Viene chiamato "colorblindness" (letteralmente: cecità ai colori) l'atteggiamento di chi sostiene di non vedere le differenze tra le persone o comunque di non volerle prendere in considerazione. "Bianco, nero, uomo, donna... per me non fa differenza! Anzi, è continuando a sottolinearle che si porta avanti una discriminazione!". Forse ci sarà capitato di sentire frasi simili e/o di dirle. Di solito chi le dice ha delle buone intenzioni, vuole fare capire all'interlocutore di non essere una persona che giudica dalle apparenze. Purtroppo però, le buone intenzioni non sono sempre sufficienti. Chi dice di non vedere le diversità spesso lo dice perché è nella posizione privilegiata di poterle ignorare, il problema è che le diversità non scompaiono solo perché qualcuno dice di non vederle, così come non scompare la discriminazione. E l'unico modo per poter fare qualcosa e dare una mano, specie se si è in una posizione di privilegio, è rendersi conto che invece quelle differenze ci sono eccome. La soluzione non può essere dire che la diversità non esiste, la soluzione passa prima dalla conferma dell'esistenza delle differenze e poi dalla convinzione che le differenze non possano essere usate come giustificazione per una discriminazione (e soprattutto che diverso non è sinonimo di inferiore). Qualunque persona facente parte di una minoranza (+ le donne, che sono l'unica maggioranza trattata come minoranza) vi dirà che le differenze ci sono eccome ed è anche ignorandole anziché farsene carico scoprendo i propri bias che le discriminazioni continuano. Io sono quella che sono anche per ciò che mi differenzia da chi è più privilegiato, io vengo discriminata proprio per il mio essere differente. E sono diversa in quanto donna, in un mondo che ha il maschile come standard. Ma lo standard è anche bianco, della classe media, abile, con un corpo conforme... Possiamo dire quindi che, a parte il mio genere, per il resto incarno il privilegio. Di che utilità potrò mai essere per le altre persone, dicendo che "io non vedo le differenze"? Con che coraggio posso dire alla mia amica nera che mi racconta episodi di razzismo subito che "guarda che siamo tutti uguali, sei tu che sottolineando la differenza fai più danni che altro"? Con quale faccia posso andare dalla mia amica con un corpo grasso che è stata bullizzata perché occupava "troppo spazio" sul sedile che "i corpi sono tutti uguali, per me esistono solo le persone"? Le differenze vanno affermate e rispettate, non negate. Perché come possiamo pensare di progredire come società, se scegliamo di non vedere ciò che sta alla base delle ingiustizie? La prossima volta che, in buona fede, ci verrà da fare un ragionamento del genere, fermiamoci un secondo a pensare: è questa la cosa più utile che posso dire? È questo l'atteggiamento più utile che posso avere? PS Quando diciamo diverso... intendiamo diverso da cosa? Chi decide lo standard?
Irene Facheris








