Tu e io siamo molto simili. Non sono quella delle grandi esplosioni isolate, non sono quella che potrebbero scoppiare da un momento all’altro. Sono ferma, sempre nello stesso posto. Come te. Sono un punto fermo nella vita di molti, non invado mai lo spazio di nessuno. Sto nel mio. Ogni giorno assorbo tutto ciò che fa male a chi ho accanto e solo con lo sguardo riesco a fare stare bene. Tutti contano su di me, come se fossi una curatrice. Nessuno sa, però, che silenziosamente, in certi momenti della giornata ciò che mi entra dentro in qualche modo deve uscire. E quindi piango, spesso. O disegno, a volte. Così c’è un continuo equilibrio e scambio con la realtà. Sono equilibrata. Come te. Poi, a volte, ci sono giornate più difficili. Giornate in cui ciò che ricevo e assimilo non è proporzionale alla mia capacità di lasciare andare. Giornate in cui piangere non basta. In cui mi abbraccio sotto le coperte e mi dico che è solo una brutta giornata. Ma non basta. Ed esplodo. Come te. Un boato precede una discesa di lava incandescente e una nube nera ricopre tutto il cielo, piovono le tue lacrime e gli stupidi pensano che siano solo pietre. E cadono addosso a tutti come una punizione, come una condanna. Io ti capisco, Etna. Perché io mi sento esattamente come te.