Ho sognato che mi dicevano che eri morto, alle 19.31. Ho sognato che morivo io, e ruotavo gli occhi all’insù, crollando a terra davanti allo specchio. Ho sognato che moriva anche un cane. Somigliava al mio di un tempo e provava ad aggrapparsi al balcone prima di precipitare.
Mica lo so perché ho sognato tutto questo, ancora; però so che la felicità e la tristezza non si annullano a vicenda. E per quanto ci proviamo, non possiamo usare una felicità immensa per scacciare un’immensa tristezza.
Come due enormi macigni gemelli, tristezza e felicità spesso franano a valle, una dopo l’altra, a sbarrare un cammino in cui non avevamo compagni di viaggio. E se guardiamo la strada alle nostre spalle, ci ritroviamo a chiederci come siamo riusciti ad arrivare fin qua; mentre se guardiamo avanti, non possiamo fare altro che prendere un respiro e scolpirci un varco in mezzo, possibilmente non da soli.




















