Sdrùcciolo (e noioso)
Perché quegli accenti?, scrivevo ieri sera, riferendomi alla citazione di Carlo Dossi che ho riportato.
Perché Carlo Dossi, nella "Nota grammaticale" de La Colonia felice, cita Carlo Cattaneo che sosteneva che si doveva iniziare a stampare i testi con le parole accentate propriamente:
E quindi, ad imitazione dei valentuòmini del cinquecento che introdussero fra noi l’uso d’accentare tutte le voci tronche, e ad imitazione degli spagnoli che accentano tutte le voci sdrùcciole, abbiamo tentato introdurre la semplice regola d’accentare tutte le voci che non siano piane. Pertanto collo spàrgere pochi accenti, una ventina o una trentina per pàgina, ogni parola viene a manifestare la sua pronuncia. Poiché, dove l’accento non è segnato, s’intende che cada sulla penùltima sìllaba; e su tutte le altre voci tronche, o sdrùcciole o bisdrùcciole vien sempre indicato. [...] Diremo ora più partitamente come si possa col maggior nùmero di accenti far sì che tutti rimangano contrasegnati (sic). La parte di gran lunga maggiore delle nostre parole è piana. Per non prodigare gli accenti, poniamo dunque per prima règola che una parola non accentata si presume piana. Accentiamo le sdrùcciole, come da tre sècoli abbiamo preso ad accentare le tronche. Queste tre règole si rappresentano facilmente nelle tre voci sèguito, seguito e seguitò. — Per le parole bisdrucciole e trisdrucciole che sono assài disadatte e rare, valga la stessa règola delle sdrùcciole: accentarle perché poco numerose.
C. Dossi, Il Regno dei Cieli - La Colonia felice [1873 e 1874], Napoli, Guida editori, 1985
C. Cattaneo, Alcuni scritti, Vol. I, Milano, Borroni & Scotti, 1846. Online su Archive, alla pagina linkata.











