La buona educazione serve proprio a correggere gli impulsi incontrollati della natura umana.
Suite francese, Irène Némirovsky
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La buona educazione serve proprio a correggere gli impulsi incontrollati della natura umana.
Suite francese, Irène Némirovsky

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È un’ amore incontrollato il nostro… Al dì sopra di ogni follia!
-Eroswoman 🌹
Chi disse: "preferisco avere fortuna che talento" percepì l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro, e per un attimo può andare oltre, o tornare indietro. Con un po' di fortuna va oltre, e allora si vince.
Migrando
Dopo aver scivolato per mille strade,
tutte diverse,
anch'esse sono diventate solite e
non scivolo più, ma cammino,
con noia e fatica.
Per queste strade antiche,
dove ho sentito l'eco dei miei passi,
ho perso me stessa,
ho perso nel torpore la mia
sicurezza.
Mi giro.
Migro
Sul farsi una sega:
Ho letto da qualche parte che gli odori sono particelle di qualcosa che da quella si staccano e ci raggiungono... Può darsi e non nego, che tu sia un miraggio, immagino capiti a vivere nel deserto, due minuti fa sapevo esattamente cosa dire, ora mi sembra che vada bene così, forse è questo l'inganno (...), la maledizione di questa mia stirpe, cercare sempre il posto dove non si è, forse ti ho inventata, forse è fantasia questo credere di conoscerti, ma come sarai, tu, mi chiedo? In senso pratico intendo, come si incastrerebbero tra loro le tue gambe se fumassi, seminuda, su un letto disfatto a notte tardi in estate, se la luce tenue di una lampada mi nascondesse? Sorrideresti, al buio? Come saresti, furiosa, in piedi sulle scale di una stazione della metro al tramonto in inverno, coi capelli pesanti e la pioggia che scorre sulla pelle, si insinua sotto i vestiti... Che curva formano le tue sopracciglia quando ti arrabbi? Che arco tracciano le tue manine nell'aria mentre lanci il cuscino contro una porta che s'è appena chiusa, ti si abbasserà la voce, al telefono, quando sei triste? Dove nascondi i tuoi progetti importanti, e i fallimenti che non ammetteresti? C'è un percorso che porti fin la? Cosa sogni, come ridi quando ridi? A quale geometria obbediscono le tua braccia crollando lungo i fianchi quando ti arrendi? Conosco spezzoni della tua e di altre storie, pazientemente, inevitabilmente li colleziono per comporli a mia immagine quando mi annoio, analizzo e deduco le origini dei tuoi sensi di colpa, invento terapie, mi illudo che saprei cosa dire e cosa fare, e remote, estenuanti masturbazioni su quanto in realtà siano fredde le mani che possono toccarti, articolati, morbosi incesti tra psicanalisi e desiderio per fare da alibi al semplice fatto che ti taglierei in due, pur di giustificare la mia presenza...
Ma non sei tu, sono io lo stesso lago in cui si specchiò Narciso, lo stesso riflesso che lo uccise, se guardassi la realtà che non ho dimenticato, allora saprei, allora so, o posso immaginare almeno, di che colore sono state le notti in cui questa mia perversa fantasia non può entrare, so, o almeno posso immaginare il sapore dei giorni, dei posti, delle luci, dei tramonti e delle albe dietro ai finestrini dei treni e di tutte le cose che avrai attraversato con chi hai accanto, conosco anch'io il modo in cui queste cose si inscrivono sotto la pelle avanzando centimetro dopo centimetro, tracciando i nuovi percorsi in cui si getta entusiasta il sangue, e d'altronde ho imparato anch'io quant'è violento, quanto è crudele poi strapparli via, so bene com'è che ti lascia sventrato, riverso sul pavimento, malato di un emorragia inarrestabile che ti svuota e lo fa troppo piano mentre senti e dici addio ad ogni singola goccia che ti lascia, ad ogni singolo ricordo, dacchè se anche avessi con me qui scritta e firmata dal fato in persona la promessa, dopo di questo, di una felicità perfetta, e non ce l'ho, non ce l'ho affatto (...), forse allora mi dico, potrei osare chiedere...?
Ma è ancora fantasia, vedi? Circondano il mio deserto castelli abusivi costruiti su nuvole di fiato, mi servono, per variare un orizzonte altrimenti troppo piatto, ma ad avvicinarsi scopriresti che nessuna scala li collega alla terra, non si può abitare lì, solo guardarli da lontano, case fatte per sognare di viverci, non per viverci.
Con che diritto poi, innamorasi dei propri disegni? Altra storia è appiccicarli sul volto a qualcuno, al posto del volto di qualcuno, eppoi pretendere non solo di amare, ma che corrispondano, ti corrispondano, è follia (...), non si ama mai ciò che si conosce, quello che è uguale, quello che si ha già, non si ama nient'altro...
Il fatto è (...) che ho letto da qualche parte che gli odori sono particelle di qualcosa che da quella si staccano e ci raggiungono, ma per quanto tempo restano poggiati su di noi, prima che il vento e la pioggia li lavino via, questo non c'era scritto. Quanto tempo ripenserai alle mie parole, quanto tempo ancora durerà per me l'impressione di questo sogno prima che la tua voce un pò troppo felice e reale tiri il guinzaglio della mia fantasia, che odore avrai al ritorno dal tuo viaggio o quale sarà il mio nel frattempo e cosa volevo dirti davvero stanotte e se tutto sommato era vero, se è vero che l'eterno andirivieni tra i commoventi bagliori galattici dei miei voli astrali e il sapore d'asfalto e merda segna il centimetro in cui si dipana, inutile e bellissima, la mia esistenza impossibile da seguire, se tutte queste cose dipendono dal modo in cui camminavi quel giorno o piuttosto solo dall'angolazione da cui io ti vidi, o se invece semplicemente il cuore dell'uomo è caverna dai troppi anfratti e recessi perchè un qualsiasi tesoro terreno perquanto immenso possa riempirli e coi suoi riflessi illuminarli tutti, resta secondo me la chiave della malattia di cui mai avrei voluto ammalarmi, con cui mi sarebbe piaciuto infettarti e da cui forse non voglio guarire...

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Cecità facoltativa
Non chiedermi. Se ho preso la strada giusta, ancora una volta. Se nel silenzio sento il tuo respiro. Se è Domenica che ci rende tristi. Se l'acqua bolle, se l'essenza da nome o il nome decreta essenza, se rido mai, se conto i gradini, se mi piace sentirmi fragile (in rosso, timbrato).
Non chiedermi, afferma. Il mio, allora, potrà essere un solo cenno che garantisce per l'intera esistenza delle cose. Sarà il dubbio profondo tra-vestito, e tu avrai solo certezze. Perchè sono queste che cerchi, queste che vuoi, che t'affanni a rintracciare nel mosaico che mi/ti/ci scompone.
Io sono diventata cieca tanto tempo fa. E non ti chiedo più nulla perchè l'unica domanda adesso è dentro di me. Bisogna affermare ciò che accade fuori, per poter fermare il sè. E' Eraclito trasposto, e noi - nella nostra singolarità - siamo fiume. L'incontro/scontro/confronto ci rende sassi, arenati sul letto o ancora vicini alla superficie; sempre nel medesimo lì. E poi via, a scorrere e correre più veloci di prima. Chissà quando torneremo ad essere solidi.
La mia cecità è questa. Vedere meglio degli altri Te. Mentre Me sconfina da ogni lato della visuale, sfoca, confonde. Ma la ho scelta, si sa.
(chiedo umilmente scusa se non avrei dovuto scrivere qui, oggi. ma le parole sono inaspettate)
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