Gérard Edon, il Signore del Vuoto e del Trapezio Washington
Gérard Edon, il Signore del Vuoto e del Trapezio Washington
Se c’è una disciplina che nel circo incarna il confine sottile tra la terra e il cielo, tra la stabilità delle leggi fisiche e l’audacia dell’impossibile, quella è senza dubbio il trapezio Washington. Una specialità aristocratica, inventata nella seconda metà dell’Ottocento dall’americano H.R. Keyes Washington, che non richiede solo la forza muscolare del trapezio classico, ma una dote quasi mistica: l'equilibrio assoluto sulla testa (il celebre headstand) su una barra d'acciaio resa volutamente pesante per oscillare come un immenso e implacabile pendolo umano.
E se parliamo di questa disciplina con gli occhi colmi di meraviglia, c’è un nome che brilla d'oro nella memoria della pista: Gérard Edon. Un artista straordinario che ha saputo sfidare le leggi della gravità, diventando il padrone incontestabile di questa specialità nella seconda metà del Novecento.
GERARD EDON AL CIRQUE JEAN RICHARD
Dalla folgorazione a Medrano allo "slang" americano con Ringling
Nato a Pavillons-sous-Bois, nella regione dell'Île-de-France, Gérard non era un "figlio d'arte". La sua passione non scorreva nel sangue di una dinastia, ma nacque, come spesso accade per i grandi destini, sotto la cupola di un mito: il Cirque Medrano di Parigi. Portato lì dai genitori, il piccolo Gérard rimase talmente affascinato da quell'universo di luci e costumi da sognare, inizialmente, di fare semplicemente il ragazzo di pista.
Ben presto, però, l’attrazione per l’aria prese il sopravvento. Iniziò ad allenarsi nella voltige e nel trapezio volante, ma fu l'incontro con un grande maestro, Pierre Alizé, a cambiargli la vita. Alizé vide in lui le doti eccezionali per il lavoro solista e lo spinse verso il trapezio d'equilibrio.
Nell'ottobre del 1960, chiamato dall'impresario Marcellys, Gérard fece il suo debutto ufficiale proprio sulla pista di Medrano. Per l'occasione scelse uno pseudonimo che evocava fluidità ed eleganza internazionale: "Silky" (di seta). Il suo numero cristallino venne notato dagli scout americani, che gli offrirono l'ingaggio della vita: una grande tournée negli Stati Uniti con il colosso Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus. Oltreoceano, Gérard affrontò i ritmi serrati di due spettacoli al giorno, ma dovette fare i conti con un curioso imprevisto linguistico. Scoprì infatti che nel gergo e nello slang americano il termine "silky" indicava un collaboratore della polizia, una spia! Fu proprio nei palazzetti americani che l'artista decise di abbandonare definitivamente il soprannome, presentandosi da quel momento solo con il suo vero nome: Gérard Edon.
Il ballant di faccia: la sfida estrema al pericolo
Ma fu con il suo vero nome, Gérard Edon, che l'artista entrò nella leggenda. Gérard non si limitò a replicare i classici esercizi di equilibrio sulla testa. Volle spingere il limite oltre l'immaginabile, introducendo un elemento che tagliò il fiato alle platee di tutta Europa: il ballant di faccia.
Mentre l'attrezzo oscillava ad altezze vertiginose, Edon si posizionava in piedi, rivolto in avanti, dritto verso il pubblico. In quella posizione, senza la possibilità di aggrapparsi prontamente con le mani o di usare le braccia come bilancieri naturali, l'atleta era letteralmente consegnato al vuoto. Un'audacia estrema, una sfida geometrica al brivido dove ogni minimo millimetro di sbilanciamento poteva significare la fine. Come amava ripetere lo stesso Edon:
“Essere trapezisti non è improvvisazione. Bisogna domare l’apprensione con ore e ore di prove, avendo una cura maniacale del proprio materiale, per poter lavorare, ogni sera, faccia a faccia con il vuoto”.
La sua classe cristallina e la purezza tecnica del suo numero gli valsero i più alti riconoscimenti mondiali. Nel 1969, al Cirque d'Hiver di Paris, ricevette dalle mani del divo di Hollywood Tony Curtis il prestigioso Circus Hall of Fame Award of Excellence. Nel 1982, la sua Francia lo consacrò definitivamente conferendogli il Grand Prix National du Cirque.
La definitiva consacrazione nell'aristocrazia circense non poteva che passare per il Principato di Monaco. Nel 1977, Gérard Edon venne chiamato a partecipare alla quarta edizione del Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo. Sotto lo chapiteau di Fontvieille, al cospetto del Principe Ranieri III, Edon portò tutta la drammaticità e l'eleganza del suo trapezio Washington. In un'edizione caratterizzata da un livello tecnico altissimo, la giuria internazionale volle rendere omaggio alla sua unicità e alla complessità dei suoi esercizi aerei, conferendogli un prestigioso premio speciale per i suoi equilibri ad alta quota.
Quella pista monegasca, che per ogni artista rappresenta il traguardo di una vita, fu per Gérard la conferma di uno status: quello di maestro assoluto del vuoto
L'appuntamento fisso sul piccolo schermo degli italiani
Se la pista fisica di Gérard Edon è rimasta concentrata principalmente sui grandi complessi del Nord Europa e d'oltreoceano, il pubblico italiano ha comunque potuto ammirare e amare la sua tecnica straordinaria. Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, infatti, la Rai riservava grande spazio nella sua programmazione alle riprese dei festival internazionali e degli spettacoli storici parigini.
Attraverso i passaggi televisivi di programmi cult come La Piste aux Étoiles, registrati nella maestosa cornice del Cirque d'Hiver, le evoluzioni mozzafiato di Gérard Edon sono entrate nelle case di milioni di italiani. La sua celebre immagine in bianco e nero mentre sfidava la gravità nel ballant di faccia divenne, anche per i telespettatori della nostra penisola, il simbolo stesso del coraggio e dell'eleganza sul trapezio Washington.
Nei templi del Circo mondiale e l'eredità al CNAC
Il suo passaporto artistico è una mappa dei più grandi templi della pista del ventesimo secolo. Gérard Edon ha incantato il pubblico del Circus Krone in Germania, del Blackpool Tower Circus in Inghilterra, e ancora le piste storiche di Bouglione, Pinder, Althoff, Busch-Roland e Benneweis. Memorabili rimangono le sue apparizioni televisive, come quella del 1973 nello storico programma francese La Piste aux Étoiles.
A 48 anni, dopo tre decenni passati a guardare il mondo dall'alto e a sfidare le correnti d'aria sotto i tendoni di mezza Europa, Gérard decise che era giunto il momento di riporre i cavi d'acciaio. Ma il circo non si lascia mai davvero. Per oltre dieci anni ha messo la sua immensa esperienza al servizio delle nuove generazioni presso il CNAC (Centre National des Arts du Cirque), ricoprendo il ruolo di responsabile della sicurezza e di docente di trapezio. Tra i suoi allievi più brillanti ha avuto l'orgoglio di formare anche sua figlia, Corinne Edon, perpetuando così il legame indissolubile tra il cognome Edon e la grande arte aerea.
Gérard Edon rimane nel firmamento del circo come l'esempio perfetto di ciò che l'artista di pista sa fare meglio: trasformare il rischio supremo in un atto di assoluta, poetica e indimenticabile bellezza.
Credit foto: Archivio famiglia Edon, museo Alain Frerè Video - archivio storico Maurizio Colombo a cura di Maurizio Colombo
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