Quando ero tirocinante mi lamentavo sempre, in particolare del fatto che mi sentivo abbandonata a me stessa e che ex Capo non mi considerasse minimamente.
Ai tempi, non mi avevano dato un cellulare aziendale, bensì il mio numero privato era diventato anche numero aziendale. Questo significava che se lo erano passati tutti tra i colleghi in caso di bisogno. Non metto quasi mai storie su whatsapp, ma quando lo faccio le visualizzano anche alcuni dipendenti con cui avevo lavorato, compreso ex Capo, e non solo col suo numero privato ma anche con quello aziendale.
Più mi allontano da quella realtà e più comprendo che io non ero indifferente a ex Capo. Mi ricordo quando lui era in ferie e il mio era l’ultimo giorno di lavoro e ha voluto a tutti i costi fare una videocall per parlare di cose di lavoro che peraltro già ci eravamo detti di persona. Mi ricordo quando gli avevo detto che sarei stata assente il giorno X e il giorno stesso mi ha chiamato per sapere che fine avessi fatto e che c’era del lavoro per me in ufficio ad attendermi. Mi ricordo quando per un periodo aveva insistito con i suoi responsabili nel far mettere in ufficio una scrivania nuova per me perché non ce n’era una (qui ho riso tantissimo perché in cuor mio me lo sentivo che non sarei rimasta con loro). Mi ricordo quando c’era rimasto malissimo non appena ha saputo che sarei andata via senza un minimo di preavviso e ha iniziato a trattare male tutti senza motivo. Mi ricordo quando per 2 mesi ha continuato a chiamarmi a lavoro per cose del vecchio lavoro.
E poi ci sono io che posto su Whatsapp una foto del panorama stupendo che ho qui, scattata dalle vetrate dell’ufficio e con l’insegna innevata della nuova azienda in lontananza. Perché sì, sono lontana da tutti, km e km di distanza, ma resisto e ce lo sto pian piano facendo. Come a dire, sto bene, sono viva, sono qui e per ora va bene così. Forse tra 1 anno ritornerò nell’azienda di prima. Chissà, forse torneremo a lavorare di nuovo insieme. O forse no.














