Con este tutorial os quiero enseñar cómo se instala y cómo se utiliza el addon Node-Red para home Assistant.
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Con este tutorial os quiero enseñar cómo se instala y cómo se utiliza el addon Node-Red para home Assistant.

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Guida: tasmotare le prese smart Gosund SP111 con Tuya-Convert e importarle su Home Assistant
Il percorso per rendere le nostre case più smart inizia spesso dalle luci e prosegue subito dopo con le prese. Per quanto concerne l'illuminazione intendo fare un approfondimento appena possibile, poiché credo di aver testato praticamente tutte le combinazioni possibili con...
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from Guida: tasmotare le prese smart Gosund SP111 con Tuya-Convert e importarle su Home Assistant
Il percorso per rendere le nostre case più smart inizia spesso dalle luci e prosegue subito dopo con le prese. Per quanto concerne l’illuminazione intendo fare un approfondimento appena possibile, poiché credo di aver testato praticamente tutte le combinazioni possibili con switch, lampadine, plafoniere e lampadari sia Wi-Fi che ZigBee, mentre il discorso relativo alle prese è relativamente più semplice. A mio avviso ci sono due situazioni principali di cui tenere conto:
le prese nascoste e dedicate ad un unico elettrodomestico, ad esempio il frigorifero o il forno, dove uno Shelly 1PM in cassetta svolge un lavoro ottimo e non aggiunge ingombri (dettagli su installazione e configurazione)
tutte le altre
Può sembrare semplice scrivere così ma in realtà ci sono davvero molteplici situazioni differenti da considerare. Penso a quando ci si trova con una cassetta insufficiente o già troppo piena, ai dispositivi che hanno la spina collegata ad una ciabatta (o una doppia presa) e di cui si vuole controllare lo stato individualmente, oppure a quelli che non sono sempre alimentati (tipo il ferro da stiro) o che si possono collegare in punti diversi della casa (aspirapolvere) e ancora alle prese a vista che possono svolgere più di una funzione. Insomma, lo Shelly 1PM è pratico ed invisibile, ma non è la soluzione ad ogni problema.
Queste altre situazioni si risolvono più comodamente con una presa smart, ma purtroppo ne esistono davvero tantissime ed è difficile scegliere. Il mio personale consiglio è di evitare i minestroni. Intendo dire che conviene perdere un po’ di tempo per trovare il prodotto giusto, o per meglio dire la tecnologia che si preferisce, e poi puntare sempre in quella direzione. Io stesso, però, non sono riuscito a rientrare in questa casistica dato che ci sono esigenze diverse e soprattutto si deve un po’ sperimentare prima di capire cosa fa al nostro caso. Se si usa Home Assistant una cosa positiva è MQTT, che ci consente di dialogare con prodotti differenti trattandoli più o meno allo stesso modo. Per fortuna la maggior parte delle prese in circolazione utilizza gli stessi chip di base e anche se poi vengono implementati elettricamente in modo diverso si possono convogliare in questo unico canale se tasmotabili.
Questa parolaccia che non troverete nello Zingarelli si usa per quei prodotti smart a cui si può sostituire il firmware con quello Tasmota, il quale va poi configurato per adeguarsi allo specifico dispositivo e dialogare tramite MQTT per impostare o leggere i suoi stati. In passato abbiamo già pubblicato una guida per tasmotare con Tuya-Convert senza dover smontare le prese o utilizzare il saldatore, ma oggi la aggiorniamo con un metodo leggermente diverso ed applicato a delle nuove prese smart davvero economiche e ben fatte. Mi riferisco alle Gosund SP111, che si comprano su Amazon con spedizione Prime per meno di 10€ a pezzo. Oltre a costare il giusto hanno un altro vantaggio, ovvero una forma particolarmente compatta che consente di affiancarle nelle ciabatte o di inserirle nelle prese a muro senza infastidire quelle vicine.
Il design ricorda molto quello dei Fibaro Wallplug, perché, se non si fosse capito già da altri articoli, Fibaro ha avuto il grande merito di rendere belli e pratici i dispositivi smart. Le Gosund non hanno proprio tutte le loro funzioni, ad esempio non cambiano colore dinamicamente in base al consumo ma hanno solo due LED di stato, uno azzurro ed uno rosso. E non utilizzano neanche la tecnologia Z-Wave, ma il più semplice e diffuso Wi-Fi, che non richiede l’acquisto di hub aggiuntivi per il collegamento nella propria rete. La cosa ha anche degli svantaggi, in quanto ogni presa andrà ad occupare un indirizzo IP e ad appesantire l’Access Point, ma finché non si esagera non si hanno problemi.
Anticipo qui la risposta ad una domanda ricorrente: ma non c’è per le prese italiane? Esiste qualcosa, tipo queste, ma sono generalmente grandissime. Lo standard per questa parte di Europa è quasi sempre la schuko. So che in alcuni casi non andrà bene, ma per elettrodomestici e computer di norma si usa questa. Spero prima o poi ne facciano di decenti anche specifiche per l’Italia, ma credo che il mercato sia piuttosto piccolo e poco appetibile. Comunque dato che la presa passante è davvero piccola, se ci mettete dentro queste risolvete i casi di emergenza. Per gli altri magari potete provare la tecnica dello Shelly 1PM.
Creare un container con Tuya-Convert
Dunque dicevo un metodo diverso, anche se non necessariamente adatto a tutti. In effetti per chi preferisse mettere su una microSD Tuya-Convert da far girare su un Raspberry, può benissimo utilizzare la vecchia guida relativamente a quel procedimento e poi ritornare qui per completare la configurazione delle Gosund SP111. Ma siccome ormai moltissimi di noi hanno spostato la propria domotica su un NUC con diverse LXC e VM tramite Proxmox, vi voglio descrivere il procedimento che parte dalla creazione di un container dedicato a Tuya-Convert. Il tutto è ancora più semplice rispetto a quanto visto per il Raspberry e, soprattutto, utilizza device che sono già in uso ed accesi tutto il giorno, dunque sarà sempre pronta a distanza di un clic.
Se siete già pronti e loggati nella shell di Proxmox, non dovete far altro che incollare ed eseguire questa riga di codice (anche se andasse a capo ricordate che è un singolo lungo comando da non spezzettare):
bash -c "$(wget -qO - https://raw.githubusercontent.com/whiskerz007/proxmox_tuya-convert_container/master/create_container.sh)" -s local-lvm
Ci vorranno alcuni minuti affinché l’operazione si concluda, durante i quali non dovete far altro che attendere. Alla fine vi troverete un nuovo container LXC dal nome tuya-convert, che non dovrete far altro che accendere al momento del bisogno. Ma non ora, aspettate prima di capire come si procede.
Come tasmotare una presa smart con Tuya-Convert
La procedura è tutt’altro che complessa, infatti si può sintetizzare in un punto elenco:
loggarsi sul container Tuya-Convert con user root e password tuya
la prima volta dovrete digitare yes e premere invio, le successive non sarà necessario
a questo punto verrà creata una rete dal nome vtrust-flash ed è importantissimo collegarcisi con un dispositivo, ad esempio lo smartphone
fatto questo si potrà collegare la presa smart alla corrente, che se non è mai stata usata inizierà a lampeggiare per segnalare la procedura di inizializzazione (se non dovesse succedere in genere si riattiva l’abbinamento tenendo premuto per 5 sec il tasto power sulla presa)
ora si può premere invio su Tuya-Convert che cercherà la presa e inizierà la procedura di flash (vedrete dei puntini di avanzamento e poi anche il processo di upload)
al termine ci verrà proposto un menu da cui dobbiamo scegliere il flash tasmota.bin (di norma corrisponde al tasto 2)
attendete ancora qualche minuto finché ci verrà richiesto se flashare un altro dispositivo, possiamo dire di no e spegnere il container
Inserire la presa tasmotata nella rete locale
Ora la presa è pronta con un firmware di base ma prima di poterla configurare deve essere agganciata alla rete locale. Per farlo sarà sufficiente seguire questi passi:
recarsi nelle impostazioni Wi-Fi di uno smartphone e agganciarsi alla rete tasmota-xxxx che si vedrà apparire
attendere un po’ finché non appare automaticamente una pagina di configurazione, similmente a quanto accade collegandosi ad un Access Point pubblico, ma se non appare allora ritornate nella vostra rete di casa e poi ritentate l’accesso a quella tasmota
nella finestra che si aprirà dovete inserire soltanto il nome della rete wireless e la password, ma ricordate che la maggior parte dei dispositivi IoT funziona solo su reti a 2.4GHz e che con alcuni vecchi modem/router a reti miste si possono generare errori (un modo per risolverli è quello di slegare le bande creando reti con nomi diversi per il 2.4G e il 5G)
dopo aver salvato, la presa si riavvierà in pochi istanti e si aggancerà alla rete locale: entrate nella pagina del vostro modem/router o access point per identificare il suo indirizzo IP (il dispositivo dovrebbe essere facilmente visibile perché il nome inizia proprio con tasmota)
#gallery-0-5 { margin: auto; } #gallery-0-5 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: center; width: 33%; } #gallery-0-5 img { border: 2px solid #cfcfcf; } #gallery-0-5 .gallery-caption { margin-left: 0; } /* see gallery_shortcode() in wp-includes/media.php */
Configurare lo smart plug Gosund SP111
Anche per questo i passi da seguire non sono moltissimi, per cui mi avvarrò ancora di un elenco e di immagini (che potete scorrere avanti e indietro per avere un supporto visivo):
accedete via browser all’indirizzo IP della presa (ad esempio https://192.168.1.100)
cliccare su Configuration / Configure Other
incollate la seguente riga nel campo Template:
{"NAME":"Gosund SP111","GPIO":[56,0,57,0,132,134,0,0,131,17,0,21,0],"FLAG":0,"BASE":18}
mette la spunta su Active
scegliete un Friendly Name per la presa
salvate
dopo il riavvio entrate in Configuration / Configurate MQTT e compilate i seguenti campi prendendoli dal vostro broker MQTT (se non ne avete uno installate su hassio l’add-on “Mosquito Broker” e sarete pronti in pochi istanti)
host: di norma l’IP di hassio su cui gira il broker MQTT
porta: di solito rimane la 1833
user: nome utente MQTT
password: password MQTT
topic: mettete preferibilmente lo stesso usato in configure other
salvate
dopo l’ennesimo riavvio entrate nel menu Console e digitate la seguente riga:
SetOption19 1
premete invio e attendete il riavvio
Il template utilizzato per questa presa considera la versione 1.1 della Gosund SP111, che è la più diffusa attualmente in Italia nonché quella che si compra da questo link.
Indirizzo IP Statico / Prenotazione
In tutti questi passaggi di norma la presa mantiene lo stesso indirizzo IP, poiché è molto veloce a ritornare online e dunque il DHCP fornisce ancora quello. Non c’è una stretta necessità di assegnare un IP statico alle prese, tuttavia è fortemente consigliato farlo sia perché evita eventuali vuoti di funzionamento dopo i riavvii sia per fare un po’ di chiarezza nelle tabelle di routing. Io personalmente uso determinate decine per prodotti affini (ad es. da .50 a .79 solo switch e prese smart). Per assegnare un indirizzo IP statico o, meglio, prenotarne uno, accedete sulla pagina di amministrazione del vostro modem/route/access ponti nelle impostazioni LAN (oppure fate una ricerca sul web).
Integrazione in Home Assistant
In teoria una volta completati questi passaggi e con il Broker MQTT attivo in Home Assistant e l’impostazione di auto discovery (tutte cose che si trovano così di default) rientrando dentro HA in Impostazioni / Integrazioni / MQTT dovreste già trovare la vostra presa smart identificata dal suo friendly name. Se così non fosse provate a riavviare ed accertatevi di aver eseguito il punto 5 del precedente paragrafo (ovvero SetOption19 1).
Se la trovate e ci cliccate sopra, vedrete apparire una serie di entità correlate alla presa. Sono tutte più o meno interessanti ma quelle che servono sono principalmente lo switch e l’energy_power che, ipotizzando di aver assegnato alla presa il topic gosund1, si chiameranno:
switch.gosund1
sensor.gosund1_energy_power
Questi saranno già pronti per essere integrati nelle nostre viste di lovelace o automazioni. Se per caso avete installato il custom_component multiple_entity_row potete anche mostrare l’entità con il toggle ed il consumo tutto su una riga in questo modo:
- type: entities title: Dispositivi - entity: switch.gosund1 type: custom:multiple-entity-row toggle: true primary: entity: sensor.gosund1_energy_power name: Consumo
Autore Maurizio Natali (@simplemal)
Revisore Massimiliano Latella (@LaMax)
Guida: tasmotare le prese smart Gosund SP111 con Tuya-Convert e importarle su Home Assistant Il percorso per rendere le nostre case più smart inizia spesso dalle luci e prosegue subito dopo con le prese.
La domotica è sempre più diffusa nelle nostre case ma non ci sono ancora degli standard universali e compatibili tra di loro. Dunque scegliere una piattaforma diventa una questione importante, soprattutto quando l’utente non ha la voglia e le capacità per creare dei “ponti di comunicazione”. Quindi chi comprerà un Amazon Echo tenderà poi ad aggiungere dispositivi compatibili nativamente, stessa cosa per le case intelligenti di Apple, Google o Samsung (che sono i player attualmente più noti e diffusi).
L’approccio basato su Home Assistant è differente, in quanto ci offre la possibilità di creare una smart home potenzialmente in grado di comunicare e di essere controllata attraverso tutti questi sistemi, anche con la voce. Non è sempre facile, però, difatti per portare i dispositivi presenti sulla nostra installazione di HA su Alexa si può usare la skill nativa ma richiede l’abbonamento a NabuCasa ($5 al mese) oppure seguire una delle complesse guide basate sul plugin Haaska. Nel nostro gruppo alcuni hanno scelto la via più semplice a pagamento, mentre altri hanno sperimentato Haaska come me, che tuttavia richiede di mantenere un token di lunga vita sempre attivo. Questo non è necessariamente negativo ma sul sito di HA viene descritto un procedimento per realizzare la stessa cosa in modo più sicuro, cioè senza lasciare in giro una chiave libera di accesso alla nostra casa.
Non vi mentirò dicendo che si tratta di un sistema semplice o veloce, tuttavia il risultato finale appare solido e non richiede il mantenimento del token poiché usa il login nativo di HA. Dovremo barcamenarci tra quattro ambienti che conviene tenere bene a mente ed in molti casi aprire insieme su diversi tab dello stesso browser:
Home Assistant (di seguito solo HA) del quale è necessario avere un indirizzo sempre valido per poterlo raggiungere via web con accesso libero sulla porta 443
Portale Amazon Developer (di seguito solo AzD) sul quale si dovrà creare un profilo di sicurezza
Portale Amazon Web Services (di seguito solo AWS) del quale servirà un account attivo con informazioni di pagamento valide (anche se in realtà useremo la versione gratuita)
Alexa Developer Console (di seguito solo AxDC) dove andrà creata la skill che comunicherà con la nostra installazione di Home Assistant
Cercherò di evitare approfondimenti o divagazioni se non strettamente necessari. Il procedimento è già piuttosto lungo dunque ricorrerò a dei punti elenco sintetici ogni volta che sarà possibile.
Passo 1: preparazione su AzD
Loggatevi su AzD con il vostro Account Amazon
Se non lo avete mai fatto verrà proposto subito di creare un nuovo profilo di sicurezza, altrimenti lo stesso pulsante si trova in Settings / Security Profiles
Compilate i campi del modulo a vostra scelta dato che non sono vincolanti. Ad esempio:
“Nome”: Home Assistant
“Descrizione”: Integrazione HA e Alexa
Salvate
Per adesso qui non bisogna fare altro, ma lasciate la pagina aperta ed aprite un altro tab per le operazioni successive.
Passo 2: preparazione su AWS
Recatevi su AWS ed eseguite il login (create un account se già non lo avete)
Entrate nell’area Il mio account cliccando sul vostro nome nel menu in alto
Sempre nella pagina Il mio account scegliete la voce Metodi di pagamento nel menu a sinistra, sotto l’area Preferenze
Cliccate sul pulsante Aggiungi una carta ed inserite dei dati validi (verrà prenotato solo $1 per l’attivazione che poi non sarà addebitato)
#gallery-0-29 { margin: auto; } #gallery-0-29 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: center; width: 33%; } #gallery-0-29 img { border: 2px solid #cfcfcf; } #gallery-0-29 .gallery-caption { margin-left: 0; } /* see gallery_shortcode() in wp-includes/media.php */
Passo 3: configurazione AWS lambda
Sempre sulla Console di gestione AWS cliccate sul menu Servizi in alto a sinistra
Aiutandovi con la ricerca in alto nel grande popup che si apre, entrate nella sezione IAM sotto “Sicurezza, Identità, Conformità”
Dal menu laterale entrate nell’area Ruoli e cliccate sul pulsante Crea ruolo
Qui compilate in questo modo:
“Seleziona il tipo di entità attendibile”: Servizio AWS
“Scegli il servizio che utilizzerà questo ruolo”: Lambda
Cliccate sul pulsante Successivo: Autorizzazioni
Usando il campo “Filtra policy” cercate e selezionate DatabaseAdministrator
Cliccate sul pulsante Successivo: Tag
Cliccate sul pulsante Successivo: Verifica
“Nome ruolo”: lambda_basic_execution
Cliccate sul pulsante Crea ruolo
Pausa
In realtà ora c’è poco da fare perché quasi sicuramente dovrete fermarvi qui finché su AWS Lambda (raggiungibile dal menu Servizi in alto a sinistra sotto la voce “Calcolo”) vi uscirà una pagina dal titolo “Your service sign-up is almost complete”. Di solito servono 24h per sbloccare la situazione, derivante dal fatto che avete attivato di recente il profilo AWS o aggiunto solo ora il metodo di pagamento. Usate questo tempo per accertarvi di aver fatto tutto correttamente seguendo le indicazioni presenti in quella stessa pagina, che suggeriscono di completare la registrazione AWS e verificare i dati della carta di credito (troverete i link diretti alle due procedure nel testo).
#gallery-0-30 { margin: auto; } #gallery-0-30 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: center; width: 33%; } #gallery-0-30 img { border: 2px solid #cfcfcf; } #gallery-0-30 .gallery-caption { margin-left: 0; } /* see gallery_shortcode() in wp-includes/media.php */
Passo 4: creazione della Skill
Accedete ad AxDC con le vostre credenziali
Dalla prima voce di menu “Skill Biulders” selezionate la voce Developer Console
Premete sul pulsante Create Skill
Qui compilate in questo modo:
“Skill name”: SaggiaCasa
“Default language”: Italian (IT)
“Choose a model to add to your skill”: Smart Home
Confermate cliccando sul pulsante Create Skill
A questo punto vi troverete all’interno delle impostazioni relative alla skill. Lasciate la pagina aperta in stand-by perché ci servirà a breve ed aprite un nuovo tab o pagina del browser per i successivi passaggi.
#gallery-0-31 { margin: auto; } #gallery-0-31 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: center; width: 33%; } #gallery-0-31 img { border: 2px solid #cfcfcf; } #gallery-0-31 .gallery-caption { margin-left: 0; } /* see gallery_shortcode() in wp-includes/media.php */
Passo 5: creazione funzione Lambda
Ritornate nella Console di gestione AWS e cliccate sul menu Servizi in alto a sinistra
Aiutandovi con la ricerca in alto nel grande popup che si apre, entrate nella pagina Lambda sotto la sezione “Calcolo”
Dal menu in alto, a destra del vostro nome, accertatevi che compaia la regione Irlanda (altrimenti cliccateci sopra e selezionatela del menu che apparirà)
Dal menu a sinistra accertatevi di essere nella pagina Funzioni sotto “AWS Lambda”
Cliccate sul pulsante Crea Funzione
Qui compilate come segue:
“Scegli una delle seguenti opzioni per creare la funzione”: Crea da zero
“Nome Funzione”: SaggiaCasa
“Runtime”_ Python 3.7
In “Autorizzazioni” aprite la sezione “Scegli o crea un ruolo di esecuzione”
Cliccate su “Utilizza un ruolo esistente” e scegliete dall’elenco lambda_basic_execution
Confermate cliccando sul pulsante Crea Funzione
#gallery-0-32 { margin: auto; } #gallery-0-32 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: center; width: 33%; } #gallery-0-32 img { border: 2px solid #cfcfcf; } #gallery-0-32 .gallery-caption { margin-left: 0; } /* see gallery_shortcode() in wp-includes/media.php */
Passo 6: configurazione della funzione Lambda
Nella pagina della Funzione Lambda SaggiaCasa appena creata su AWS, scorrete in basso fino alla sezione “Codice della funzione”
Accertatevi che sia selezionato sempre Python 3.7 nella voce Runtime
Aprite la pagina con il codice della funzione lambda_function.py sul Github di Matthew Hilton, selezionate tutto, copiate ed incollate all’interno dell’editor “Codice della funzione” sostituendo quello di default
Scorrete poco sotto fino alla sezione “Variabili di ambiente” ed aggiungete queste:
“Chiave”: BASE_URL “Valore”: https://dominiohassio.ext Variabile necessaria ed è l’indirizzo della vostra installazione di HA raggiungibile dall’esterno sulla porta 443
“Chiave”: NOT_VERIFY_SSL “Valore”: True Variabile opzionale che va impostata così solo se non avete un certificato SSL valido per l’accesso via https
“Chiave”: DEBUG “Valore”: True Variabile opzionale utile soprattutto nella fase di test per verificare il log completo delle richieste. Si può lasciare attiva sempre oppure cancellarla dopo il completamento della procedura
“Chiave”: LONG_LIVED_ACCESS_TOKEN “Valore”: token del vostro utente HA Variabile opzionale ma necessaria per poter eseguire un test di funzionamento. Subito dopo la verifica la cancelleremo per sicurezza. Per ottenerla accedete ad HA, cliccate sul vostro nome utente, scorrete in basso fino a “Token di accesso a lunga vita” e poi cliccate su “Crea Token”. Mettete come nome “Test”, confermate con “OK” e prelevate il codice alfanumerico che comparirà
Scorrete poco sotto nella sezione “Ruolo di esecuzione”, accertati che sia attivo “Utilizza un ruolo esistente” e che sia selezionato lambda_basic_execution
Salite in alto e memorizzate le modifiche con il pulsante Salva
Ora nella sezione “Designer” cliccate su Aggiungi trigger che trovate a sinistra nella sezione Designer
Aprite l’elenco sotto “Configurazione del trigger” e selezionate Alexa Smart Home
Nel campo “ID applicazione” incollate il contenuto di Your Skill ID che si trova nella pagina della Skill SaggiaCasa lasciata aperta nel passo 4 (se l’avete chiusa la ritrovate qui)
Assicuratevi che ci sia la spunta su “Abilita trigger” e confermate cliccando sul pulsante Aggiungi
#gallery-0-33 { margin: auto; } #gallery-0-33 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: center; width: 33%; } #gallery-0-33 img { border: 2px solid #cfcfcf; } #gallery-0-33 .gallery-caption { margin-left: 0; } /* see gallery_shortcode() in wp-includes/media.php */
Passo 7: collegamento tra Funzione Lambda e Skill
Sempre nella pagina della funzione Lambda copiate il codice ARN che si trova in alto (se cliccate sull’icona alla destra verrà messo negli appunti)
Ritornate sul tab già aperto della Skill e compilate in questo modo:
“Payload version”: v3 (preferred)
“Default endpoint”: incollate qui il codice ARN
“Europe, India”: cliccate sul checbox per abilitare il campo ed incollate di nuovo lo stesso codice ARN
Cliccate in alto su Save per memorizzare
Nella stessa pagina scorrete in basso e cliccate su Setup Account Linking e compilate come segue sostituendo a “https://dominiohassio.ext” quello relativo alla vostra installazione di HA raggiungibile dall’esterno:
“Authorization URI”: https://dominiohassio.ext/auth/authorize
“Access Token URI”: https://dominiohassio.ext/auth/token
“Your Client ID”: https://layla.amazon.com/ È così per tutti nell’Unione Europea
“Your Secret”: codice segreto del profilo di sicurezza Aprite una nuova pagina, andate su AzD nella sezione Settings / Security Profiles / Nome profilo creato / Impostazioni Web cliccando sul pulsante “Mostra codice segreto” (lasciate la pagina aperta)
“Your Authentication Scheme”: Credentials in request body
Confermate cliccando su Save in alto a destra
Copiate ad uno ad uno i tre indirizzi che trovate in fondo alla pagina ed identificati dal testo Alexa Redirect URLs, spostatevi sul Profilo di sicurezza AzD che avete lasciato aperto ed incollateli uno per riga nella sezione “URL di ritorno consentiti” dopo aver premuto sul bottone Modifica. Poi confermate con Salva.
A questo punto potete chiudere sia il tab con il Profilo di sicurezza AzD che quello con la Skill su AxDC
#gallery-0-34 { margin: auto; } #gallery-0-34 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: center; width: 33%; } #gallery-0-34 img { border: 2px solid #cfcfcf; } #gallery-0-34 .gallery-caption { margin-left: 0; } /* see gallery_shortcode() in wp-includes/media.php */
Passo 8: integrazione con HA e test
Aprite con un editor il file configuration.yaml nella cartella config del vostro HA ed aggiungete quanto segue:
# Abilita l'utilizzo di RESTful API # https://developers.home-assistant.io/docs/en/external_api_rest.html api: # Fornisce le informazioni per la Skill di Alexa alexa: # Questo è lo Scope della Skill smart_home: # Opzionalmente potete definire dei filtri con i classici # include_entities: elenco di ID degli unici device da esporre alla Skill # include_domains: elenco dei domini (light, switch, sensors, ecc...) da esporrre alla Skill # exclude_entities: elenco di ID degli unici device da NON esporre alla Skill # exclude_domains: elenco dei domini (light, switch, sensors, ecc...) da NON esporrre alla Skill filter: include_entities: - light.kitchen - light.kitchen_left include_domains: - switch exclude_entities: - camera # configurazioni opzionali per entità entity_config: light.kitchen: name: Custom Name for Alexa description: The light in the kitchen switch.stairs: display_categories: LIGHT
Consiglio inizialmente di esporre un numero limitato di device così da poterne controllare l’aggiunta con calma. Inoltre alcuni di questi su Alexa non vengono subito interpretati nel modo corretto ed è dunque utile utilizzare la specifica display_categories all’interno dell’entity_config (che si può aggiungere in un secondo momento dopo aver verificato eventuali incongruenze). Una lista di possibili impostazioni per Display Categories (che è una sorta di device_class di HA ma specifico di Alexa) la trovate su questa pagina.
Salvate il file, eseguite un test della configurazione su “Impostazioni / Controlli del server” e poi riavviate dalla stessa pagina
Attendete che HA ritorni operativo poi riaprite il tab della Funzione AWS Lambda SaggiaCasa e cliccate in alto a destra su Esegui il test configurandolo in questo modo:
“Modello Evento”: Hello World
“Nome Evento”: testSaggiaCasa
Nell’area inferiore con il codice JSON (identificato da variabili contenute tra parentesi graffe), sostituite con questo codice (è uguale per tutti):
{ "directive": { "header": { "namespace": "Alexa.Discovery", "name": "Discover", "payloadVersion": "3", "messageId": "1bd5d003-31b9-476f-ad03-71d471922820" }, "payload": { "scope": { "type": "BearerToken" } } } }
Cliccate sul pulsante Crea
Vi ritroverete così nella schermata principale della Funzione con in alto a destra l’evento “testSaggiaCasa” selezionato, dunque premete di nuovo su Esegui il test
Se tutte le impostazioni sono corrette troverete un messaggio Risultato esecuzione: riuscita e aprendo i dettagli vedrete un lungo testo in JSON con le informazioni per Alexa.Discovery (scorrendo dovreste scorgere nel codice i nomi dei vostri dispositivi di HA)
#gallery-0-35 { margin: auto; } #gallery-0-35 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: center; width: 33%; } #gallery-0-35 img { border: 2px solid #cfcfcf; } #gallery-0-35 .gallery-caption { margin-left: 0; } /* see gallery_shortcode() in wp-includes/media.php */
Passo 9: attivazione della Skill
Aprite la pagina web di Alexa https://alexa.amazon.com (su mobile rimanda all’app)
Eseguite il login con il vostro account
Cliccate a sinistra sulla voce di menu Skill
Poi cliccate in alto a destra su Le tue Skill
Infine selezionate il tab Skill per Sviluppatori
Cliccate sulla Skill SaggiaCasa che apparirà nell’elenco
Abilitate la Skill cliccando sul pulsante Attiva in alto a destra
Verrà aperto un popup (attenzione se il browser li blocca al messaggio che consente di aprirlo comunque) per eseguire il login su HA
Completata l’attivazione della Skill entrate tramite il menu laterale in Casa Intelligente / Dispositivi
Scorrete fino in fondo e cliccate su Trova, attendete la conclusione e poi chiudete la pagina (potete completare l’organizzazione degli ambienti e gruppi direttamente dall’app)
Passo 10: mettere tutto in sicurezza
Ora che tutto è in ordine potete ritornare sulla Funzione AWS Lambda SaggiaCasa. Se ve la siete persa è su AWS / Servizi / Lambda
Scorrete sotto fino a “Variabili di ambiente”
rimuovete la riga LONG_LIVED_ACCESS_TOKEN
rimuovete (opzionalmente) la riga DEBUG
Scorrete in cima alla pagina e cliccate sul pulsante Salva
Infine ritornate sul vostro HA nella pagina dell’utente e cancellate il token di test
Conclusione
I vantaggi di questo sistema sono diversi: non si deve pagare praticamente nulla, l’accesso avviene in privato tra la Skill ed il nostro HA, non si lasciano Token di lunga vita attivi su HA. A parte ovviamente il fatto che si possano comandare i dispositivi tramite Alexa, che è l’obiettivo stesso della guida. Altra cosa comoda è che si possono “mandare” da HA ad Alexa solo le entità che servono e basterà modificare il filter aggiungendo o togliendo dispositivi in caso di necessità (consiglio di non esporre subito tutto se avete tantissimi dispositivi su HA). Ovviamente ci sono anche svantaggi ma direi che a parte la complessità l’unica cosa da considerare è che il sistema potrebbe essere in qualsiasi momento limitato, ma questo non è prevedibile e può succedere anche con altri sistemi.
Autori Giancarlo (@G-man) Maurizio Natali (@simplemal)
Revisore Gianluca (@gomez_85)
Come usare Home Assistant con Alexa gratuitamente (metodo aggiornato senza NabuCasa e Token) La domotica è sempre più diffusa nelle nostre case ma non ci sono ancora degli standard universali e compatibili tra di loro.
Programmare backup automatici di rete e via USB per le VM di Proxmox
Ebbene sì, mi è successo, ho perso dei dati. Neanche un mese fa ho parlato delle mia politica di backup nella recensione del DAS T3 di TerraMaster ed eccomi qui oggi a fare ammenda. È iniziato tutto con una notte insonne, a seguito della quale AutoSleep mi ha pronosticato una "prontezza" da 1 stella su 5. Monitoro da anni il sonno con questa app unita all'Apple Watch, proprio perché non riesco ad avere un ritmo regolare. E sono abituato a lavorare anche quando il mio corpo mi dice che sarebbe meglio mettersi a letto per recuperare. Quello che però non avrei dovuto fare era buttarmi nell'impresa di aggiornare Proxmox sul NUC in cui risiedono alcuni componenti essenziali della mia infrastruttura di rete. Per fortuna non tutti, poiché altri girano sul mio NAS fatto in casa, ma ce ne sono alcuni fondamentali come il controller Unifi che gestisce il gateway con i tre access point e soprattutto Home Assistant.
Un po' di chiacchiere prima di iniziare
Di norma seguo la regola ferrea di non aggiornare nulla se non è necessario e di certo non senza un backup. Tuttavia quella singola stella di lucidità mi ha indotto ad essere meno cauto del dovuto. Ho scaricato uno snapshot integrale di Home Assistant sul mio computer ed ho eseguito backup locali sia delle macchine virtuali che dei container, cosa che mi ha dato un certo senso di mal posta sicurezza. Per passare da Proxmox 5 alla 6 ho seguito la guida ufficiale in modo piuttosto meticoloso ed il checkup effettuato al termine sembrava suggerire che fosse tutto in ordine. Così mi sono tranquillizzato ed ho riavviato, trovandomi con un nulla di fatto. Il NUC non partiva più, rimanendo bloccato sul grub, e dopo alcuni tentativi non sono riuscito a ripristinare il bootstrap. In un giorno diverso non sarei mai arrivato a questo punto ma avrei comunque continuato a tentare di risolvere invece di fare quello che ho fatto.
Ho installato Proxmox 6 da zero, sullo stesso disco su cui girava la versione danneggiata, trovandomi essenzialmente con un sistema vergine e tutto da riconfigurare. Non so cosa stessi pensando, non so come abbia potuto ritenerla una scelta "saggia", ma l'ho fatto. I sistemi informatici possono essere complicati ma il loro comportamento è prevedibile o perlomeno basato su logiche ferree, mentre a compiere gli errori ci pensiamo noi dall'altra parte della tastiera.
Ripristinare le cose con Proxmox sarebbe stato molto semplice avendo tutti i backup, ma inizializzando il tutto ho perso anche quelli. Mi sarei voluto prendere a sberle, ma ho preferito rimboccare le maniche e mettermi a lavoro. Per fortuna almeno di Home Assistant avevo scaricato lo Snapshot dalle impostazioni, mentre per pi-hole sono dovuto partire da zero ma ha richiesto poco sforzo, le varie ottimizzazioni le eseguirò con il tempo. Ben più complicato è stato il recupero del controller Unifi, poiché anche riportando gli stessi mac address, login e password SSH, non ne ha voluto sapere di "adottare" i dispositivi di rete precedenti. Per fortuna ho l'abitudine di tenere una nota protetta e sempre aggiornata di tutte le reti e le prenotazioni IP con relativo mac address, dunque in un paio d'ore ho rimesso in piedi anche quello. Con la VPN di pfSense ancora non ce l'ho fatta, è un software con cui litigo ed avrò bisogno dell'aiuto di un amico (Luca) ben più ferrato di me. La cosa più stramba mi è successa con il container in cui faccio girare un mio servizio web, che ho realizzato interamente via sFTP con Transmit ed Atom, e del quale non avevo neanche uno straccio di copia. Vi giuro, stavo per mettermi a piangere. Mi sono salvato solo perché il software mantiene una cache di tutti i file editati che si trova in home/Library/Caches/Transmit. Non è stato comunque facile dato che ogni sessione ha un suo codice criptato e dunque ho dovuto aprire centinaia di cartelle in ordine cronologico inverso per cercare le versioni più recenti di tutti i file relativi all'IP di quel container. C'è voluto un sacco di tempo e di pazienza e poi quasi tutta la notte per rimettere in piedi il servizio.
Ora che tutto è in ordine posso dire che non tutti i mali vengono per nuocere, perché ho colto l'occasione per mettere a punto delle cose che nella precedente installazione non andavano bene. Tuttavia ne avrei fatto volentieri a meno dato che ci sono volute quasi 18h di duro lavoro e tanto tanto stress. Di certo la lezione l'ho imparata e quindi il mio primo pensiero stamattina è stato quello di mettere in sicurezza tutte le macchine virtuali e i container di Proxmox. Ecco cosa ho fatto.
Backup di rete
Il primo backup che ho attivato è quello di rete, appoggiandomi al NAS. Su quest'ultimo utilizzo FreeNAS, dunque il procedimento che vi illustrerò sarà basato su di lui. I principi saranno gli stessi ovunque, dovete solo cercare le impostazioni corrispondenti su sistemi differenti.
In soldoni ho creato una condivisione di rete con NFS sulla rete locale ma per essere più preciso:
in Storage / Pools ho aggiunto un Dataset destinato al backup di Proxmox
sul Dataset appena creato (ProxmoxBackup) ho dato tutti i permessi in scrittura
in Sharing / Unix (NFS) Shares ho aggiunto il percorso del Dataset e in Advanced Mode ho limitato l'autorizzazione d'accesso solo all'IP di Proxmox ed a quello della mia postazione di lavoro principale
A questo punto su Proxmox / Datacenter / Storage ho aggiunto il percorso NFS (vengono rilevati in automatico quelli disponibili in una tendina), inserendo l'ID "Backup", attivando "VZDump" come Content (in modo che venga rilevato come destinazione valida per i Backup) e poi ho scelto di lasciare sempre le ultime due copie digitando "2" nel campo Max Backups.
Fatto questo mi sono recato su Proxmox / Datacenter / Backup ed ho aggiunto un nuovo task periodico, selezionando come storage di destinazione quello appena creato, attivandolo su tutte le VM con cadenza limitata alla domenica, precisamente alle 2 di notte.
Per provarlo ho cliccato su "Run now" ed ho monitorato la destinazione su FreeNAS, vedendo effettivamente apparire in pochi minuti tutti i dump come previsto.
Ovviamente potete eseguirlo anche più di frequente, ma per i backup giornalieri ho preferito il salvataggio via USB, sia per avere una seconda unità dislocata con i dati sia perché questo funziona anche in assenza di rete ed è più veloce.
Backup via USB
Per poter eseguire il dump della VM via USB serve prima di tutto un disco collegato. In realtà può essere anche una SD o una pendrive, io ho scelto proprio quest'ultima poiché avevo una Verbatim da 256GB inutilizzata. Una volta collegata sul NUC con Proxmox sono entrato nel mio nodo PVE e poi su Shell. Qui ho verificato la lista dei dischi disponibili con il comando:
fdisk -l
Trovare quello giusto è stato molto semplice dato che viene riportato il modello della pendrive (Store N go), ma anche in assenza di questo si trova facilmente in base alla capienza o ancora per lo schema della nomenclatura. Nel caso specifico era /dev/sdb
Ho formattato la pendrive ed ho preferito usare la FAT32, in modo che in caso di problemi io possa leggere facilmente i dati da qualsiasi computer. Per il momento non è un problema dato che i dump non superano i 4GB ma se dovesse rendersi necessario la riformatterò in EXT4 (che in realtà è più indicato).
#FAT32 mkfs.vfat /dev/sdb #EXT4 sudo mkfs.ext4 /dev/sdb
Pronta la pendrive bisogna montarla dalla shell, creandogli una directory di destinazione. I due comandi sono i seguenti:
mkdir /media/pendrive mount /dev/sdb /media/pendrive
Fatto questo si può ritornare sulla GUI in Proxmox / Datacenter / Storage e poi cliccare su Add / Directory. Come ID io ho ripetuto "pendrive" mentre la Directory è quella appena creata. Bisogna sempre selezionare "VZDump" come Content e in Max Backups il numero di salvataggi da mantenere per ogni VM (anche in questo caso ho scelto 2).
Per schedulare backup automatici anche sulla pendrive si va sempre da Proxmox / Datacenter / Backup, selezionando come "Storage" quello appena creato. Anche per questo processo ho scelto di salvare i dump di tutte le VM ma questa volta con frequenza giornaliera a mezzanotte.
Ho lanciato una prima esecuzione manuale con "Run now" e tutto è andato per il verso giusto. Ovviamente i dati sono accessibili da Proxmox cliccando sui relativi storage (backup quello NFS e pendrive quello USB) nella barra laterale.
Conclusione
Sono consapevole che questo specifico setup può non adattarsi a tutti, poiché ci sono esigenze diverse e magari anche infrastrutture differenti, tuttavia spero che le indicazioni in questa pagina possano fornire lo spunto giusto a chiunque utilizzi Proxmox (e non solo) per mettere in piedi una rete di sicurezza decente, così da evitare che qualche danno hardware o strafalcione da 1 stella, come il mio, possano arrecare danni irreparabili.
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Programmare backup automatici di rete e via USB per le VM di Proxmox
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Nome do elemento: Hássio Número atômico: 108 Localizado no grupo 08 e no sétimo período da TP, o elemento hássio foi sintetizado pelos pesquisadores alemães liderados por Peter Armbruster e Gottfried Münzenberg no laboratório GSI (Gesellschaft für Schwerionenforschung) do Institute Heavy Ion Research de Darmstadt, em 1984. Provavelmente é um sólido na temperatura ambiente. Não é encontrado na crosta terrestre. Imagem: @kayciedumb #quimicaafavordavida🔝💜 #quimicafv #hassio (em Universidade Estadual de Maringá - UEM) https://www.instagram.com/p/B0RVQK2nHro/?igshid=1robobzrl3cfb
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