Quando il secondo mandato di El’cin volge al termine gli oligarchi si mettono alla ricerca di un successore altrettanto accondiscendente. Il più astuto di loro, Berezovskij, ha un’idea: un čekista completamente sconosciuto alle masse, Vladimir Putin. Ex ufficiale dei servizi segreti in Germania dell’Est, ha vissuto un brutto periodo di crisi all’indomani della caduta del Muro, e poi si è rifatto una posizione all’interno dell’FSB, che dirige da un anno, senza infamia e senza lode. Durante i vari incarichi ricoperti ha dato prova di assoluta lealtà verso i superiori, ed è su questa preziosa qualità che Berezovskij richiama l’attenzione dei colleghi: «Non un’aquila,» dice «ma ci mangerà in mano». Delegato dalla gang degli oligarchi, Berezovskij prende il suo aereo privato e atterra all’aerodromo di Biarritz, dove Putin sta trascorrendo le vacanze con moglie e figli in un albergo di media categoria. Quando l’oligarca gli propone l’affare, Putin risponde con modestia che non è sicuro di essere all’altezza. «Via via, Vladimir Vladimirovič. Volere è potere. E poi non si preoccupi: ci saremo noi ad aiutarla». Anticipiamo il seguito: Berezovskij, tanto fiero del proprio machiavellismo, ha appena fatto la peggiore mossa della sua carriera. Come in un film di Mankiewicz, l’ufficiale scialbo e ossequioso si rivelerà un’implacabile macchina da guerra che eliminerà l’uno dopo l’altro quanti lo hanno fatto re. Tre anni dopo l’abboccamento di Biarritz, Berezovskij e Gusinskij saranno costretti all’esilio. Chodorkovskij, l’unico ad aver cercato di ravvedersi provando a moralizzare la gestione del proprio impero petrolifero, verrà arrestato e, dopo un processo scandaloso, spedito come nel buon tempo antico in Siberia, dove, nel momento in cui scrivo, sta ancora marcendo. Gli altri si mettono in riga: hanno capito chi comanda.
Emmanuel Carrère, Limonov, traduzione di Francesco Bergamasco, Adelphi, 2012. [Libro elettronico]
[Edizione originale: Éditions P.O.L, Francia, 2011]








