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“Fatalista, entusiasta, pigro e del segno dei Gemelli”. Ecco come si definisce Francesco Gini di Gini Parfums.
Nasce letteralmente in mezzo ai profumi. La sua famiglia si occupa di vino e di vigneti dal 1500. Non stupisce che la sua prima parola sia stata “tappo”, con buona pace della mamma.
Passa tutta l’infanzia tra i vigneti; il tempo scandito dalle stagioni del vino, l’odore della terra, dei graspi, dell’uva nel granaio ad essiccarsi. Con la nonna materna, fiorista e grande amante dei gigli, condivide l’amore per i fiori, la loro bellezza e il loro profumo. Presso la nonna paterna si divertiva ad osservare gli animali da cortile e ad aiutarla a dar loro da mangiare. E quando il nonno Romeo portava a casa un po’ di tanaceto (un’erba dal sapore amarognolo), lei preparava la sua famosa torta e le frittelle.
Con una vita in così stretto contatto e armonia con la natura, non stupisce che Francesco abbia fin da subito indirizzato la sua attività lavorativa verso il mondo dei profumi.
La sua filosofia è semplice: “se ricerchiamo l’armonia e il bello nel buon bere e nel ben mangiare, è inevitabile ricercarlo anche per la propria casa, per la propria quotidianità”. Da qui è nata l’idea della trilogia di candele create per l’Azienda Vinicola Gini. Queste candele riproducono le sensazioni olfattive che si provano nei luoghi e nelle stagioni del suo Veneto, della sua terra.
Poi è venuto il momento di aprire una profumeria tutta sua, sempre per proseguire il suo percorso personale “in forte contatto con la natura, fatto di emozioni morbide, naturali, armoniose”.
Con una tale sensibilità e circondato da così tanti amici profumieri e nasi, era inevitabile per Francesco sentire il desiderio di una linea di profumo tutta sua, con la quale esprimere una raffinatezza classica, legata alla profumeria francese, in un sapiente mix tra esperienza familiare e sensibilità personale.
A questo punto sono certa che anche voi, come me, volete saperne di più.
Renata: Come descriveresti la tua linea di profumi? Quanto c’è di te?
Francesco: Questa linea nasce come espressione olfattiva di quello che è sia l’esperienza della mia famiglia, sia l’esperienza mia nel mondo del profumo. Noi siamo viticoltori dal 1500, questo vuol dire che c’è un rapporto con la vigna e con la natura molto forte. Quando si parla di coltivazione della vigna si parla anche di tutto quello che la circonda: la natura, le persone che coltivano la terra, si crea l’identità di un luogo. Per chi è del posto la vite è un essere vivente a tutti gli effetti. Questo tipo di sensibilità, che si è affinata nel tempo, io ho cercato di tradurla nel profumo, per tradurre in fragranza le stesse emozioni, la sensazione di raffinatezza, fluidità, morbidezza. Un’espressione di quiete, nel senso di una sicurezza che deriva da una consapevolezza familiare lunga di centinaia di anni. Il mio gusto è quello tipico degli italiani, l’idea era di creare un profumo che nel momento in cui lo indossi, ti accarezzi, ti emozioni, ti identifichi, ma senza sopraffare la personalità individuale.
R.: Come scegli il naso a cui affidarti e come collaborate insieme?
F.: Io ho delle idee molto chiare e precise. Lavoro con la mente e mi immagino il bouquet, poi creo un primo ventaglio con delle basi di oli essenziali e realizzo le mie tavolozze, il mio disegno, proprio come fa uno stilista. È un bozzetto. Poi al naso do il compito di fare il modellista, di tradurre il disegno e renderlo strutturato e fisico. Questa è la mia collaborazione con il naso. Per questa linea mi sono definito designer olfattivo. Creo l’immagine e disegno l’emozione che il profumo deve evocare.
R.: Per te cosa rappresenta il profumo?
F.: Può essere qualsiasi cosa perché è uno strumento estremamente versatile. Deve essere un esaltatore di identità. Questo però presuppone che chi indossa un profumo stia già in un percorso di conoscenza della propria identità, ma non è sempre così. Per questo capita che cerchiamo dei profumi che abbiano delle personalità molto forti, perché in quel momento siamo ancora in una fase di ricerca. Il profumo quindi può essere usato anche come schermo, un tappo, una maschera, una pinza che tira fuori la personalità ancora nascosta. Quello che i miei profumi Gini Parfums vogliono fare, è accarezzare un certo tipo di emozioni, ma devono essere solo carezze!
R.: Qual è il tuo profumo preferito?
F.: A parte i profumi dei dolci (sono un goloso), negli ultimi anni sono affascinato dal profumo della rosa. Specialmente alcune rose inglesi che ho scoperto durante i miei viaggi in Gran Bretagna. Questa idea di rose in bocciolo, questa freschezza fiorita, quasi fruttata, la trovo di una grande raffinatezza. Amo anche molto l’odore di alcune spezie e l’incenso. Sono appena stato in Giappone dove ho potuto vedere il loro modo di lavorare l’incenso, molto diverso dal nostro. Si tratta di una tecnica antica che loro usano per profumare i templi e la casa. Fino a qualche anno fa mi affascinavano i profumi molto importanti, con una forte presenza, avevo bisogno di farmi vedere. Adesso invece cerco un profumo che sussurri, che lasci un altro tipo di messaggio.
E come lui stesso ha suggerito, il percorso di ricerca della propria identità procede anche attraverso la scelta di un profumo. Lasciatevi ispirare.
www.giniparfum.com
www.ginifragranze.com
Un curioso tra i profumi “Fatalista, entusiasta, pigro e del segno dei Gemelli”. Ecco come si definisce Francesco Gini di Gini Parfums
Rupert Bunny. "Sweet Idleness", 1890.
Oggi non faccio niente. Anche ieri non ho fatto niente, ma non avevo finito...
Il mio amico Gianluca, su fb.
Auguste Toulmouche "Dolce Farniente" 1877 (by Art & Vintage)

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