Il culto degli eroi nella religione greca
Cercheremo ora di descrivere il profilo degli eroi e il culto che esistette in Grecia nei riguardi di queste figure particolari, dal momento che gli eroi sono spesso figli degli Dei.
Dobbiamo anche dire che il culto degli eroi costituisce una caratteristica interessante della religione greca. In ultima analisi, l’eroe si colloca esattamente a metà strada tra gli uomini e gli Dei.
A parte rare eccezioni, l’eroe greco è in genere e originariamente un mortale vissuto nell’epoca gloriosa e chiusa per sempre del mito. Tuttavia, l’eroe è anche figura per antonomasia del superamento del limite.
Rappresenta la sfida agli Dei e alla mortalità. Tra l’altro, si può anche dire che l’eroe plasma una realtà nuova che influirà su quella umana. Il primo requisito che si chiede agli eroi è l’appartenenza a un'età lontana e mitica.
Deve trattarsi di un mondo inattingibile, irrimediabilmente separato dalla storia e dallo scorrere del tempo. È questo il presupposto ineliminabile: la distanza temporale diventa necessaria molto più dell'impresa eroica.
È la distanza che permette la creazione del mito, l’idealizzazione di un passato remoto che non può tornare, ma che può essere oggetto di un memoriale collettivo.
Questo non impedisce che si creino vere e proprie generazioni eroiche e che il modello eroico sia in seguito applicato a personaggi reali. Il dibattito sull’origine del culto degli eroi è tutt’ora in corso.
In passato si credeva che il culto eroico fosse una continuazione del culto dei morti di età micenea. Oggi la tesi di Rohde è ritenuta superata, ma si riconsidera il legame tra il culto degli eroi e quello degli antenati.
Una parte notevole di studiosi tende a credere che il culto fiorì grazie alla circolazione dei poemi omerici e all’esaltazione di figure guerriere protette dagli Dei. In Omero tracce di culto eroico sono già presenti.
Omero conosce la categoria di semidio ed eroi databili a un'età molto anteriore rispetto ai guerrieri di Troia. Si può citare il caso di Eretteo e di Academo, personaggi appartenenti a generazioni precedenti.
Si avvertì forte l’esigenza di attribuire alle tombe di antenati eroici poteri protettivi e salvifici. Il culto è stato messo in relazione con la nascita della città e col formarsi di una nuova coscienza collettiva.
La città cercava negli eroi una categoria paradigmatica e un importante legame tra aristocratici e antenati di antica memoria. L’eroe così si trasforma in un progenitore di prestigio per famiglie nobiliari.
Spesso l’eroe è venerato da singoli individui o singole tribù senza perdere la sua appartenenza alla comunità. In certi casi, il culto può essere impiegato come motivo di riscatto storico o rivendicazione.
È il caso di Aristomene, eroe patriottico della ribellione dei Messeni contro Sparta. La sua figura fu politicamente recuperata durante la seconda guerra messenica proprio in funzione antispartana.
La categoria eroica acquisisce nuove forme col tempo, a seconda del contesto locale e dei significati che ogni comunità attribuisce al passato. Eroi sono quanti sono riconosciuti tali dalla comunità.
Eroi sono anche tutti quelli in età storica che si sono resi protagonisti di imprese gloriose. Esiodo parla di cinque età della storia, inserendo l’età eroica caratterizzata da modelli di comportamento perfetti.
I Greci facevano risalire l’età eroica all’eredità sbiadita dell’età micenea, un'era di agio, ricchezza e potere ormai tramontata. Era abbastanza facile attribuire quel passato al fascino del mito.
Dall’VIII secolo a.C. i Greci hanno sentito l’esigenza di definire la propria identità religiosa utilizzando la figura dell’eroe. L’eroe apparteneva a una dimensione sovrastorica a cui l’uomo può solo richiamarsi.
La tomba dell’eroe aveva grandissima importanza, poiché sfuggiva alla dimensione privata del lutto per radicarsi nel territorio e diventare luogo di culto pubblico.
L’eroe diventa sacro nell’ora della morte. Spesso designato come “theos”, è destinatario di sacrifici e offerte proprio come gli Dei, appartenendo però alle potenze ctonie della terra.
Generalmente il rituale è accompagnato dal racconto delle sue gesta, e spesso l’eroe compare come fondatore del culto. Il mito costituisce il materiale narrativo indispensabile per il rito.
Un'altra caratteristica è la politicizzazione dell’eroe. Un esempio concreto è il culto di Teseo ad Atene, con onori e sacrifici tributati ogni anno a fine ottobre in ricordo della sua vittoria.
Si intravedono chiaramente gli stretti legami tra il culto eroico e quello della polis. Per comprenderlo appieno, bisogna inserirlo nel contesto religioso e sociale della singola città.
Nella propaganda ateniese del VI secolo, Teseo svolge un ruolo di primo piano come eroe politico. Questa pratica non era limitata ad Atene, ma riguardava anche la grande rivale Sparta.
Nel caso degli Spartani, Licurgo venne divinizzato dopo la sua morte ricevendo giochi e onori annui. Una figura tra storia e leggenda guadagna così onori eroici per la sua attività legislativa.
Prof. Giovanni Pellegrino















