Fateci caso: ormai l’addebito fatale lo ritroviamo sistematicamente rivolto a bersagli che si staccano dalla media, dalla mediocrità del mainstream. Dunque, in bocca a persone che si atteggiano al genuino e al popolare proprio in quanto inadeguati; tragicamente consapevoli delle loro personali carenze in materia di gusto e maniere. Carichi di risentimenti verso persone e contesti che mettono impietosamente in evidenza le loro imbarazzanti manchevolezze. Nel dibattito politico l’addebito si rivolgerà necessariamente contro i disturbatori del luogo comune; le confortanti certezze del banale e dello scontato in cui trovano rifugio gli arrampicatori sociali che sperano di fare carriera in quanto propugnatori del pensiero corrente. Pensiero Unico, di questi tempi in cui il controllo sociale tende sempre di più a esercitarsi attraverso l’omologazione delle rappresentazioni. Un identikit che si adatta perfettamente alla figura di Roberto Cingolani; questo presunto scienziato e molto impresario di Palazzo, dichiarato “grillino” dal falso profeta confusionista Beppe Grillo, che certamente non è chic con quel suo aspetto trasandato. E in quanto a radical, lo è soltanto nel senso opportunistico di attaccare il carro dove vuole il padrone. Ovviamente a fronte di consistenti vantaggi carrieristici. Lo ha fatto come direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologie; lo fa da ministro della transizione ecologica, da svendere per gratificare l’interesse dei padroni a spremere fino all’ultima goccia le energie fossili e produrre CO2. Dunque, secondo l’ineffabile ometto gli ambientalisti sarebbero soltanto degli esecrabili ostentatori della pervicace volontà di andare controcorrente; dei pericolosi cacciaballe, le cui denunce rispondono solo a velleità irresponsabili di “fare i fenomeni”. E lo dice mentre le stagioni impazziscono, i contagi falciano milioni di vite umane e l’inquinamento industriale favorisce il diffondersi di varianti virali, i ghiacciai eterni si sciolgono e l’innalzamento dei livelli marini minacciano (per ora) la sopravvivenza delle città costiere. Ma dire il contrario risulta intollerabile per chi trae vantaggi incommensurabili dal mantenimento di una tale situazione sul bordo del precipizio. Ed è pronta a gratificare il negazionismo alla Cingolani. O meglio, la criminale riproposizione dell’argomento capestro, che già tante volte abbiamo visto produrre vere e proprie mattanze; per esempio all’Ilva di Taranto: mettere in contrapposizione la tutela dell’ambiente e la difesa del posto di lavoro in condizioni di indicibile pericolo da inquinamento
Cingolani, ben poco chic ma molto radical nell’assecondare i potenti
Il ministro della transizione ecologica non perde occasione per gratificare l’interesse dei padroni a spremere fino all’ultima goccia le energie fossili e produrre CO2.












