E niente, un’altra crisetta incombe. Più importante dell’ultima, questa. Dovrei avvertire GGG, che si tenga pronto per arginare oceani di lacrime e a sopportare i giorni successivi, che mi lasciano svuotata di ogni emozione, al limite della catatonia emozionale.Â
Il motivo è più profondo, stavolta, quindi lo scossone sarà più forte. Mi sento di non aver capito un cazzo. Della vita in generale. E teniamo in considerazione che io sono una persona che sta bene, fisicamente, economicamente e psicologicamente (tranne questio episodi che ultimamente sono abbastanza periodici, che segnano il momento preciso in cui la misura è colma... e quando la misura è colma, ecco le emozioni che strabordano).
Io sono una di quelle persone che investe tutto l’investibile nel lavoro. E lo faccio 1) Perchè lavorare mi piace, ma davvero. Mi soddisfa. Mi dà quello di cui ho bisogno. O per lo meno così è stato finora. 2) Sono stata cresciuta in questo modo. I miei genitori avevano un’attività e io ci sono letteramente cresciuta dentro. Mi è stato trasmessa l’importanza e la dignità che ti deriva dal lavoro fin quando ero piccolissima.Â
Ma adesso mi son proprio stancata. E’ come se si fosse rotto qualcosa nel mio sistema di valori e priorità . Vedo costantamente gente meno preparata, che si impegna meno, che lavora peggio andare avanti a me. E non lo dico per dire: è proprio il mio lavoro valutare l’andamento della produttività dei dipendenti. Parlo con cognizione di causa. E allora dov’è l’inghippo, se sono io che valuto? Sarebbe tanto facile stroncare chi non vale e premiare  chi vale.. E invece, anche qui, come in tutto, sono piena di vincoli. Ed il vincolo maggiore è il mio titolare, che premia tutti per non scontentarli. Giuro. Testuali parole. E mentre lo dice, mi guarda in faccia. A me, che sono stata messa a fare un lavoro che ODIO, oddio quanto lo odio. Che non ho un aumento da 2 anni, anche se ho ottenuto gli obbiettivi che mi erano stati fissati nel 2015 e nel 2016 (oh yes, mi erano stati promessi dei premi economici che non mi sono stati erogati), che non manco un giorno a meno che non sia veramente necessario, che prendo le ferie in linea con le necessità aziendali, più che con le mie. A me, guardando in faccia me, dice che a questa risorsa deve essere erogato un premio perchè non vogliamo che faccia casini. Che a quest’altra deve essere dato uno scatto contrattuale perchè ce lo chiede e se non glielo concediamo chissà cosa fa. Magari si licenzia in tronco o magari va dai sindacati... A me. Che non ho nessuna prospettiva di crescita, nè di soddisfazione...Â
E io so di avere, comunque sia, una posizione privilegiata, rispetto chi non ha un lavoro. Quindi non mollo...Â
Ma mi sta venendo il dubbio di non aver capito niente, della vita, degli obiettivi che dovrei darmi, delle cose cui aspirare...
Dovrei farmi una famiglia, per colmare questo vuoto? Non mi sembra la strada più saggia... se costruisci il tuo castello in un terreno eroso, non verrà su niente di buono...Â
E allora cosa devo fare? Ho un mutuo fino al 2033, non ho molto spazio di manovra...
Devo diventare anche io una persona così? Che va avanti nella vita, nella carriera, perchè gli altri hanno paura che possa combinare casini (intesi soprattutto nel senso malizioso del termine) e non per valore?