‘È così che mi piaci… una parte di prodezza e tre di stoltezza…’
– Eragon
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‘È così che mi piaci… una parte di prodezza e tre di stoltezza…’
– Eragon

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Gusto.
Siamo esasperati da così tanta logica e raziocinio che a volte dimentichiamo il gusto di ciò che facciamo. C'è bisogno di avventatezza. L'avventato non è colui che gode più appieno il risultato delle sue azioni?
Essere avventati è considerato un difetto. Eppure non è altro che compiere azioni senza curarsi troppo delle possibili conseguenze. Che poi, è veramente così? Voi credete davvero che chi definiamo avventato non pensi che ciò che sta facendo possa finire male? Si che lo pensa, ma questo pensiero non lo ferma.
Siamo stati tutti avventati, almeno una volta; in amore per esempio. Abbiamo fatto qualcosa che può essere definito pazzia. Non sempre è andata bene, ma il pensiero che ciò potesse succedere certo non ci ha fermato e credo che comunque difficilmente si ripensi a queste pazzie senza un mezzo sorriso sulle labbra.
E allora, è così tremendo essere avventati? Abbiamo paura, ed è per questo che i "se" fanno da padroni nelle nostre vite: "E se non va come spero?", "E se poi le cose cambiano?". La società umana è un "se" continuo. E' nata e cresciuta così, perché l'essere umano è così. Non possiamo fare a meno delle nostre insicurezze perché sono parte di noi. Questo non è un male, poiché non tutto può essere vissuto in maniera avventata, ma troppo spesso ci scordiamo che non possiamo neanche vivere tutto come se fosse un problema di calibratura tra pro e contro.
Ad essere sempre razionali, a calcolare ogni possibile scenario, si perde il gusto di vivere le scelte che facciamo.
Voi andreste al cinema a vedere un film di cui conoscete già ogni colpo di scena, ogni dialogo, ogni situazione? Non credo.
Allora perché dovreste vivere un vita di cui sapete già tutto prima?
L'avventatezza va regolata con criterio.