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Ha avuto incarichi in diverse procedure finchè, negli ultimi mesi, ?è finito nei guai per il crac della Dragomar, uno dei 453 fascicoli gestiti dal giudice Pierluigi Baccarini. Ieri l' avvocato cinquantenne Salvatore Troianiello, con studio in via Gregorio VII, è stato bloccato dalle Fiamme gialle a Milano, destinatario dell' ottavo ordine di cattura nell' inchiesta sui fallimenti d' oro. Troianiello, che era il legale della società dichiarata fallita il 28 gennaio 2002, è accusato di bancarotta fraudolenta. Come altri sette (presunti) complici indagati dai pm Stefano Pesci e Giuseppe Cascini: Maurizio Cal?, anch' egli avvocato, il curatore Marina Ricci, il commercialista Ercole Pugliese (arrestato con Baccarini, che l' aveva nominato coadiutore contabile e gli aveva liquidato parcelle per trasferte anche in Asia), altri due professionisti e i manager dell' azienda Bruno Melchiorri ed Emilio Paolella. Quest' ultimo, che appare negli atti su Telekom Serbia, avrebbe avuto contatti con faccendieri del calibro di Flavio Carboni e Francesco Pazienza. Il comando provinciale della Guardia di finanza, diretto dal colonnello Giuseppe Zafarana, ha scoperto un conto corrente da 500 mila euro aperto da Troianiello in Svizzera. Secondo l' accusa, gli indagati avrebbero ?caricato? di debiti inesistenti la massa attiva del fallimento, danneggiando cos? gli ignari creditori. Gli investigatori hanno individuato crediti fittizi nei bilanci di alcune ditte fornitrici e operazioni di compensazione non giustificate per milioni di euro. Il crack della Dragomar ? menzionato anche nell' ordinanza di custodia cautelare del gip di Perugia Claudia Matteini. ? avvenuto infatti con un meccanismo che alla procura umbra ? apparso sospetto. Una prima richiesta di fallimento era stata depositata l' 8 ottobre 2002 dalla Unicalcestruzzi. Il giudice delegato aveva fissato subito l' udienza, ma ai primi di dicembre la societ? aveva ritirato l' istanza. Pochi giorni dopo per? era stata la stessa ?Dragomar? a sollecitare il proprio fallimento. E il fascicolo era stato assegnato a Baccarini, che aveva avanzato motivi di urgenza. ?Inesistenti?, secondo la procura. Per poi ?consentire aggiudicazioni a valori palesemente sottostimati?. Ieri a Perugia ? stata giornata di interrogatori. Quello di Baccarini, a cui hanno assistito i pm Sergio Sottani, Roberto Rossi e Andrea Claudiani, ? durato un paio d' ore. Tranquillo e battagliero, il magistrato ha negato di essere una toga asservita ai propri interessi, come pure a quelli di curatori e imprenditori. Al termine gli avvocati Grazia Volo e Leo Mercurio hanno presentato al Tribunale del riesame un' istanza per l' annullamento dell' ordine di arresto. Anche l' imprenditore casertano Salvatore Capacchione, difeso da Vittorio Giaquinto, ha respinto le accuse. Invece Pugliese, assistito da Carlo Arnulfo, ha preferito non rispondere alle domande del gip. L' avvocato Raffaele Campioni, l' unico ai domiciliari, sarà interrogato lunedi, mentre Luciano Quadrini sar? sottoposto a una perizia medica: l' aveva chiesta il suo legale, Mario Geraci, sostenendo che il commercialista ha problemi di salute.
Lavinia Di Gianvito
Ancora tre arresti nell' inchiesta sul crac della Dragomar. Dopo l' avvocato Salvatore Troianiello è finito in carcere un altro collega, Maurizio Calò, consulente del fallimento. Per la commercialista Marina Ricci, curatore della procedura, e per l' allora amministratore delegato Bruno Melchiorri il gip Marco Mancinetti ha disposto i «domiciliari». Bancarotta fraudolenta, corruzione in atti giudiziari e corruzione per atti contrari ai doveri d' ufficio sono i reati contestati dalla procura. Le Fiamme gialle hanno sequestrato documenti negli studi professionali di Calò e Ricci e nell' ufficio di Melchiorri alla Boskalis, la società che, nel 2002, ha acquistato l' azienda fallita. La decisione di procedere a nuovi arresti (11 ormai tra Perugia e Roma) è maturata in seguito alle dichiarazioni di Troianiello nel corso dell' interrogatorio di garanzia. Quel giorno l' avvocato ha risposto per otto ore alle domande del giudice. E ha ricostruito due episodi di corruzione confluiti nell' ordine di cattura. Il primo avrebbe preceduto di poco il 28 gennaio 2002, data della dichiarazione di fallimento della Dragomar, che si occupava di dragaggio di fondali: Emilio Paolella, presidente del consiglio d' amministrazione (è indagato), avrebbe versato una somma a Calò che, a sua volta, secondo l' accusa, l' avrebbe divisa con Ricci e con lo stesso Troianiello, legale poi scelto dalla società per seguire la procedura. Qualche tempo dopo i due avvocati avrebbero ricevuto altro denaro da Melchiorri. Nell' interrogatorio non sarebbero state indicate cifre precise, ma secondo gli investigatori del colonnello Giuseppe Zafarana, comandante provinciale della Guardia di finanza, nel crac si sarebbero dissolti 500 mila euro. I soldi, attraverso operazioni «estero su estero», sarebbero finiti sui conti correnti svizzeri di Troianiello e Calò. Ma i pm Giuseppe Cascini e Stefano Pesci sospettano anche manovre per far sparire dieci appartamenti a Liscia di Vacca, in Sardegna: valore stimato due milioni 526 mila euro. Ieri pomeriggio, per oltre quattro ore, Mancinetti ha interrogato Ricci, che poco prima si era sfogata in corridoio con i difensori: «Non c' entro nulla, non era possibile controllare». Oggi toccherà a Calò e Melchiorri, mentre domani il tribunale del riesame di Perugia esaminerà i ricorsi del giudice Pierluigi Baccarini e dei commercialisti Ercole Pugliese e Luciano Quadrini, in carcere dal 7 dicembre. Secondo l' avvocato di Quadrini, Mario Geraci, «i dati sui quali si basa l' ordinanza appaiono, anche a un primo esame, del tutto parziali, incompleti e privi di fondamento reale». E per il legale di Pugliese, Carlo Arnulfo, il professionita è stato arrestato in base a «congetture» e «voci di corridoio».
Lavinia Di Gianvito