Energia, difesa e vincolo esterno: perché l'Italia deve chiedere permesso per esercitare la propria sovranitÃ
Il paradosso della sovranità delegata
Il 5 agosto Camera e Senato hanno votato. Non una spesa: l'autorizzazione a chiedere a Bruxelles il permesso di spendere per energia e difesa.
Il 5 agosto 2026 la Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza con 181 voti favorevoli, 126 contrari e 12 astenuti; poche ore dopo il Senato ha fatto lo stesso con 98 sì, 60 no e 2 astensioni. Oggetto del voto non era una legge di spesa, non era un decreto, non era un programma industriale: era l'autorizzazione a chiedere all'Unione europea il permesso di spendere di più per la sicurezza energetica e per la difesa nazionale.
Il Parlamento italiano ha votato per chiedere a qualcun altro il permesso di decidere come spendere i soldi degli italiani per la sicurezza degli italiani. Chiamarlo paradosso è generoso.
Prima il permesso europeo, poi la decisione italiana
I numeri illustrati in Aula dal ministro Giorgetti sono precisi: circa 36 miliardi in tre anni, 14,4 per l'energia e 21,7 per la difesa. Il calendario, invece, è scritto altrove. La domanda formale va trasmessa a Bruxelles entro metà agosto, la Commissione la esaminerà a settembre, l'Ecofin la formalizzerà a ottobre. Solo dopo il via libera europeo il Parlamento italiano voterà lo scostamento di bilancio vero e proprio.
L'ordine delle operazioni è esattamente questo: prima l'autorizzazione europea, poi la decisione nazionale. Il governo italiano chiede al Parlamento italiano di autorizzare il governo italiano a chiedere all'Europa se può spendere soldi italiani per cose italiane.
Le funzioni più elementari di uno Stato — garantire energia alle famiglie, difendere i confini — vengono subordinate a una deroga concessa su richiesta. La politica fiscale italiana, anche quando si occupa di ciò per cui uno Stato esiste, passa attraverso il filtro di Bruxelles.
Il decimale che ci tiene sotto tutela
L'Italia è sotto procedura per disavanzo eccessivo dall'estate del 2024, aperta perché nel 2023 il deficit aveva toccato il 7,4% del Pil contro una soglia del 3%. Da allora i conti sono migliorati, ma non abbastanza.
Nel 2025 il deficit italiano si è fermato al 3,1% del Pil: un decimale sopra il limite dei Trattati. Un decimale separa l'essere considerati virtuosi dall'essere tenuti sotto osservazione. Il debito pubblico è intanto salito al 137,1% del Pil, il secondo più alto d'Europa dopo quello greco.
Il 3 giugno 2026 la Commissione ha riconosciuto che l'Italia ha adottato «azioni efficaci» e ha sospeso la procedura senza chiuderla. Restiamo sotto osservazione insieme a Francia, Belgio, Austria e altri cinque Paesi. Siamo vigilati, non liberati.
La contraddizione è tutta qui, e non è nascosta: Bruxelles ci chiede di aumentare la spesa per difesa ed energia, e contemporaneamente ci tiene sotto procedura se il debito cresce. Il governo deve dimostrare che le spese per la difesa nazionale non peggioreranno il debito nazionale. Ma se la difesa nazionale non giustifica un aumento del debito, che cosa lo giustifica?
La "conquista" che non conquista nulla
La clausola di salvaguardia nasce dalla riforma delle regole europee del 2024. In origine riguardava soltanto la difesa e consentiva di deviare dal percorso di bilancio entro l'1,5% del Pil.
La novità del 2026 — rivendicata da Giorgia Meloni come un successo personale — non aggiunge un euro. Permette di usare per l'energia i margini già previsti per la difesa: fino allo 0,6% del Pil in tre anni può essere dirottato dall'una all'altra voce. È il motivo per cui la richiesta italiana suona 0,6 più 0,9 e non 0,6 più 1,5: ogni euro chiesto per le reti elettriche è un euro sottratto al plafond militare.
La conquista è consistita nell'ottenere il permesso di spostare la voce di spesa dentro lo stesso tetto. Non una risorsa in più, solo la facoltà di riorganizzare il già concesso.
E il perimetro di ciò che è finanziabile non lo definisce il Parlamento italiano. Lo definisce il quadro europeo, e lo fa nel merito: sono ammesse solo misure decise dopo il 28 febbraio 2026, che riducano la dipendenza dai combustibili importati. Un governo italiano resta liberissimo di costruire un rigassificatore, ma non può finanziarlo con questa deroga, perché aumenta la capacità di importazione fossile invece di ridurla.
La sovranità energetica, dunque, non è decidere quali fonti usare: è scegliere tra quelle che l'Europa consente di scegliere.
Il vincolo che viene prima del vincolo
Qui però occorre risalire di un passo, perché il criterio con cui Bruxelles giudica ammissibile una spesa energetica — ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati — viene applicato a un Paese la cui struttura di approvvigionamento è stata ridisegnata da decisioni prese a livello europeo.
Nel 2021 oltre il 40% del gas importato dall'Italia arrivava dalla Russia. Nel 2025 quella quota è residuale: le stime oscillano fra l'1% e il 5% a seconda del perimetro considerato. Non è stato l'esito di una scelta di mercato né di una deliberazione del Parlamento italiano. Nord Stream 2, tecnicamente completato, non è mai entrato in funzione: la certificazione fu congelata da Berlino il 22 febbraio 2022; a settembre le condotte furono sabotate e non sono mai state riparate. Il 26 gennaio 2026 il Consiglio ha poi adottato in via definitiva il regolamento che vieta il GNL russo dal 1° gennaio 2027 e il gas via gasdotto dall'autunno dello stesso anno, obbligando ogni Stato a presentare un piano nazionale di diversificazione. Ungheria e Slovacchia hanno votato contro, la Bulgaria si è astenuta: messe in minoranza.
Il gas perduto è stato sostituito da Algeria, Azerbaigian, Norvegia e soprattutto da GNL statunitense e qatariota. Ma il GNL richiede terminali di rigassificazione: i galleggianti di Piombino e Ravenna sono entrati in servizio esattamente per questo, portando a cinque gli impianti attivi, con altri tre in progetto fra Taranto, Gioia Tauro e Porto Empedocle. E il conto arriva puntuale: fra gennaio e aprile 2026 l'elettricità all'ingrosso in Italia è costata in media 130,5 euro per megawattora, la più cara fra i Paesi europei confrontati, con il gas che ha fissato il prezzo dell'energia elettrica nell'89% delle ore contro il 15% della Spagna.
La sequenza, allora, è questa. Prima si stabilisce da dove l'Italia non può più comprare il gas. Poi si stabilisce che cosa l'Italia può finanziare per farvi fronte. L'infrastruttura resa necessaria dalla politica energetica europea è la stessa che le regole di bilancio europee escludono dalla flessibilità . Non è una contraddizione: è coerenza. La deroga non serve a rimediare ai costi della traiettoria imboccata, serve ad accelerarla.
Si obietterà che la clausola finanzia reti, rinnovabili e stoccaggi, cioè l'unica via d'uscita reale dalla trappola. È un'obiezione seria nel merito. Non tocca però il punto di metodo: chi ha deciso, quando e con quale mandato la traiettoria che oggi rende alcune opzioni impresentabili e altre obbligatorie. La dipendenza italiana non si è dissolta, si è spostata — da Mosca a Washington, Doha e Algeri, e alle rotte marittime che le collegano. Ogni crisi nello Stretto di Hormuz lo ricorda in bolletta.
Il ministro che ha in traguardo di uscire dalla procedura
Giorgetti non ha presentato l'operazione come un successo senza costi. Le maggiori spese, ancorché autorizzate, continuano a pesare sul saldo: se il deficit tornasse sopra il 3%, l'Italia resterebbe nella procedura fino al rientro, con un orizzonte che il ministro stesso ha indicato potersi allungare fino al 2030.
Il meccanismo è quello di un genitore che dice al figlio: puoi usare la carta di credito, ma se superi il fido ti tolgo la paghetta.
«Io voglio andare a casa uscendo dalla procedura», ha dichiarato il ministro replicando a chi ne chiede le dimissioni. Il ministro dell'Economia di un Paese sovrano indica come proprio traguardo non il risanamento in sé, ma l'uscita da una procedura europea. La differenza non è formale: dice quale sia, oggi, l'autorità davanti alla quale si risponde.
SAFE: il prestito che fa litigare la maggioranza
Al dossier si è intrecciato SAFE, lo strumento europeo da 150 miliardi di prestiti per la difesa. Tajani ha annunciato il 28 luglio che l'Italia avrebbe chiesto i 14,9 miliardi assegnati a Roma, salvo ridimensionare l'annuncio poche ore dopo. Crosetto lo ha inquadrato come alternativa tecnica ai BoT, non come spesa aggiuntiva.
L'osservatorio Milex ha calcolato che quei prestiti, considerati profilo di erogazione e durata, possono costare più di un BTP di pari scadenza. L'unico argomento con cui SAFE viene difeso è la convenienza finanziaria, e quella convenienza resta da dimostrare.
Va aggiunto un dato che nel dibattito quasi non compare: l'Europa presta denaro per acquistare armamenti a prevalente contenuto europeo, e il debito contratto è verso l'Europa stessa. Come un negoziante che ti presta i soldi per comprare nella sua bottega: sei indebitato con lui e lui guadagna due volte.
La Lega ha chiesto e ottenuto che il ricorso a SAFE sia valutato insieme ad altre opzioni e solo a condizioni complessivamente vantaggiose. Pd, M5S e AVS hanno votato contro; contrario anche il partito di Vannacci. Nessuno è convinto, e la maggioranza vota comunque.
Il vincolo esterno non dice più solo "quanto", ma anche "cosa"
Per trent'anni il "vincolo esterno" è servito in Italia a scaricare su Bruxelles il costo politico del rigore. Era un limite quantitativo. La vicenda di agosto mostra un cambiamento di natura: spese che attengono alla sicurezza e alla sopravvivenza economica di un Paese vengono autorizzate o limitate sulla base di una valutazione esterna che entra nel merito.
Il Parlamento discute la manovra dentro uno schema già tracciato fuori dai confini, con margini di adattamento ma non di rottura. È la posizione di un consiglio di amministrazione chiamato a deliberare su un budget i cui limiti sono già stati fissati dalla capogruppo.
La clausola agisce così più come leva che come concessione: non solo tetti numerici, ma una cornice di significati che stabilisce quali spese siano legittime e quali vadano frenate.
La reversibilità che nessuno nomina
Sul piano giuridico la sovranità fiscale degli Stati membri è già compressa dalla prevalenza del diritto europeo. Ma l'articolo 50 del Trattato prevede il diritto di recesso, e la Corte di giustizia, con la sentenza Wightman del dicembre 2018, ha riconosciuto che la notifica di recesso può essere revocata unilateralmente.
Il dibattito italiano non arriva mai a questo punto. Il vincolo europeo non è irrevocabile: esiste una via legale — complessa, costosa, ma prevista — per rimettere in discussione la forma della partecipazione all'Unione. Si discute di vincoli come se fossero leggi di natura, quando sono accordi tra Stati. Si parla di sovranità come di un fatto naturale, quando è un fatto giuridico reversibile.
Quattro strade, tutte impervie
Usare tutto lo spazio disponibile. L'Italia spende quanto le è concesso e resta sotto tutela potenzialmente fino al 2030. La sovranità si esercita chiedendo permessi e accettando di essere sorvegliati.
Usare meno, per non stressare il deficit. Il governo rinuncia a parte delle risorse per uscire prima dalla procedura. Rinuncia cioè a spendere proprio per quella difesa che l'Europa gli chiede di potenziare.
Rinegoziare tecnicamente il quadro europeo. L'Italia chiede, insieme ad altri Paesi ad alto debito, una revisione del Patto. Lo stesso governo che ha appena rivendicato la clausola come una vittoria dovrebbe sostenere che le regole entro cui l'ha ottenuta non funzionano.
Rinegoziare politicamente la partecipazione all'Unione. Una riconsiderazione complessiva del rapporto con l'Europa, fino alla possibilità di uscirne. Il costo politico sarebbe enorme. Ma il costo del non farlo lo stiamo già pagando, e non compare in nessun bilancio.
Il costo che non compare in nessuna tabella
In tutti e quattro gli scenari la clausola su energia e difesa resta un caso esemplare. Mostra quanto il vincolo esterno sia ormai incorporato nelle strutture della nostra politica di bilancio, al punto che le funzioni più elementari dello Stato — scaldare le case, illuminare le fabbriche, difendere i confini — passano attraverso una domanda di autorizzazione, una valutazione tecnica e una formalizzazione in Ecofin.
Un Paese che dichiara un'emergenza energetica e un'emergenza di sicurezza costruisce, per farvi fronte, una procedura che va da metà agosto a ottobre.
Una decisione politica viene trasformata in adempimento, e la responsabilità si diffonde lungo la catena fino a non essere più imputabile a nessuno. Il governo dice che è colpa dell'Europa, l'Europa dice che sono regole condivise, il Parlamento dice che ha votato, il cittadino chiede chi abbia deciso. La risposta è: nessuno e tutti.
Il principio di sussidiarietà dice che ciò che può essere deciso al livello più prossimo alle persone non deve essere avocato a un livello superiore. Sulla bolletta elettrica di una famiglia abruzzese e sulla dotazione di un reparto, la conoscenza utile sta più vicino a Chieti che a Bruxelles. Eppure proprio quelle decisioni oggi vengono validate a Bruxelles.
Rimettere il vincolo esterno al vaglio di una scelta politica consapevole — non abolirlo per decreto, ma giudicarlo — è il compito che la politica italiana continua a rinviare. Rinviarlo ha un costo che non compare in nessuna tabella del Documento di finanza pubblica: avere dimenticato che la sovranità non si delega, si esercita. E se non la si esercita, qualcun altro la esercita al posto tuo.
Fonti
Sky TG24 – Giorgetti: "Uscire da procedura deficit". Ok Senato a risoluzione clausola salvaguardia (5 agosto 2026): https://tg24.sky.it/economia/2026/08/05/giorgetti-camera-senato-oggi Il Post – L'Italia chiederà di poter spendere di più per energia e difesa (6 agosto 2026): https://www.ilpost.it/2026/08/06/giorgetti-governo-italiano-clausola-salvaguardia-europa-difesa-energia/ Money.it – Cos'è la clausola di salvaguardia nazionale invocata da Giorgetti: https://www.money.it/clausola-di-salvaguardia-nazionale-cos-e-e-cosa-rischiano-gli-italiani Askanews – Conti pubblici, Governo incassa sì su clausola Ue. Lega ottiene modifica a risoluzione (5 agosto 2026): https://askanews.it/2026/08/05/conti-pubblici-governo-incassa-si-su-clausola-ue-lega-ottiene-modifica-a-risoluzione/ La Verità – Giorgetti rassicura sul fondo Safe: https://www.laverita.info/governo/giorgetti-clausola-salvaguardia-fondo-safe Quotidiano Nazionale – Più debito per energia e difesa, l'Italia chiederà flessibilità alla Ue: https://www.quotidiano.net/economia/piu-debito-per-energia-e-difesa-litalia-chiedera-flessibilita-alla-ue-fino-a-36-miliardi-in-tre-anni-x485bb63 LaPresse – Deficit al 3,1% nel 2025, l'Italia resta sotto procedura Ue (22 aprile 2026): https://www.lapresse.it/economia/2026/04/22/deficit-al-31-nel-2025-litalia-resta-sotto-procedura-ue/ LaPresse – Ue, per l'Italia resta la procedura per deficit eccessivo ma ok a flessibilità per l'energia (3 giugno 2026): https://www.lapresse.it/economia/2026/06/03/ue-litalia-resta-in-procedura-per-deficit-eccessivo/ ANSA – Prestiti agevolati per la difesa. Cosa è e come funziona il fondo Safe: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/07/28/cosa-e-e-come-funziona-il-fondo-safe_82bc1925-72c8-427a-ab73-15f9bdec7a73.html Milex – Quanto costa all'Italia il prestito SAFE: https://www.milex.org/2026/07/30/quanto-costa-allitalia-il-prestito-safe-i-149-miliardi-prenotati-possono-pesare-il-doppio/ Corte di giustizia UE – Sentenza Wightman e a., C-621/18, 10 dicembre 2018 Consiglio UE – Divieto progressivo di importazione di gas russo: via libera definitivo del Consiglio (26 gennaio 2026): https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/01/26/russian-gas-imports-council-gives-final-greenlight-to-a-stepwise-ban/ Parlamento europeo – Stop alle importazioni di gas russo nell'UE: https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20251211IPR32169/stop-alle-importazioni-di-gas-russo-nell-ue Quotidiano Nazionale – Da dove prende il gas l'Italia e perché il prezzo è così dipendente dai fattori esterni (18 marzo 2026): https://www.quotidiano.net/economia/da-dove-prende-il-gas-litalia-e-perche-il-prezzo-e-cosi-dipendente-dai-fattori-esterni-d0e32778 QualEnergia – Dipendenza fossile e bollette record: Italia maglia nera in Europa (28 aprile 2026): https://www.qualenergia.it/articoli/dipendenza-fossile-bollette-record-italia-maglia-nera-europa/ Elettrico Magazine – Dipendenza energetica e gas fossili: l'Italia rischia un caro prezzo (4 giugno 2026): https://elettricomagazine.it/attualita-news/prezzo-dipendenza-energetica-legambiente/















