IL GOMITO
Tra le strutture anatomiche più difficili da riabilitare, il gomito prevede 3 articolazioni importantissime: 1) articolazione omero-radiale 2) articolazione omero-ulnare 3) articolazione radio-ulnare prossimale. Esse consentono di svolgere tutte le attività di flesso-estensione e prono-supinazione necessarie per la vita quotidiana (lavarsi la faccia, pettinarsi ecc). Il gomito pero è anche sede di numerose inserzioni muscolari provenienti dal polso e dalla spalla per cui qualsiasi trauma o disfunzione a carico di queste articolazioni può incidere negativamente sulle sue normali funzioni. Quando il paziente arriva in studio è necessario fare un’accurata anamnesi: da quanto tempo è insorto il dolore, attività lavorativa svolta, sovraccarichi funzionali e soprattutto se ci sono stati anche in passato traumi al polso e alla spalla. Ricordiamo che radio e ulna fanno parte a livello prossimale dell’articolazione del gomito mentre a livello distale essi giostrano anche il movimento del polso insieme alle articolazioni del carpo. Per cui se il radio è bloccato distalmente è probabile anche che abbia creato disfunzione prossimalmente. Analizziamo innanzitutto la sede del dolore dopo di che, se non raggiungiamo il nostro obiettivo, bisogna estendere la ricerca a tutto l’arto superiore. Se il dolore si manifesta con una digitopressione sull’epicondilo e si evoca con un movimento di estensione del polso o nell’impugnatura di un oggetto siamo quasi certamente di fronte ad una epicondilite (gomito del tennista). Al contrario se la spina irritativa è presente nella zona interna del gomito (epitroclea) e si manifesta con un movimento controresistenza del polso in flessione allora parleremo di epitrocleite (gomito del golfista). Ho nominato queste due perché sono le più frequenti e le più conosciute; ci sono tante altre patologie riguardanti il gomito ma che richiedono un lungo approfondimento per cui dedicheremo altri articoli per approfondire queste tematiche. Il compito del fisioterapista è determinante non solo nel curare il disturbo del paziente, ma anche nell’insegnare il gesto corretto al fine di ridurre al minimo i sovraccarichi funzionali ed evitare che il problema si ripresenti.












