulla luna.
Nella scelta del tappeto musicale che sempre accompagna i miei post, propongo una melodia da film tra le più celebri, eseguita però con un singolare strumento che suona senza contatto diretto: il Theremin; spero anche questo possa regalare meraviglia.
またね
In Italiano direi dalla A alla Z in greco antico dalla Α alla Ω, ma il giapponese non ha un dizionario con una prima ed un’ultima lettera, di alfabeti ne ha praticamente 4: uno a logogrammi (kanji), due sillabaci (hiragana e katakana) e l'alfabeto latino (rōmaji) che si va diffondendo. La prima sillaba dell'hiragana è あ (a), l’ultima dell'hiragana è ん (n). Tutto questo per dire che il ricordo oggetto di questo post è all’estremo dei precedenti e parlerà di una esperienza del Giappone moderno e tecnologicamente avanzato, ben oltre i treni proiettile l’ultimo modello dei quali, lo Shinkansen Serie L0, ha raggiunto in fase di test i 603 km/h ed entrerà in servizio nel 2027. Anche oltre lo stupore del primo giorno con la tazza del WC ad alta tecnologia, riscaldata, con musichina copri rumori e dotata di una serie di comandi che rendono totalmente inutile il Bidet così caro agli italiani.
Nell’ultimo giorno di escursione, a 5 km dal Museo delle spade giapponesi situato vicino all’arena Ryōgoku Kokugikan dove si pratica il Sumo, c’è il Tokyo Dome, che ospita numerosi eventi, comprese le partite della squadra più titolata di baseball del Giappone: gli Yomiuri Giants.
Dentro al complesso, nell'edificio giallo, ha recentissimamente ampliato la propria offerta il Museo dello Spazio TeNQ: questo non è un semplice museo di scienze; è un portale verso l'ignoto, un’esperienza immersiva che trasporta i visitatori in un viaggio straordinario attraverso il cosmo, si distingue per il suo approccio innovativo all'esplorazione spaziale, combinando intrattenimento, educazione e tecnologia all'avanguardia.
Ora non ho mai fatto mistero, anche su queste pagine che il mio sogno da bambino fosse quello di diventare astronauta, un sogno al quale ho assistito in diretta ammirando il lancio di uno Shuttle da Cape Canaveral.
All’interno del museo tutto parla dello spazio: l’architettura è progettata per massimizzare l'immersione. Gli spazi espositivi e le proiezioni avvolgenti creano un’atmosfera da stazione spaziale che accoglie viaggiatori verso il cosmo, mostrando immagini e video dell'universo.
Nel TeNQ i visitatori possono interagire con modelli di pianeti, telescopi virtuali e simulatori di gravità; grandi schermi si affacciano sulle meraviglie dell’universo oltre la terra. Ed ancora è possibile comprendere la storia del volo spaziale con fotografie, filmati e perfino le voci degli astronauti come quella di Neil Armstrong che racconta del suo balzo gigantesco per tutta l’umanità.
Ma il cuore pulsante di TeNQ è il Travelium, un teatro spaziale che offre un’esperienza sensoriale unica. Le proiezioni ad alta definizione avvolgono i visitatori, creando l'illusione di trovarsi a bordo di un'astronave. Le immagini sono accompagnate da effetti sonori e vibrazioni che intensificano l'esperienza. Il Travelium non è solo uno spettacolo, ma un viaggio interattivo in cui i visitatori possono esplorare galassie lontane, osservare la nascita delle stelle e ammirare la bellezza del nostro pianeta dalla prospettiva dello spazio. Una volta perfezionato il modulo di reclutamento con la scelta della lingua, della tuta da indossare ed una foto del viso, viene predisposta la preparazione di occhiali in realtà virtuale di ultima generazione.
In un attimo le pareti scure della stanza si trasformano in un corridoio cromato e gli amici di fianco sono nuovi avatar, con il tronco che indossa la tuta spaziale prescelta, solo le mani in guanti e niente dal bacino in giù se non un’ombra rotonda. La qualità della grafica è tale da creare una sensazione di verità, a differenza delle molte esperienze di realtà virtuale sperimentate, soprattutto nelle condizioni di volo sintetico con Flight Simulator, qui non si rimane fermi su una poltrona, si procede a piedi verso corridoi e percorsi.
Seguendo una striscia luminosa si accede all'esterno, lungo una passerella affacciata dove, con un ascensore che permette una visione panoramica della baia di Tokyo, si raggiunge la capsula in cima al razzo vettore pronto a partire: destinazioneLuna.
Anche sul satellite l’escursione procede muovendosi a piedi fino ad un rover che porta a spasso per crateri e pianure, dal quale è possibile assistere allo spettacolo di una eclissi con la terra che oscura il sole e rende la luminosità soffusa.
Ancora l’interazione si spinge alla possibilità di raccogliere rocce e più tardi testarle in laboratorio. La durata del viaggio è di circa 30 minuti, al termine del quale si ritorna fin troppo presto sulla terra e si restituiscono gli occhiali dai quali la voce suadente di Butler ci ha accompagnato e spiegato i dettagli del tragitto e delle opportunità compresa quella di stringere il pugno due volte per scattare istantanee che possono essere scaricate dal sito apposito tramite il nostro codice personale scritto sul biglietto.
Resta ancora la visita delle molte ali del museo, ingentilite anche da sezioni, con tutto quello di spaziale che si può fare con i Lego, e con i moltissimi gadget a tema compreso il cibo liofilizzato che gli astronauti sono soliti consumare. C'è ancora un'area per creare foto ad effetto speciale che generano l'illusione dell'assenza di gravità.
Ecco un aspetto dove la tecnologia e la capacità di sognare dei giapponesi si coniuga perfettamente rendendo possibile diventare astronauti e guardare il nostro pianeta immaginando di avere i piedi sulla luna.
Nella scelta del tappeto musicale che sempre accompagna i miei post, propongo una melodia da film tra le più celebri, eseguita però con un singolare strumento che suona senza contatto diretto: il Theremin; spero anche questo possa regalare meraviglia.
またね