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The Standing Dead
Delle sentinelle e di madlibprof
Allora, una lunga chiacchierata con un giornalista (generazione e formazione bariccogramellinitravaglio) mi ha portato allo scontro, e vorrei condividere con voi quello che mi è arrivato stamane come spiegazione delle sue posizioni. Non lo condivido pienamente, ma credo che ci siano tanti spunti per allargare un po' le percezioni a riguardo di quello che è successo e sta succedendo. MLP, ti prego, distilla il meglio di chi ti cerca, sennò finisci dalla d'urso prima di cena. E adesso, piccola teoria dell'arte critica. Sostengo da anni -in controtendenza con quello che accade grazie al modo in cui sembra svilupparsi tutta la società- che a contare deve essere l'OPERA, l'ATTO, il TESTO, si diceva un tempo, all'interno del "contesto", contesto che è insieme sociale e personale. Dunque, il confronto, la discussione, la democrazia si esercita sul "testo" prodotto, che sia un romanzo, uno spettacolo, una legge, un'azione politica o sociale, una provocazione, una protesta. E allora è su quello di cui discuto, sul gesto letterario, politico, artistico, non sulle intenzioni, sulle spiegazioni d'autore, su quello che prepara dietro le quinte, non so se mi spiego. Tu è con il mio testo che ti deve confrontare. Il testo di quel ragazzo è il gesto che fa, non quello che scrive a supporto -è un po' come l'arte contemporanea che ha sempre bisogno di supporto spiegazioni e intenzioni altrimenti non esiste, non arriva-, e il gesto che fa è appunto una provocazione mediatica. Ora, tu sai come funziona l'informazione, no? Io lo so da dentro. Prima ma anche ora con telefonini e tutto il resto, soprattutto l'immediatezza (che come vedi dalla parola stessa toglie la mediatezza o mediaticità, non c'è più bisogno dei media, sei già tu fruitore nel mezzo della cosa, in mezzo, lì a crederti testimone). I pochi cronisti che arrivano oltre ai tanti testimoni danno la notizia al volo col telefono ai capi in redazione, le agenzie battono due righe, i poveri cristi lì non vedono subito le mostrine di chaplin, non capiscono al volo, sono ragazzi co.co.co, aspiranti giornalisti, potrei essere anche io che passo e telefono al giornale o all'Ansa, detta anche Ansia, dico una frase, loro ribattono subito l'agenzia che un tempo serviva ai giornalisti, adesso va in rete, nel giro di dieci, quindici venti minuti la notizia si ricalibra con la seconda, terza, quarta ribattuta e il giornalista può farsi un'idea e quindi non scrivere di Hitler e apologia del fascismo e sarebbe stata una bolla e si sarebbe parlato meglio del gesto e del perché e del percome, e intanto il giovane sarebbe stato intervistato e sarebbe finito come la portavoce di sel che si era fotografata il culo per portare l'attenzione sulla lista Tsipras (che poi è la stessa cosa). Allora, il fatto di star sempre in prima pagina all'attenzione di tutti è la tragedia che ci tragedizza. Mica uno deve essere un riccio o avere pregiudizi per sapere e prevedere che tutto sarebbe finito a moscato e melighe. Non so nemmeno se l'idea fosse geniale. Direi più che è una trovata. E di trovate veramente non abbiamo bisogno, sono tutti capaci di trovate. Di pensiero abbiamo bisogno e di azioni più che di gesti, di sentimenti più che di emozioni. Poi, ben venga tutto, è il caos della vita. Ma non è che il fare una cosa è sempre meglio che non farla, a volte vale di più un'immobilità o un silenzio, come insegnano in Oriente e come ti sarà evidente da questa mia e-mail. Augh.
Abbiamo parlato tanto dei Blues Brothers e dei nazisti dell'Illinois, della Digos e delle strane declinazioni che la magistratura potrebbe dare del reato di apologia di Fascismo. Ma dietro la risata (cit.) e la rabbia, riposando un attimo, riflettendo ora che la calma ce lo permette, in fondo è questa la lezione più preziosa che Giampietro Belotti (qui per noi, madonnaliberaprofessionista ) ci ha ricordato ieri, reindossando coraggiosamente i panni di un uomo che sul margine di una bufera tentava disperatamente di esorcizzare l'oscurità che gli si addensava di fronte. Un'immagine preziosa nel nostro inconscio, nel ricordo di decenni neri, come una piccola luce che non si arrende nelle tenebre che si addensano. (Perdonami se è venuto fuori troppo altisonante, ma né del basso né dell'alto dobbiamo avere timore, quando è il momento. Né della satira, né della lirica)
Ho chiesto a Zerocalcare di disegnare una strip sulla Madonnaliberanazista dell'Illinois.
Adesso vediamo.

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I nazisti dell'Illinois stanno con le sentinelle
Madonna è sul FQ...
visto, visto :)
Capisco perfettamente (e non mi è estranea) la rabbia che provi nei confronti di chi, ottusamente ed ipocritamente, persegue una strada di discriminazione e di odio; chi mi conosce sa quanto io possa essere toccato dalla discriminazione e dalla lesione della libertà. Con questo, non sottovaluto il potere della comunicazione ed il male che può fare la diffusione di idee primitive, violente ed opportuniste. Solo che non considero la repressione la strada giusta per cancellarle. Non impedirai ad un fascista di esserlo negandogli di manifestare, lo farai invece smontandone pubblicamente le affermazioni. Se dovessimo discutere di ciò che di "giusto" o di "sbagliato" c'è nelle idee e nella storia dell'uomo, dovremmo probabilmente buttare via tutto e ricominciare da capo: ci sono SOLO errori dai quali imparare. Credo che in una società civile, evoluta e moderna, si debba stare a sentire tutti, talvolta con la pazienza del padre che ascolta il figlio sbandato (O se non con quella del padre, con quella del fratello maggiore). Solo ascoltando si può replicare in maniera costruttiva ed impedire che altri individui fragili vengano irretiti dalle stesse idee. Ho scelto la metafora del padre o del fratello, Giampietro, perché nella società non siamo "amici", ma, volenti o nolenti, apparteniamo alla stessa famiglia e non possiamo fare a meno di frequentarci "finché viviamo sotto lo stesso tetto". Se la tua paura è che le idee di gente come "quelli in piedi" possano diffondersi, o peggio, prendere il sopravvento, dovresti concentrarti sul fatto che la maggior parte di questi movimenti ti chiamano "dentro", nei loro circoli chiusi, nei loro edifici, nelle loro manifestazioni senza "disturbi". Lo fanno senza stimoli esterni che possano distogliere l'attenzione di coloro il cui fanatismo sta germogliando all'ombra di chi tira le fila, generalmente per i propri interessi. Ben venga che escano allo scoperto, che manifestino e che possano essere contraddetti o anche messi in ridicolo. Perché tu hai compiuto questo gesto? Per non far parlare solo loro, giusto? Ma soprattutto per gli altri che stavano a guardare. Per piantare il seme del dubbio in coloro che mostravano iniziale interesse verso idee che cercano di ledere libertà fondamentali (io sono un po' più radicale del tuo amico della radio: per me è fondamentale il diritto al riconoscimento da parte della società di un legame che già esiste di fatto). Per questo non sono d'accordo con te che bisogna "chiudere il libro" delle ideologie del passato e non permettere a nessuno di riaprirlo. Anzi: bisogna studiarlo e farlo studiare approfonditamente e criticamente. Bisogna usare ogni mezzo. Compresa la satira per "zappare" il campo delle coscienze e farci crescere qualcosa che dia dei frutti. Garantire la sicurezza e la libertà delle persone, ogni libertà che non leda quelle altrui.
Il mio amico di sempre Franz, che spende un (bel) pensiero su quanto accaduto negli scorsi giorni.
E mi trova pienamente d'accordo, perché io personalmente non ho bisogno della Legge Scelba per far metaforicamente rimangiare ai fascisti quella merda di cui evidentemente sono tanto ghiotti.
Non ho la costanza e l'ingegno di madonnaliberaprofessionista ma il suo gesto ha solleticato la mia parte più troll e quindi, con Figlia n.1 alle macchina da presa e 3nding alla regia, ci vedremo alla prossima veglia.