Coquelicot, pittura di pupille e fovee di Marco Belpoliti
Il colore esplode e il segno descrive. L’edificio è disegnato da tratti neri, sghembo sul lato; volatili riposano sul filo accentuato da tre strisce rosse; in basso, fiori-mano come le impronte sulle caverne dei nostri antenati. L’allegria è la tonalità prima della pittura di Coquelicot Mafille, allegria del vivere e del guardare, allegria del muoversi e del toccare. Le sue tele sono aggregati di segni che indicano forme e colori, e che partiscono lo spazio: lo complicano e lo circoscrivono. La donna-ghepardo è un gioco di figura-sfondo che appare e scompare sul fondo rosso. Ama il colore Coquelicot e si circonda dei suoi blu, gialli, azzurri blu, verdi. Tonalità accese, mai prepotenti, poiché l’equilibrio è il modo d’essere di questa pittura sincretica nel dosaggio di figure e temi, di spazi e riferimenti. Tante immagini che provengono da cose viste: alberi, case, moschee, persone, corpi, animali. Tutto è segno, e disegna nell’aggregato di sovrapposizioni: in una vita ci sono tantissime immagini e tanti luoghi da ricordare. La lingua che parlano queste opere è quella dei molti paesi, di tante religioni e spazi di culto osservati nei viaggi che Coquelicot, instancabile narratrice dell’altrove, ha attraversato. L’ordine delle forme si è accumulato come immagini che stazionano in fondo all’occhio dell’artista in una sovrapposizione di superfici che ora lei restituisce attraverso la sua tecnica per strati sottili. Pittura di pupille e fovee. Queste immagini appartengono a una leggenda privata che l’artista ci palesa e insieme ci nasconde, perché le forme e i segni nel loro sovrapporsi si espongono e insieme si sottraggono. Parlano la lingua infantile della filastrocca e dell’incantesimo, quella delle frasi ripetute e sempre rinnovate. La gioia del vivere diventa piacere del dipingere che è anche un donare agli altri, al mondo, il proprio modo di vedere, che diviene così opera. C’è qui pittura vista e pittura sognata, nei musei (Matisse, Monet, Picasso), sui muri, nei fumetti di carta divorati da bambini. Il continuo piacere di raccontare per immagini non ha fine.  Â
Marco Belpoliti












