— Non tutti soffrono del bisogno compulsivo di classificare, organizzare ed etichettare tutto il mondo intorno a loro. Lo sai? — No.
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Siamo strani noi umani, con le nostre manie di classificare, categorizzare, dividere.
Eppure, molto del nostro mondo non può esserlo. Basta prendere un piccolo, piccolissimo esempio: i colori.
Inizialmente vi sono quelli primari: il blu, il giallo e il rosso. Eppure non esistono solo questi colori. Se mescolati tra loro, infatti, se ne otterranno altri: il viola, verde, marrone e via discorrendo. Poi esistono sfumature di verde: verde smeraldo, verde palude, verde giada...
Esistono combinazioni, forse infinite.
Ed è proprio così che è il nostro mondo, che sono le nostre scelte: derivano da delle situazioni di base, primarie, che poi si diramano in un mondo ben più complesso, spesso facendoci ricredere sull’esistenza di una categoria. Facendo vacillare i nostri principi, i nostri credo.
"Quella del vedere è una sentenza, che non è meno definitiva di quella emessa da un poliziotto o da un giudice che indossi la toga d’ermellino. Lo sguardo decide del mondo. (...) Perché è questa la tentazione irresistibile del vedere, quella di classificare il mondo. Classificare significa trasformare ogni entità vista in un caso di una classe più generale. Da notare, ed è un punto decisivo, che al mondo non esistono le classi con cui categorizziamo le entità del mondo; c’è questo vivente sulla banchisa, c’è questo ailanto cresciuto sulla scarpata della ferrovia, c’è questo mammifero bipede proteso verso l’altro bipede piumato. Nel mondo esistono singolarità, non esistono classi e categorie. È quindi lo sguardo che impone alle entità del mondo di collocarsi all’interno di una classe – che in fondo non è altro che una sorta di prigione concettuale – anziché dentro un’altra."
Felice Cimatti
L'essere umano classifica tutto ciò che è diverso come: una minaccia.
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Un’inedita sul podio della Qualità della vita 2014: a conquistare il primo posto della classifica sulla vivibilità nelle province italiane è Ravenna, da anni nel gruppo di testa ma mai in zona medaglie, salvo nell’anno del debutto della ricerca, il 1990, quando arrivò terza dopo Belluno e Gorizia.
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L’opportunista è così preoccupato di essere classificato, da stare a ponderare le conseguenze più che agire, in pratica un sinonimo di immobilismo.
F.B.Z.