NOVARA JAZZ, DIARIO DI BORDO.
Forse due concerti al giorno non leveranno il medico di torno, ma certo aiutano molto lo spirito, soprattutto se si tratta di due brevi ma intensissimi concerti come quelli che ha offerto oggi Novara Jazz. Il primo in un assolatissimo mezzodì, al fresco del gigantesco cedro di Villa Picchetta a Cameri, come da tradizione. Glauco Benedetti alla tuba, Filippo Vignato al trombone e Stefano Tamborrino alla batteria. Ho un mio personale e per me infallibile indice di giudizio per valutare le sonorità del jazz di ricerca: quando a vibrare è anche il silenzio, quando il silenzio non è più mancanza di musica, ma musica esso stesso. Grande magia di questi tre eccellenti musicisti, che si sono fatti permeare da questa silenziosa campagna e da questa implacabile pianura. Un trombone e una tuba che dialogano con una batteria raffinatissima, secca, precisa, sicura e non invasiva. Questa sera, al Museo Faraggiana, tra i cimeli naturalistici ed etnografici delle raccolte Faraggiana e Ferrandi, ecco il fiato infinito di un grandissimo musicista, Dan Kinzelman: tre-quattro note ininterrotte che fanno vibrare il fascinoso interno del museo e gli animi dei tanti ed attenti spettatori. Allampanato, concentratissimo, anche un po’ ascetico, Kinzelman ha portato a spasso le sue poche note, il suo sax e gli spettatori che hanno voluto seguirlo, in giro per il museo, pifferaio magico senza piffero, ma con un sax mistico. Come ha giustamente detto Corrado Beldì introducendo la performance di Dan Kinzelman, la sua cifra è la tensione, aggiungerei quasi una lotta contro una resistenza esterna, quella che la banalità del mondo oppone alla capacità di sentire. Due concerti intensi che, benché non facilissimi, hanno avuto un notevole successo di pubblico. Parte bene Novara Jazz 2017 e non poteva essere diversamente…














