di vinello avanzato e di bambini cavallo
La serata sembrava perduta, dopo aver passato ore sul sito de Le Iene in cerca dei tanti errori di comunicazione delle notizie: ormai è diventato il mio passatempo preferito cercare i modi bizzarri in cui si riesca a fare disinformazione, trasmettendo messaggi in modo parziale e fazioso, sfruttando l'ignoranza delle persone in prima serata al fine di farli votare, come fossero delle bestie da macello che vengono ingozzate prima di farci il prosciutto.
Ero sola in camera e mi sono resa conto alle nove di non aver cenato. Sono andata in cucina e ho raggiunto la mia coinquilina, abbiamo mangiato qualcosa insieme e siamo finite a parlare del più e del meno. Poi abbiamo messo qualche video su YouTube e ben presto l'algoritmo ci ha guidate verso il magico mondo degli archivi di Nemo e di Realiti, con i loro servizi su sessualità e perversioni. È strano scambiare opinioni sul tradimento, sul BDSM, sui bordelli con le bambole, specialmente con una ragazza senza alcuna esperienza sessuale, quindi praticamente per la maggior parte del tempo c'è stato solo un tentativo di spiegare le cose da un punto di vista scientifico (avvalendomi della mia laurea per la prima volta da quando vivo qui), nonché sociologico.
"Ma che strano deve essere farsi una bambola? Cioè ha i piedi molli, ma non se ne accorgono?"
Non ha tutti i torti, è difficile spiegare il concetto di sottomissione, del desiderio di poter fare ciò che si vuole ad un vero e proprio oggetto che, per l'appunto, non può opporsi, anzi subisce passivamente ogni decisione per poco meno di 90 euro l'ora, non lo si può spiegare a chi del sesso non ha esperienza. Che poi scoparsi un corpo morto possa essere terrificante è un altro discorso, ma qui si parla di meri istinti animaleschi, lasciamo i giudizi un attimo da parte.
"A Torino hanno aperto un bordello di bambole, sai?" dico
"E com'è? Funziona? È bello farsi una bambola?"
Il fatto che lei pensi io ne sia stata cliente la dice lunga sull'impressione che io le stia facendo finora, ma mi diverte.
"No guarda, se devo farmi qualcosa con arti strani vado nel sotterraneo delle Molinette e risparmio soldi" rispondo dando un altro sorso al vino, poi scoppio a ridere da sola, dando per scontato che anche chi vive fuori Torino conosca questa leggenda, che gira da anni e nessuno ha mai fermato: i bambini cavallo. E mi sovvien l'eterno, mi manca la mia città e divento un pelo triste.
"Ma l'hanno chiuso" dice lei, che evidentemente lo ha cercato su internet.
Mi risveglio dal viaggio mentale e penso che porca miseria, una cosa interessante avevamo fatto e ce la siamo già brasata.
Boia faus.










