Sibariti
Durante i giorni di pioggia, al mare, le persone si studiano dai balconi. Alcune preferiscono affollare i supermercati o i negozi di elettronica, in cerca di un bisogno che, durante le precedenti giornate, passate in spiaggia e in carissimi ristoranti, non avevano assolutamente. La maggior parte di loro, invece, stende i panni, rassegnandosi al fatto che non si potrà andare al mare solamente dopo le quattro del pomeriggio. Quando cioè i bar di fianco al loro garage iniziano a sonnecchiare in attesa di servire un corposo aperitivo. Anche se il tanto agognato sole spuntasse, poniamo, alle quattro e un quarto, squarciando all'improvviso le nuvole cariche di pioggia, per una questione di principio non ci andrebbero, in spiaggia. Perché ciò comporterebbe trasformare una giornata di lettura, di panni lavati, di pulizie, di speranza, in una giornata qualsiasi, uguale a tutte le maledette giornate di mare di tutte le persone che vanno in vacanza abitando in condomini costruiti in serie, che hanno di solito come nome un segno zodiacale e vengono amministrati da introvabili geometri.
Gli inquilini in villeggiatura, durante le giornate di pioggia nelle località balneari, si studiano dai balconi, facendo caso a comportamenti che non potrebbero osservare in altre occasioni. Si comportano in modo astruso sino a perdere l’orientamento. Dov’è il mare rispetto a noi? Dove abbiamo parcheggiato? L'uscit dell'autostrada sarà ancora dove l'abbiamo abbandonata dieci giorni fa? Perché non ho partecipato alle gare di orienteering alle medie, dove ti lasciavano, con altri cinque o sei babbei che non erano stati in grado di qualificarsi alle fasi cittadine della corsa campestre di novembre, in un parco con una bussola, un taccuino e una bottiglietta d’acqua e ti dicevano di impegnarti a raggiungere diversi obiettivi, sparsi tra quel verde, in mezzo a nonni e nipoti incauti a passeggio?
Hoffenheim è una frazione di un centro più grosso nella regione di Karlsruhe, letteralmente “il riposo di Carlo”. Per rendere l’idea, è come se il Chiesa Rossa, frazione di Milano posta tra Milanofiori e la fermata della metropolitana di Romolo, disputasse i gironi di Champions League. Dopo averlo fatto giocare un paio di stagioni con sé, il Bayern gira a questa squadretta dallo stemma biancoblu il più grande giocatore austriaco di tutti i tempi, figlio di un rapper e di un’infermiera. Si chiama David Alaba e fa il difensore. Laterale. Ha piede, tiro e corsa, e gioca a tutto campo. Da sempre. Da quando gli osservatori bavaresi lo videro all’opera nell’Austria Vienna e lo portarono ai margini della Foresta Nera. Uno spostamento quasi cinquecento chilometri appena giù dalle nostre Alpi.
Gioca da terzino sinistro in Germania e in Europa, ma quando si tratta di difendere i colori della propria nazionale, una tra le più pioneristiche di sempre nella storia del calcio, viene utilizzato ovunque. Si occupa lui dei calci piazzati, mette dentro assist pesanti. Almeno sino a quando al Bayern Mats Hummels occupa la posizione di centrale: una volta ceduto il longilineo difensore, infatti, diventa lui il perno della retroguardia, permettendo alla società un fortissimo risparmio economico per rimpiazzare quel ruolo.
Dopo dieci anni da idolo, divenne uno strazio lasciare Monaco di Baviera. Tutti lo pensarono incupito e lasciato alla mercè degli eventi, ma arrivato al Real Madrid, sempre come centrale difensivo, prese persino il numero quattro di Sergio Ramos, in barba ad ogni discorso su fede e appartenenza.
Alcuni, durante i giorni di pioggia al mare, si recano nelle diverse agenzie immobiliari sparse nella località nella quale si trovano, a far che cosa nessuno lo sa. Ad informarsi su prezzi che non potranno mai coprire, a guardare negli occhi chi lavora in agosto, a due passi dal mare, mentre fuori i ragazzini si puliscono i piedi dalla sabbia alle fontanelle sotto al lungomare per non sporcare in casa, mangiano gelati e si sparano con le pistole ad acqua.
Com’è differente, Vienna, dal resto dell’Austria. Succede spesso, in Europa: la capitale non ha nulla a che spartire col resto della sua nazione.
Le lavatrici, intanto, nelle case al mare durante le giornate piovose, girano sino quasi a fondere, per recuperare i lavaggi saltati durante i giorni in cui il sole rendeva sibariti i suoi adulatori. Vengono lavati i pavimenti, vengono ripassati i fornelli, le camere da letto pendono aria. Si riprende addirittura a cucinare qualcosa.
In inverno, presi dagli impegni di tutti i giorni, si pensa spesso alla casa al mare chiusa in se stessa, coi rumori che arrivano dalle strade e dagli abitanti locali. Siamo degli egoisti. Siamo dei sibariti, all’occasione.
Si pensa a come la si sia inesorabilmente abbandonata, pur abitandola per giorni interi.













