Intervista al padre della giovane dopo la sentenza della Corte dei Conti che ha condannato il dg della sanità a rip
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Perché ho il diritto di scegliere la mia morte (di Umberto Eco)
Perché ho il diritto di scegliere la mia morte (di Umberto Eco)
Dovendo parlare della morte mia, e non di quella altrui, non posso non citare alcuni aspetti della mia vita, tra cui il fatto che qualche anno fa ho scritto un romanzo intitolato La misteriosa fiamma della regina Loana, dove il protagonista, dopo un primo incidente cerebrale per cui perdeva la memoria, cadeva nuovamente in coma. Non so se scrivendo volessi affermare qualcosa di scientificamente…
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Dopo il caso di Eluana Englaro del 2009, in Parlamento c'è stata una corsa a presentare testi sul "fine vita", ma passata l'onda emotiva sono rimasti al palo. Così si sono mossi i sindaci e le associazioni. Cappato (Associazione Coscioni): "La 'dichiarazione anticipata di trattamento' non obbliga il medico, ma può essere fatta valere, anche in giudizio" Testamento biologico a due velocità. Sul tema del fine vita il Parlamento va a rilento, si ferma, riparte – quando si accende l’attenzione dell’opinione pubblica – e poi si riferma. E allora Comuni, associazioni e comunità religiose mettono la freccia, pigiano sull’acceleratore e sorpassano il legislatore sui temi etici. Al centro della questione, per l’appunto, sta il testamento biologico – o più precisamente, dichiarazione anticipata di trattamento –, un documento in cui una persona specifica quali cure sanitarie vorrebbe ricevere e quali no, nel caso non fosse più in grado di provvedere a se stessa a causa di malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili.
Testamento biologico a due velocità: 11 leggi ferme, via ai registri in 124 Comuni
2:37, Quagliarello il saggio
Ma a noi, napolitani e siciliani, che da 150 anni non possiamo nemmeno scegliere come vivere, ci cambia qualche cosa? A mio personale e modesto parere, la legge che la camera italiana ha approvato e che tornerà al senato in autunno, è una schifezza bella e buona. Come dice Englaro padre: «lo stato non può disporre della vita».
Il punto è, però, che noialtri non disponiamo nemmeno della scelta di come e dove vivere. Da 140 anni, ovvero dopo 11 anni di guerra civile coi «fratelli d'Italia», nelle nostre terre si è innescato un esodo (per la prima volta in 3000 anni di storia), un'emigrazione di massa le cui dimensioni lo rendono un fenomeno unico in Europa. Ma a nessuno è mai fregato una mazza. Tutti l'hanno dato sempre per scontata, persino i napolitani e i siciliani, come effetto della condizione di minorità accettata inconsciamente a seguito della sottomissione economico-sociale toscopadana.
Tant'è che le puntate e le canzoni sull'emigrazione «italiana» spuntano solo di recente (no, canzoni come questa parlano dell'emigrazione napolitana, non italiana) che anche i ragazzi del nord emigrano in molti, poiché l'Italia è diventata un paese completamente inutile da essere un postaccio anche per chi di norma è trattato da cittadino e non da schiavo colonico.
E tutti in fila a dire: «guarda che schifo di paese siamo diventati». Tutti, perfino i napolitani, usano frasi simili, non realizzando nemmeno per un momento che un'emigrazione ben peggiore caratterizza le loro terre da quando l'Italia esiste.
Oggi non possiamo scegliere più come morire. Tuttavia, sta di fatto che la nostra priorità è tornare a poter scegliere come vivere. E per farlo, bisogna prima svegliare questa gente che crede ancora che l'Italia è andata a puttane solo col periodo Berlusconiano, mentre è nata già sfasciata.

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