Il silenzio della stanza era interrotto solo dal leggero fruscio della polvere che danzava in un raggio di sole. Sulle mensole, centinaia di dorsi di cartone consumato custodivano mondi interi, vite passate e promesse mai mantenute.
Giulio passò le dita sulle costine, sentendo la consistenza ruvida della carta invecchiata. Si fermò a metà della fila, dove le sue vecchie cuffie nere riposavano sopra i vinili, quasi a voler proteggere quei solchi neri da un mondo che andava troppo veloce.
Non era solo musica. In quella collezione c’era il primo appuntamento con Susie, il viaggio in treno verso Berlino con lo zaino troppo pesante e quell'estate passata a imparare ogni singola nota di un assolo di chitarra.
Prese le cuffie, sentendo il peso familiare della plastica e della pelle. Non le collegò a nessun lettore. Le indossò e basta, chiudendo gli occhi. In quel momento, nel silenzio assoluto, riuscì a sentire perfettamente la traccia numero quattro del disco che stava toccando: il graffio della puntina, il battito della batteria e quella voce che, anni prima, gli aveva detto che tutto sarebbe andato bene.
A volte, per ascoltare davvero, non serve che la musica suoni forte. Serve solo il posto giusto dove lasciarla riposare.
-umi-no-onnanoko ( @umi-no-onnanoko )














