" Poi recordo che era la matina del 2 novembre. Il bulletene di querra non parlavino altro che di una crante vittoria per l'italiane. Io sempre diceva fra me: «Che fosse brutto morire l'ulteme ciorne della querra…» Perché sempre ni morevino soldate. Così, quel giorno, antiammo sopra li montagno del picolo paese di Roceni*, e tutte li abitante delle campagni erino secure nostre nimice, e li oficiale ni dicevino: «State atente quanto entrate nelli case, che macare l'acqua vi puono avvelinare». E così pasammo la notata del 2 novembre. E come aciornavo quella benedetta ciornata del 3 novembre, che magare neanche nebia c'era, e c'era magare il sole, dall'aria abiammo visto passare tante apareche basse basse, che si vedievino magare li pilote, che butavino manefestine che c'era scritto: «L'Austria e la Cermania hanno perso la querra. La Francia valerosa, con li armate francese, hanno desfatto li armate tedesche. Il Bercio e l'Olanta si avevino librato». E noi tutte, vedento queste manesfestine, la faciammo a botte per poterene prentere più assai e bacialle e salvalle de portafoglio per recordo. E presemo coraggio e alecria e cantammo canzune e aballammo pietre pietre, immienzo a quelle monte.
Mentre più tarde, verso mezzociorno, hanno passato altre apareche che botavino altre manefestine, più belle ancora di quelle che avevino butato di matina, che dicevino: «Da oggi, il ciorno 3 novembre alle ore 3, soldate di tutte li corpe e di tutte li specie, ene proibito di sparare al nemico per fatte di querra, perché li austriece hanno abandunato tutte li arme e la 3 Armata ha ocupato Trieste, e Trento si allebrato da sola, perché li austriece hanno deposetato li arme»*. E così, recordo che quella ciornata, verso li ore 3, ci trovammo nel paese di Rocegni, e ci abiammo preso, doppo tante pene che avemmo visto, questa crante cioia! Che, con la contentezza e l'allicria, tutte piancemmo, penzanno che la querra era termenata, penzanno che restammo vive con questa sanquinosa querra! "
*Roncegno. ** Il cessate il fuoco fu fissato per le ore 15 del 4 novembre [1918].
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Vincenzo Rabito, Terra matta, a cura di Evelina Santangelo e Luca Ricci, Giulio Einaudi Editore (collana ET Scrittori), 2021¹², pp. 115-116.
[Prima Edizione: collana Supercoralli, 2007]

















