Il tono copri il suono secco del vetro ridotto in frantumi, Cohen ritirò il calcio del fucile ed insinuò la mano con attenzione attraverso i cocci, evitando le punte più taglienti, afferrò il maniglione antipanico e con uno strattone secco fece scattare la porta di emergenza.
-Di qua! Da questa parte!-
Alex si avvicinò in quel momento, fradicio sino al midollo, tenendo in braccio Logan in piena crisi respiratoria.
-Dentro, forza!-
Cercò di mettere fretta al ragazzo ed entrò dietro di lui lasciando che la porta si richiedesse alle loro spalle, poi cercò l'accendino in tasca e lo accese per cercare di fare luce. La struttura era enorme, forse un terminal o un centro commerciale, completamente immerso nel buio, i vetri delle porte antipanico erano talmente macchiati dal tempo da non permettere alla luce di filtrare, anche se ce ne fosse stata.
Guidò Alex verso un gruppo di panchine in quella che pareva essere la hall. Le panche attorniavano il perimetro di una bassa e grossa vasca vuota al cui centro si ergeva un rialzo di terra delimitata da una recinzione ben più recente, raffazzonata, con la poca erba incolta e visibilmente malata, concimata dai resti di una mucca.
Alex depositò con delicatezza Logan sulla panchina, la ragazza non riusciva a respirare, ma sapeva fin troppo bene che non avrebbe potuto estirpare alcun aiuto medico da parte del ragazzo, per cui cercò da sola di assumere una posizione migliore, data la situazione. Padre e figlio si guardarono a vicenda, erano entrambi bagnati da capo a piedi ed anche cedendole le loro camicie non avrebbero potuto aiutarla ad asciugarsi.
-Alex.- Lo chiamò Cohen -Non possiamo accendere un fuoco, non sappiamo dove siamo.- in effetti si erano infilati nella prima struttura riparata appena Logan aveva iniziato a soffocare per via dell'umidità della pioggia battente, Cohen non nascose al figlio la loro attuale vulnerabilità -Rimani con lei, io cerco qualcosa per scaldarla.- O un inalatore, ma le sue speranze di riuscire a trovarne uno erano davvero nulle.
Alex rimase vicino a Logan, sul suo volto i segni dello sgomento per lo stato dell'amica, ai limiti del panico, come sempre quando è l'unico medico a stare male. Osservò Cohen allontanarsi e si sedette sui talloni al capezzale della bionda, le accarezzò con dolcezza la fronte ed i capelli, cercando di rassicurarla. -Andrà tutto bene... Respira, piano. Mio padre... Troverà una soluzione.-
Passarono dei minuti che sembrarono ore, Logan sembrò superare il momento più acuto, smise di verseggiare, il respiro si fece più cadenzato e regolare, seppur ancora rumoroso, mentre la ragazzina esausta e tremante per il freddo dovuto alla pioggia chiuse gli occhi per cercare di riposare. Alex ne approfittò per allontanarsi di qualche metro e controllare almeno la stanza in cui si trovavano.
Il posto era enorme, per i suoi standard, e terribilmente vuoto, alcune stanze limitrofe erano chiuse da serrande, altre erano bloccate da doppie porte tagliafuoco, o da barricate di fortuna. C'erano arredi ovunque, sacchi di detriti ed altre barriere più o meno improvvisate: i resti di una qualche comunità probabilmente azzerata, si rifiutava di trovare un termine più specifico.
Del rumore alle sue spalle se ne rese conto troppo tardi, ma il forte dolore improvviso alla nuca lo percepí tutto. Finì a terra, perdendo la presa sul fucile automatico, che slittò in avanti sul pavimento con un sibilo, fuori portata. Gemendo, portò istintivamente entrambe le mani alla nuca, una tornò di fronte al viso lercia di sangue.
Il suo aggressore però non ne aveva abbastanza, lo intravide voltandosi supino. Il tizio era un uomo alto e ben piazzato, decisamente fuori misura, sembrava quasi uno scherzo di natura. Gli abiti erano vecchi e stracciati, sporchi, i colori difficili da interpretare al buio.
-Bene bene... Cosa abbiam...- Alex non lo lasciò finire la frase, allungò la gamba destra per assestargli un colpo deciso al ginocchio.
L'uomo brontolò, più per la sorpresa che per il dolore, e si piegò in avanti dando il tempo al ragazzo di girarsi e cercare di gattonare d'urgenza verso il fucile. Tentativo che fu sventato in breve: l'uomo lo afferrò per una caviglia e lo ritirò indietro, facendogli battere il mento a terra, subito dopo gli assestò un colpo deciso ai reni con il piede di porco, strappandogli un urlo che rimbombò in tutta la hall.
-Piccolo bastardo! Vieni in casa mia e ti permetti pure di fare lo stronzo?- Tuonò l'uomo, sollevando il braccio per caricare un nuovo colpo.
C'era qualcosa di sbagliato in quella voce, un sadismo malato che emergeva dall'eccitazione che arrivava a fargli brillare gli occhi, e distorceva il viso in un ghigno entusiasta. A nulla valse il tentativo di Alex di allungare la mano verso di lui per converso a fermarsi, lo sconosciuto direzionò il primo colpo al suo avambraccio, per liberarsi la strada, il secondo arrivò con maggiore violenza contro lo zigomo destro, schizzando sangue e lasciandolo stordito e riverso sul fianco sinistro.
Il primo richiamo di Logan lo aveva perso, ma il secondo arrivò forte e chiaro, per via del tono allarmato. L'uomo si voltò per raggiungere la ragazza, Alex tentò almeno di afferrargli le caviglie per cercare di farlo inciampare, ma era stordito ed indebolito, vedeva troppe gambe per essere certo di aver afferrato quelle giuste, o di aver stretto la presa a sufficienza.
-Che razza di zecca...-
Quello rise, ancora in quella maniera malsana, e si piegò sui talloni dietro la sua schiena. Appoggiò la mano libera contro lo zigomo distrutto, premendo con le dita per forzare altri gemiti doloranti da parte del ragazzo, che nel frattempo continuava a cercare di allontanarlo.
-Chissà se anche la tua amichetta strillerà uguale...- Disse mentre con il pollice cercava di spingere malamente tra la carne lacerata e l'osso scheggiato, Alex sentì il fiato venirgli meno.
Quando l'uomo sembrò averne a sufficienza di torturargli il volto, osservò il piede di porco nell'altra mano e poi in direzione delle panche, Logan sembrava essersi ripresa un po', ma qualcosa la tratteneva.
Lo sconosciuto insistette -Vuoi dirmelo tu da dove siete saltati fuori, o lo devo chiedere a quella biondina?-
Il ragazzo utilizzò le poche forze rimaste per mandarlo al diavolo. L'uomo non sembrò gradire, strinse le dita attorno al metallo e colpì con durezza il naso del ragazzo. Un suono secco ed una nuova chiazza di sangue sul pavimento segnarono la seconda frattura nasale nella vita del ragazzo, mentre l'uomo lo afferrò per una caviglia ed iniziò a trascinarlo lungo il pavimento, avvicinandosi alle panche.
Logan era lì, ed in effetti con lei c'erano altre tre donne, di età differenti, con fin troppi tratti in comune. Erano sporche, vestite di stracci e logore nell'animo tanto quanto nell'aspetto esterno, ronzavano intorno alla ragazzina impedendole di alzarsi dalla panca.
Quando Logan vide l'uomo trascinare Alex in quel modo sgranò gli occhi, ma non fece in tempo a pronunciar parola, l'uomo abbandonò Alex come fosse un pupazzo inanimato e la afferrò per il mento con uno scatto, sollevandola di qualche centimetro dalla seduta.
Le annusò i capelli e con un ringhio secco ordinò alle altre donne di sparire dalla sua vista. Quelle si ritirarono di qualche passo, ammucchiandosi spaventate dietro la vasca della fontana. Si esprimevano a versi, erano poco più che animali e lo sconosciuto ne era evidentemente il capobranco.
-Guarda bene Zecca- sghignazzò l'uomo, chiaramente divertito ed eccitato dagli schiaffi e dai graffi che Logan cercava di rifilargli -...guarda come si addestra una sgualdrina!-
Gettò di lato il piede di porco e spinse la ragazza supina sulla panca, iniziando nuovamente a serrarle una mano contro il collo. Ogni tentativo di Alex di rialzarsi morì nella sua testa prima ancora che l'impulso potesse raggiungere i muscoli.
L'uomo fu afferrato per le spalle e tirato via di peso, Cohen gli si avventò addosso con una furia ed una precisione disumana: sgambettò a terra l'uomo, gli spinse in bocca il fucile e premette il grilletto. Il boato riecheggiò nella stanza, il silenzio che ne seguì durò appena qualche millesimo di secondo, ma sembrò durare ore.
Il calore del sangue che scivolava fuori dalla testa ormai inesistente dello sconosciuto era quasi visibile, Cohen l'aveva terminato esattamente come un vagante, nessuna incertezza in merito, e di certo non avrebbe pianto per la dipartita di un mostro.
Si avvicinò a Logan, il fucile ancora fumante in una mano, e lo sguardo che cercava costantemente le tre donne, che terrorizzate si erano nascoste del tutto dietro la vasca, uggiolando. Non sembravano intenzionate a vendicarsi della perdita, forse una parte del loro cervello conservava ancora ricordi di ciò che quell'essere gli aveva fatto.
-Stai bene?- chiese Cohen a Logan aiutandola a rialzarsi, lei annuì a malapena e si chinò d'urgenza su Alex. Il ragazzo posò una mano sulla spalla dell'amica, sbuffando con la voce più nasale e gorgogliante, il tono flebile -ce... la faccio... aiutami... ad alzarmi...-
Cohen intanto ascoltava le voci dei due ragazzi, mentre continuava a tenere il mira le donne. Una di queste fuggì di scatto verso quella che doveva essere la tana di quel maniaco, Cohen la mantenne in mira finché non ebbe raggiunto le scale che si insinuavano verso il basso.
-Logan prendi quel ferro- disse alludendo al piede di porco -ci tornerà utile.-
Una volta che Alex fu in piedi, liberò una mano dalla presa sul fucile e la usò per fare scorrere sopra la testa e lungo la spalla la tracolla del fucile automatico del figlio, recuperato poco prima. Glielo porse ed un passo alla volta, guidò i due fuori da quella struttura, niente avvisi o minacce, solo il rumore della pioggia battente che li accolse nuovamente una volta all'esterno.
-Non possiamo lasciarle lì...- protestò Logan, Alex a malapena aveva la forza di reggersi in piedi, il suo volto era una maschera di sangue, si appoggiò con le spalle alla porta antipanico dietro di lui. Cohen invece tirò un lungo sospiro.
-Gli abbiamo restituito la libertà, non possiamo fare molto altro...-
-Ma...-
-Niente storie Logan, non abbiamo altro cibo, ci metterebbero in pericolo e non puoi sapere cosa hanno dentro la testa dopo tutto quello che gli è capitato. Potrebbero piantarci un coltello in gola alla prima occasione.- Cohen fu categorico, ma la ragazza mantenne dei dubbi, pur rendendosi conto della situazione.
Presero a camminare, Cohen di nuovo in testa a fare strada, con i vestiti nuovamente fradici a rendergli ogni passo un inferno.
-Ti ho trovati degli inalatori, li ho nello zaino. Troviamo un posto dove accamparci, gli raddrizzo il naso e poi te ne occupi tu?-
Chiese con un tono più umano, forse l'adrenalina cominciava a calare, o forse poteva finalmente permettersi di farsi scorrere un braccio di suo figlio sulle spalle, per aiutarlo a stare in piedi.














