Nella mia veste di mediatore culturale abusivo, oggi ho pranzato chez la maison de Mme Eletta, a Sala Baganza, insieme a Odion e Jacob.
Protagonista era la Bomba di Riso con il Piccione, piatto delle feste parmigiane e piacentine, nella magistrale e quasi introvabile esecuzione che può essere goduta presso la Trattoria “da Eletta” (da non perdere!).
L’amicizia e il buon gusto hanno costruito un ponte tra la Bomba di Riso locale e il Jollof Rice africano.
Mangiare insieme è l’archetipo di qualunque dialogo. Il cibo è simbolo identitario, non c’è dubbio, ma è anche stimolo alla curiosità e apre la via alla conoscenza reciproca. Si può usare il cibo per dividere (vedi gli squallidi slogan sovranisti come “più polenta e meno cous cous”) o per unire (vedi gli spaghetti al pomodoro, piatto simbolo di italianità, ma anche convergenza di tradizioni e ingredienti provenienti sia dalle Americhe che dall’Oriente - lo racconta bene Massimo Montanari).
Forse il cibo aiuta a pensare e a filosofare, come dicevano nell’antichità i deipnosofisti. Il concetto si ritrova in ogni epoca, dai Tischreden di Lutero al Babette’s Feast di Karen Blixen.
Io però sono convinto di questo: quando hanno la bocca piena le persone parlano meno, pensano di più, e fatalmente dicono meno cazzate.
Basta nutella sovranista! Più cibo da (e a) tutto il mondo!










