La politica stessa è stata assorbita da questa matrice del piacere. Le campagne elettorali non sono più battaglie di idee ma competizioni per generare stati emotivi negli elettori. I politici vengono valutati non per le loro politiche ma per la loro capacità di produrre momenti di soddisfazione mediatica. Il dibattito pubblico si trasforma in una serie di picchi dopaminici accuratamente orchestrati, dove la verità diventa secondaria rispetto alla capacità di generare il giusto tipo di risposta emotiva.[...] La rabbia politica, la resistenza culturale, persino la critica al sistema stesso diventano fonti di godimento algoritmicamente mediato. L'indignazione viene gamificata, la protesta viene ottimizzata per il coinvolgimento, la ribellione stessa diventa una forma di intrattenimento. Il sistema non reprime il dissenso: lo trasforma in un altro protocollo di piacere.
Era da un bel po' di tempo che avevo perso il piacere della lettura. Leggo sempre un po' di sera però quasi sempre come obbligo morale e atto performativo, raramente per il piacere puro della lettura in sé.
Questo perché, a causa del mio edonismo sfacciato, tutto mi risulta estremamente banale. Niente mi dà quella sensazione di avere il cervello letteralmente spaccato come mi succedeva con i corsi universitari.
Ho provato e sto provando con Murgia, assolutamente rivoluzionaria, ma ho la sensazione che ad oggi le sue idee siano già in fase di accettazione e non più una verità rivoluzionaria a cui non avevo mai minimamente pensato. Piacevole leggerla ma non trovo la sensazione che vorrei.
Qualche anno fa ho letto qualche testo dei Tlon (Maura Gancitano e Andrea Colamedici) e - sto per dire parole forti - per quanto portassero temi estremamente attuali e interessanti, mi sono sempre parsi testi di "riassunto", una sorta di presentazione dello "stato attuale dell'arte" su un particolare tema. Nessuna idea rivoluzionaria al loro interno, solo citazioni e parafrasi presi da altri testi, quelli, sì, davvero rivoluzionari - come il testo di Naomi Woolf citato nella bibliografia del testo di Maura Gancitano sul mito della bellezza. Tant'è che mi sono arresa e non comprerò più i loro libri (comprare... non leggere, attenzione).
Detto ciò, dopo aver erroneamente letto "Le Lettere di Gramsci dal carcere" piuttosto de "I pensieri di Gramsci dal carcere", avevo necessità impellente di leggere qualcosa di intellettualmente stimolante perché questa routine da corporate slave e questa dipendenza da Instagram mi stanno letteralmente istupidendo e bruciando quei pochi neuroni buoni che avevo allenato durante il periodo universitario.
E quindi trovandolo tra i titoli ho deciso finalmente di leggere Ipnocrazia - testo che ha mandato letteralmente in crisi tutto il mondo intellettuale non appena è uscito e ancora di più quando Andrea Colamedici ha rivelato essere un testo scritto con l'AI.
Non l'ho ancora finito però posso dire una cosa? W.O.W.
Quelli che hanno accusato Colamedici di aver "truffato" i lettori per aver pubblicato un testo non scritto da un essere umano, secondo me hanno un cervello troppo piccolo per afferrare l'enormità rivoluzionaria di questo testo su centinaia di piani diversi.
Finalmente qualcosa che descrive un reale che già conosco, che ho già compreso, analizzato e criticato... MA con argomentazioni nuove, punti di vista inediti, angolazioni interessanti che mi fanno provare quella sensazione di cervello spaccato in due che tanto ricercavo.
VOTO: 100/10














