Il ballottaggio del 7 e 8 giugno ad Agrigento non determinerà soltanto il nome del prossimo sindaco. Deciderà anche, in modo diretto, la governabilità della città per i prossimi cinque anni. Il motivo risiede in un dato tecnico-giuridico preciso: al primo turno del 24 e 25 maggio, la coalizione del candidato del centrodestra Gerlando Alonge ha ottenuto il 58,27% dei voti validi alle liste, superando la soglia del 50%. Questo risultato, ai sensi della L.R. 35/1997 come modificata dalla L.R. 17/2016, esclude l'applicazione del premio di maggioranza del 60% dei seggi consiliari a favore del sindaco eletto al ballottaggio, chiunque esso sia. Ne deriva che il consiglio comunale nasce già con una sua maggioranza aritmetica, indipendente dall'esito del secondo turno.
Ballottaggio Agrigento: la composizione del consiglio già definita
L'applicazione del metodo D'Hondt ai voti delle otto liste che hanno superato lo sbarramento del 5% restituisce una proiezione dei 23 seggi da ripartire tra i partiti (il ventiquattresimo spetta per legge al candidato sindaco sconfitto al ballottaggio). Secondo questa proiezione — da considerarsi preliminare, in attesa della certificazione dell'ufficio elettorale — il quadro è il seguente. Alla coalizione Alonge vanno 15 seggi: 5 a Fratelli d'Italia, 4 a Forza Italia, 4 a Popolari e Autonomisti – Grande Sicilia, 2 a Forza Azzurri. Alla coalizione Sodano vanno 5 seggi: 3 a Controcorrente – Ismaele La Vardera e 2 al Partito Democratico. All'area Gentile vanno 3 seggi: 2 alla Democrazia Cristiana e 1 alla Lega. Il ventiquattresimo posto spetta al candidato sconfitto al ballottaggio, che entra in aula come capo dell'opposizione.
Il dato complessivo è quindi questo: 15 seggi al centrodestra unito, 3 all'area Gentile (anch'essa di centrodestra), 5 all'area Sodano, più 1 al candidato perdente. In totale, le forze di centrodestra controllano 18 seggi su 24, corrispondenti al 75% dell'aula, a prescindere dall'esito del ballottaggio.
Se vince Alonge: governabilità piena
Nel primo scenario, quello della vittoria di Gerlando Alonge al ballottaggio, la situazione politica risulta lineare. La sua coalizione dispone già di 15 seggi su 24, pari al 62,5% del totale. Questo numero supera da solo la soglia del 60% prevista per il premio di maggioranza, rendendo quest'ultimo inapplicabile anche per motivi tecnici oltre che normativi. Alonge governerebbe quindi con una maggioranza solida e coesa, composta dai 13 consiglieri delle sue cinque liste (FdI, FI, Popolari e Autonomisti, Forza Azzurri) più i tre dell'area Gentile (DC e Lega), con i quali un accordo politico appare naturale data l'affinità di campo. Il candidato sconfitto, Michele Sodano, entrerebbe invece in aula come ventiquattresimo consigliere, aggiungendo così un seggio all'opposizione: 5 di Controcorrente e PD più il suo, per un totale di 6. La governabilità, in questo scenario, non presenta elementi di criticità strutturale.
Se vince Sodano, maggioranza in salita
Il secondo scenario è assai più complesso. Se Michele Sodano vincesse al ballottaggio, si troverebbe a guidare il Comune con appena 5 consiglieri su 24 espressi dalle proprie liste, pari al 20,8% dell'aula. Il meccanismo del premio di maggioranza non si attiverebbe, proprio perché la coalizione avversaria ha superato il 50% dei voti di lista al primo turno. Sodano disporrebbe dunque di una minoranza consiliare strutturale. Di fronte a lui siederebbero 15 consiglieri della coalizione Alonge e 3 dell'area Gentile, per un totale di 18. Inoltre, Gerlando Alonge entrerebbe nell'aula Sollano come ventiquattresimo consigliere, portando a 19 i seggi dell'opposizione contro i 5 della maggioranza-sindaco.
Sul piano teorico, la situazione richiama quella di un dirigente scolastico chiamato a gestire un istituto in cui il consiglio d'istituto è composto quasi interamente da rappresentanti di tutt'altra sensibilità: ogni decisione richiede negoziazione, ogni atto di indirizzo rischia di essere bloccato.
Tuttavia, sul piano della realtà politica locale, il quadro è più articolato. La tradizione amministrativa siciliana insegna che gli accordi trasversali si trovano spesso, anche in condizioni di partenza difficili. Inoltre, i consiglieri — che hanno investito tempo, risorse e credibilità personale per conquistare il proprio seggio — hanno un interesse diretto a non precipitare la città verso nuove elezioni anticipate, alle quali potrebbero non essere rieletti. Perciò, anche in un consiglio aritmeticamente ostile, un sindaco con capacità di mediazione dispone di margini per costruire intese puntuali, delibera per delibera. Non si tratta di una strada agevole, ma neppure di un vicolo cieco automatico.
La variabile degli apparentamenti si può considerare ancora?
La normativa siciliana prevede che, nei sette giorni successivi alla proclamazione degli esiti del primo turno, i candidati al ballottaggio possano concludere apparentamenti con le coalizioni escluse. In questo caso, i potenziali interlocutori sono Luigi Gentile, fermo al 14,11% con 4.182 voti, e Giuseppe Di Rosa, che ha raccolto il 11,97% con 3.546 preferenze personali (a fronte di appena 920 voti di lista).
Un apparentamento con Gentile o Di Rosa non modificherebbe la composizione consiliare già determinata dal primo turno. Tuttavia produrrebbe un effetto politico diverso: offrirebbe al sindaco eletto interlocutori più vicini e, forse, aumenterebbe il bacino di voti al secondo turno. Anche in quel caso, però, i numeri in aula resterebbero gli stessi.
Il peso del voto disgiunto e del bacino Gentile-Di Rosa
Un ulteriore elemento di analisi riguarda il comportamento degli elettori al secondo turno. Complessivamente, i voti personali di Gentile e Di Rosa ammontano a 7.728, pari al 26,08% del totale dei votanti. Questa platea non è automaticamente riversabile sull'uno o sull'altro candidato. L'area Gentile, con il suo radicamento nel centrodestra tradizionale (DC e Lega), ha una collocazione naturale verso Alonge. Il bacino di Di Rosa è invece più fluido: il fortissimo voto personale rispetto al voto di lista (quasi quattro a uno) indica un elettorato legato alla persona più che alla coalizione, quindi difficilmente orientabile in blocco. Perciò, la sfida del ballottaggio si gioca anche su questa platea di oltre settemila voti.
Ballottaggio Agrigento: il quadro normativo di riferimento
La condizione che esclude il premio di maggioranza al ballottaggio si produce quando una coalizione diversa da quella del sindaco eletto supera il 50% dei voti validi alle liste nel primo turno. L'art. 4 della L.R. 35/1997, come modificato dalla L.R. 17/2016, regola questo meccanismo per i comuni siciliani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. Ad Agrigento, la coalizione Alonge ha ottenuto 16.490 voti su 28.299 validi alle liste, pari al 58,27%: la soglia critica risulta dunque già superata in modo significativo. Questo dato è fisso e non cambia con il secondo turno. Di conseguenza, l'esito del ballottaggio del 7 e 8 giugno produrrà due realtà istituzionali profondamente diverse: una città con una guida politica unitaria e coesa, oppure un Comune con un sindaco e una maggioranza consiliare di segno opposto.
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