Cosa vuol dire diventare intimi con la propria mente? Durante la nostra vita tendenzialmente non ci poniamo molto la questione di cosa sia la nostra mente. Tendiamo ad indentificarci con essa, con quelli che chiamiamo nostri pensieri e tiriamo avanti, tra gioia e sofferenza, chiamando tutto questo vita. Se per puro caso iniziamo a farci qualche domanda, vuoi per un'intuizione, vuoi perché incontriamo una via di crescita interiore di qualsiasi specie, ci rendiamo conto che questa cosiddetta nostra mente, nostra non lo è tanto, anzi, inizia a sembrarci un corpo estraneo, un nemico addirittura, il cui prodotto, i pensieri, spesso sono di ostacolo alla nostra pace e felicità . Iniziamo a trattarla come qualcosa da cui liberarsi, da controllare almeno al fine di non farci controllare da lei, e in un certo senso, parziale però, tutte le vie evolutive ti indicano questa direzione, ma, sorpresa, il noi del passato, quello che non si poneva tutte queste domande, non aveva poi così torto ad associare se stesso alla propria mente. L'IO è la mente, e allo stesso tempo la mente non è propriamente l'IO. Senza addentrarci troppo in concetti come inconscio collettivo, mente collettiva, da dove vengano i pensieri, se siamo noi a crearli o no, e di inesistenza o meno di questo IO, il punto è un altro: l'IO è il prodotto della mente, ma non solo. Dicono bene i buddisti quando parlano di MENTE-CUORE come di un sistema unico. Ma cosa si intende per cuore? Sempre nel buddismo, specificatamente in quello Mahayano, per cuore possiamo indicare un po' approssimativamente il concetto di "Grande compassione" cioè il voler essere di beneficio a tutti gli esseri di questa terra che vivono nella sofferenza. Ampliando un po' il senso di cuore però, io lo estenderei al CORPO, inteso come veicolo con cui, attraverso i sensi, facciamo esperienza del mondo. Tornando al discorso principale ci troviamo quindi non solo con una mente, "la nostra", sconosciuta e nemica, ma anche spesso, completamente distaccati dal nostro corpo, altro oggetto che ignoriamo e di cui non conosciamo le espressioni, troppo distratti dall'altro nemico, la mente, che di solito, per la sua natura eterea e sfuggevole riesce a fare da tiranna su IO e corpo. Ci troviamo in uno stallo alla messicana, dove nessuno collabora e tutti si calpestano i piedi, in cui l'IO, che qui stiamo prendendo come oggetto a se stante impropriamente, è quello nella posizione di svantaggio maggiore.
Concludendo, e quindi rispondendo alla domanda iniziale, diventare intimi con la propria mente, e anzi ora possiamo dire con la nostra mente-cuore/corpo, vuol dire che IO sono anche la mia mente e il mio corpo e devo conoscerli, caprili, diventarci amico, proprio come intuiamo e conosciamo ogni comportamento dei nostri amici più stretti. Comprendere che se la mia mente mi fa soffrire non è cattiva, ma mi sta cercando di dire qualcosa, idem il corpo. Vedere che la mia mente ha delle abitudini, e non giudicarla per questo. Notare quando il mio corpo mi duole, è agitato, trema, spasima, ha fame e prendermi cura di lui. Mettere consapevolezza in noi stessi, totalmente, in tutte le nostre parti. Ecco cosa vuol dire essere intimi con la nostra mente.