âUn poâ di luce ci riconduca allo splendoreâ. Visita a Mary de Rachewiltz, ovvero: quando Ezra Pound era agghindato come un puttoâŠ
Quando la strada asfaltata termina, il sentiero prosegue sotto il sole â sembra in effetti di essere ai Tropici con questa temperatura, piĂč che in Tirolo.
Un passo dopo lâaltro, lentamente il castello di Brunnenburg si avvicina, con il solido corpo centrale quadrato, i merli rivolti al cielo e i mattoni bruniti coperti dâedera, gli alberi altissimi che arrivano a sfiorare i cornicioni, le torri rotondeggianti e lo slargo calcinato che si presenta al visitatore dallâingresso. Dâaltronde sono le quattro del pomeriggio e, tranne gli alberi e i fianchi del monte piĂč o meno tutto sembra avvolto in biancore perlaceo.
Al cancello declino il mio nome alla giovane che accoglie i visitatori (attratti dal castello e dalle tracce poundiane): mi accompagnerĂ subito, dice, la signora de Rachewiltz mi sta aspettando. Solo un secondo per far entrare due turisti con lo zaino e lo sguardo stordito dal sole. Poi andiamo. Sono molto in anticipo ma so che a Mary de Rachewiltz non dispiacerĂ , anzi.
Lei Ăš la figlia di Ezra Pound, il poeta dei Cantos, e della violinista Olga Rudge: qualche amico veneziano se li ricorda ancora, seduti al bar Cucciolo alle Zattere. La loro casa era poco distante.
Ingresso al castello: il faccione di Ezra Pound secondo lo scultore Henri Gaudier-Brzeska
Dopo il cortile con un gelso dai frutti bruni, si arriva al pino gigantesco che sta a guardia dellâentrata principale: sotto, nellâombra, la celebre scultura di Pound di Gaudier Brzeska sembra dare il benvenuto ai visitatori. Severa, scura, essenziale: giĂ racconta un tratto di storia poundiana.
Mary de Rachewiltz non Ăš âsoloâ la figlia di Ezra Pound, ne Ăš anche la traduttrice, colei che sola ha potuto orientarsi e dare un ordine alla massa fiammeggiante dei Cantos per renderli in italiano, lei stessa poetessa, scrittrice, traduttrice e donna straordinaria e cosmopolita, gran dama di un mondo scomparso e genio tutelare di ricordi e lasciti dellâuniverso di Pound. Parla diverse lingue, sposĂČ molto giovane lâegittologo principe italo russo Boris de Rachewiltz, ha tradotto opere di E.E. Cummings, Robinson Jeffers, Ronad Duncan e Denise Levertow, pubblicato parecchi volumi di versi.
Oltre a donare gran parte della collezione di manoscritti, libri e oggetti di Pound allâUniversitĂ di Yale (curĂČ lâArchivio Pound alla Beinecke Library per 25 anni) ha dedicato la propria vita allâopera del padre, anzi, di âPoundâ come lo chiama e ancora oggi a quasi 95 anni (âormai posso dichiarare la mia etĂ tranquillamenteâ) non smette un solo giorno di leggere i Cantos, di ordinare la mole imponente dei documenti di Pound, di venerarne la memoria. E poi i Pisan Cantos dalla âmusicalitĂ intraducibileâ, perchĂ© i Cantos non finiscono mai, al contrario, âi Pisani sono infinitiââŠ
Ha tentato diverse volte di dissociare il nome del poeta dalla famigerata âCasa Poundâ â âPound una vera casa, tra lâaltro, non lâha mai avutaâŠâ â e non ci Ăš riuscita. Come suo padre, riceve chiunque desideri di parlare con lei di letteratura o le chieda un consiglio o un parere su quanto va scrivendo. Da letterata autentica esorta i giovani ad andare dai poeti, dai âmaestriâ, e parlare con loro prima che sia troppo tardi: âanche Pound sosteneva che bisogna andare a trovare i grandiâŠâ.
Io la conobbi anni fa per un mio piccolo scritto sul poeta, che conteneva diverse imprecisioni ma di cui lei notĂČ â se non altro â la serietĂ degli intenti: quando ci presentarono mi allargĂČ le braccia come rivedesse unâamica da tempo lontana. Negli anni seguenti ci siamo tenute in contatto: lei mi dava consigli su studiosi poundiani, io le inviavo i miei scritti e soprattutto quelli veneziani, pubblicati o da pubblicare. Sulla poesia e su Venezia ci siamo davvero incontrate: Venezia anche se non ci si sta sempre Ăš una postura dellâanima, unâattitudine della mente e del cuore. E queste non si possono dimenticare: le si ha o non le si ha. Sia Mary sia io le abbiamo. Un poâ come Croce si era âfatto unâanima dantescaâ noi ci siamo âfatte unâanima venezianaâ: si ricorda di Calle del paradiso, rivendica a sĂ© alcuni luoghi, alcune tinte di quel libro.
Il personaggio femminile âsono ioâ mi scrisse, in un biglietto coperto in ogni millimetro della sua grafia irregolare e soprattutto dei suoi pensieri criptici, degni di Pound. Ancora oggi quel biglietto resta per me un enigma, un meraviglioso enigma âalla Poundâ che, tra le tante divine qualitĂ , possedeva anche un robusto e sottile senso dellâumorismo: con la genialitĂ , sua figlia lâha evidentemente ereditato nel proprio patrimonio genetico.
Il castello dove vive Ăš diviso in varie dĂ©pendances: un paio ospitano vari musei dellâagricoltura, in unâaltra zona si apre la scenografica sala dei cavalieri, nel cortile interno la bellissima fontana con ippogrifo appollaiato sul piccolo lago verde dellâacqua riceve visitatori casuali, letterati, studiosi, vicini di casa. Infine câĂš la âstanza di Poundâ, che raccoglie le sedie a sdraio fatte a mano dal poeta â era, tra lâaltro, un eccezionale bricoleur â, le tesi di laurea scritte su di lui, le lettere di Hemingway, degli editori e colleghi poeti e scrittori, i manoscritti (alcuni inediti). Le migliaia di volumi poundiani sono disseminate in questa stanza dalle pareti altissime, nel soggiorno con il divano azzurro dove Mary de Rachewiltz riceve gli ospiti e nel suo appartamento privato, abbarbicato sopra la torre tondeggiante. Câera solo da immaginarlo che questa creatura impavida avrebbe scelto di abitare nel lato piĂč scomodo e impervio dellâintero castello.
Il soggiorno dalle ampie finestre che guardano la valle sottostante e il divano azzurro (âlĂŹ mia madre stava distesa e apriva le tende per mostrare il panorama a chi veniva a trovarlaâ) ospita unâimmensa collezione di scarabei egizi, di tutte le forme e colori, ritratti di famiglia alle pareti opera di una nipote e ancora unâinfinitĂ di libri: i libri sono ovunque in questa dimora, non solo ricoprono le pareti dal pavimento al soffitto ma stanno accumulati in pile sistematiche, escono da ogni cassetto, occhieggiano da sotto un tavolo, una scrivania, una sedia.
Paola Tonussi insieme a Mary de Rachewiltz, la figlia di Pound e custode della sua memoria
Parliamo a lungo: dei Cantos, di come Pound scriveva, di come lâhanno trattato (âuna ferita ancora apertaâ per Massimo Cacciari), di San Michele dovâĂš sepolto. Parliamo un poco in italiano e un poco in inglese â molto poundiano tutto questo â e di Venezia, dove Mary torna almeno una volta allâanno per lâanniversario del funerale di Pound.
VerrĂ anche questâanno e di certo câincontreremo di nuovo: Alessandro Rivali (lâamico poeta che ha pubblicato le conversazioni con lei sotto lo splendido titolo desunto da Pound, Ho cercato di scrivere paradiso) e io speriamo di convincerla a venire anche alla presentazione veneziana del libro. ChissĂ , forseâŠ
Ma sono troppo belli i versi di Pound, per non citarli tutti:
I have tried to write Paradise
Do not move
Let the wind speak
that is paradise.
Ho cercato di scrivere Paradiso
Non ti muovere,
Lascia parlare il vento
Questo Ăš Paradiso (Canto CXX)
Mary mi mostra alcune foto rarissime (e inimmaginabili) di suo padre nellâabitino a balze di pizzo del battesimo: ce lâha ancora e deve tirarlo fuori, lavarlo e inamidarlo per lâultima nata di famiglia. Fa impressione vedere il mostro sacro del Novecento e della letteratura di ogni tempo abbigliato da pupo vittoriano: un infante minuscolo sotto le arricciature dei pizzi ma dallâocchio giĂ vivido. Sua figlia gli somiglia in modo sorprendente: negli occhi e nel carattere forte, nella voglia di perfezione che sottende ogni verso tradotto, nella dedizione totale alla poesia.
Mary de Rachewiltz mi offre tĂš bollente o acqua e menta, posso scegliere, e sorride ancora quando opto per il tĂš, rigorosamente al latte â âfa caldo, ma pare giovi contro il caldoâ â in un servizio di porcellana finissima che avrebbe fatto la gioia di Gozzano. Mi mostra lâarchivio, una cassettiera cubica contenente patrimoni: âpare che non lo possa donare a Yaleâ, che adesso non possa piĂč lasciare lâItalia. âMa il governo italiano cosâha mai fatto per Poundâ? Tuttavia alla sua etĂ non vuole piĂč lottare contro schemi, pregiudizi e burocrazia: lâunica cosa che le importa Ăš finire di ordinare lâarchivio, avrebbe bisogno di qualcuno che lâaiuti, âma lavori davveroâ. GiĂ : âNon importa quale sia lâidea di un uomo, ma a quale profonditĂ abbia quellâideaâ affermava Pound.
A Brunnenburg lui ha vissuto dal 1958 fino alla morte, con pause a Venezia. In queste stanze ha terminato i Cantos, il poema immenso che ha dato allâAmerica la sua Divina Commedia. Qui il vecchio dallâaspetto di profeta che quasi non parlava piĂč cercava il âsuo paradisoâ, la âluceâ, lo âsplendore del cuoreâ. SĂŹ, perchĂ© sosteneva che âBeauty is difficultâ, âLa Bellezza Ăš difficileâ e lui alla fine voleva trovare la pace, esser lasciato solo a âcontemplareâ. Il castello era diventato un rifugio, uno scrigno e un modus vivendi:
il tempio Ú sacro perché non Ú in vendita (Canto XCVII)
Ho detto a Mary come il frammento che apre il libro di Rivali,
Hast thou 2 loaves of bread
Sell one + with the dole
Buy straightaway some hyacinths
To feed thy soul.
Se hai due pani
vendine uno e con la mercede
compera subito giacinti
per nutrire la tua anima
mi ricorda una frase della Campo: âIl destino non Ăš nel campo che si possiede ma nella perla per cui si vende quel campoâ e la trova dâaccordo questâanalogia nellâanima, quel suo peso specifico con cui veniamo al mondo. Per alcuni Ăš un dovere, questo âfeed the soulâ, questo nutrimento dellâanima, o Ăš quasi una predestinazione e poi âparlare piĂč lingue Ăš avere piĂč culture di riferimentoâ. CosĂŹ mi versa unâaltra tazza di tĂš, se lo gradisco.
Ti guarda, Mary de Rachewiltz, con gli stessi occhi azzurro cristallo e lo stesso sorriso di Ezra Pound. Poi chiude il libro, âSĂŹ, I have tried to write Paradiseâ ma non avrebbe voluto vedersi in copertina: câĂš un fondo di timidezza in questa donna che ha conosciuto tutti nellâarte del Novecento e di cui lei stessa fa parte, una discrezione che ha qualcosa di commovente, un raffinatissimo savoir faire che parla sottovoce in un mondo capace solo di travolgere e urlare, un senso di appropriatezza che ti lascia un segno dentro per non farsi dimenticare.
Le ho portato un manifestino e il programma di un ciclo di conferenze su Pound e i suoi artisti tenutosi alla Tate Gallery a Londra, nellâanno 1985: avevo frequentato assiduamente quegli incontri con la mia amica Anna. Mary non ce lâha e glielo offro subito: lei accetta poi rifiuta, meglio lo tenga tu â dice â âqui ho giĂ troppo a cui badare e se dovessi averne bisogno, so dove trovarloâ. PerĂČ me lo sigla: âVisto, si tenga! â MdeR.â E non manca con generositĂ â la stessa generositĂ del padre â di donarmi un volume di suoi versi con dedica.
Nei suoi versi si legge di una natura amica e misteriosa:
âŠla vista
Sui monti Ăš tanto vasta che lâorecchio
âpari suono ampio chiedeâ (Anchâio vorreiâŠ)
un âregno di fioriâ per âcondurci a suon di fogliaâ (Nel regno dei fiori), un grande amore per le montagne intorno alla propria casa:
affinché duri la viva siepe
di musica che cinge
il castello. (La viva siepe)
E poi sempre nella lingua magica della poesia traluce in filigrana la preoccupazione per lââoperaâ, âlâopera di Poundâ:
âŠOra
chiedo di non spezzare
il filo serico che
mi accingo ad annodare. (Hai forzato la soglia)
Le ore vanno troppo veloci.
Ci tiene ad accompagnarmi al cancello malgrado il caldo feroce, che non accenna a diminuire: âMia madre mi diceva: bisogna darsi delle regole and then⊠stick to it! So Iâll stick to it!â ossia attenersi alle regole che ci si Ăš dati. Una âregolaâ di Mary Ăš, dopo lo studio, camminare sempre tutti i giorni.
Scendendo, passiamo accanto al tavolo e alla panchina dal sedile inciso con due versi dal Canto CXVI:
A little light, like a rushlight
to lead back to splendour
Un poâ di luce, come un barlume
ci riconduca allo splendore
Quello âsplendoreâ Mary de Rachewiltz lo offre a chiunque apra la sua traduzione dei Cantos. Per frammenti di tempo e di luce me lâha fatto vivere accanto a lei, al castello di Brunnenburg.
*Paola Tonussi ha pubblicato questâanno con Salerno la biografia di Emily BrontĂ«
**In copertina: Ezra Pound secondo Wyndham Lewis, 1939
L'articolo âUn poâ di luce ci riconduca allo splendoreâ. Visita a Mary de Rachewiltz, ovvero: quando Ezra Pound era agghindato come un putto⊠proviene da Pangea.
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