Lagarde ha appena minacciato i governi europei
La Presidente della BCE ha avvisato i governi dell’area euro sui tassi BCE.. Non esagerino, altrimenti la reazione sarà chiara: tassi più alti. A poco più di una settimana dalla riunione della BCE e dunque dall’annuncio sui tassi, la Presidente dell’istituzione Christine Lagarde ha lanciato un messaggio ben preciso: i governi europei non varino stimoli fiscali eccessivi per aiutare cittadini e aziende a far fronte al caro energia causato dal recente conflitto.
Nel caso in cui lo facessero, finirebbero per forzare la mano alla Banca Centrale Europea, che si troverebbe costretta a intervenire. Come? La risposta è ovvia: alzando i tassi.
L'effetto degli stimoli fiscali sull’inflazione
Aiuti troppo imponenti per proteggere i cittadini e le imprese dal caro energia potrebbero far salire ulteriormente l’inflazione, che già la BCE prevede in rialzo a causa degli scatti ripetuti dei prezzi del petrolio e del gas scatenati dalla guerra USA-Iran.
Con Lagarde impegnata a evitare che il tasso di inflazione dell’area euro si impenni, come accadde dopo l’inizio della guerra tra la Russia e l’Ucraina, eventuali manovre espansive massicce potrebbero rendere il suo lavoro ancora più arduo, in quanto, stimolando eccessivamente l’economia, porterebbero a un ulteriore innalzamento dei prezzi.
L’avvertimento di Lagarde è stato lanciato in occasione di un discorso che la numero uno della Banca Centrale Europea ha tenuto ieri, lunedì 20 aprile 2026, a Berlino. Così la Presidente dell’Eurotower:
“I governi si trovano sotto forte pressione per attenuare l’impatto sui nuclei familiari dell’aumento brusco dei prezzi dell’energia. Ma l’esperienza del 2022 dimostra che entrambi gli approcci volti a fornire un supporto – misure basate sui prezzi e misure basate sul reddito – si traducono in compromessi difficili”.
Lagarde ha spiegato che i provvedimenti basati sui prezzi riescono ad abbassare l’inflazione, a costo tuttavia di rendere meno forte un segnale che famiglie e aziende dovrebbero recepire in condizioni di shock dell’offerta: la necessità di ridurre i consumi di energia.
Un esempio evidente è quello del 2022, “quando misure come tagli alle tasse e imposizioni di tetti massimi ai prezzi fecero scendere l’inflazione di quasi 1 punto percentuale”. Un risultato importante, in quanto i prezzi energetici pesano in modo sostenuto sulle aspettative di inflazione. Tuttavia, “quando gli interventi sono ampi e senza una scadenza, i cittadini non hanno alcun incentivo a ridurre i consumi energetici. E quando vengono poi progressivamente eliminate, queste misure fanno risalire l’inflazione in modo meccanico”.
È quanto è accaduto con gli stimoli fiscali varati dai governi europei nel 2022. Pur se successivamente ritirati, ha ricordato Lagarde, quegli aiuti “hanno contribuito a prolungare il periodo in cui l’inflazione è stata superiore al target della BCE, fino al 2024 e al 2025”.
Con aiuti troppo estesi la BCE sarà costretta ad alzare i tassi
Rischi sull’inflazione sono rappresentati anche dalle “misure basate sui redditi volte a proteggere i cittadini”, che “rischiano di stimolare troppo l’economia”, ha avvertito Lagarde.
Certamente, i trasferimenti fiscali a favore delle famiglie a redditi più bassi sono necessari e contribuiscono alla stabilità dell’economia. Ma “quando vengono estesi a tutte le fasce di reddito, mantengono alta la domanda, permettendo alle aziende di trasferire i maggiori costi sui prezzi, e costringendo di conseguenza la politica monetaria a diventare restrittiva più di quanto sarebbe altrimenti necessario, spingendo ad alzare i tassi”.
Lagarde ha rilanciato inoltre l’avviso dell’FMI all’Italia e alla Francia arrivato appena qualche giorno fa: i margini di bilancio si sono ridotti. Ciò significa che i governi che cercheranno di attenuare ogni shock per le famiglie aumentando la spesa pubblica o tagliando le tasse rischieranno di compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.
Le responsabilità dei governi sulle prossime mosse
Il messaggio della Presidente della Banca Centrale Europea non lascia spazio a dubbi: i governi devono erogare aiuti selettivi contro il caro energia.
“La lezione del 2022 è chiara: un sostegno temporaneo, mirato e che preservi il segnale dei prezzi può proteggere i più vulnerabili senza aggravare l’inflazione o indebolire la stabilità dei conti pubblici”.
Se invece gli aiuti saranno troppo ampi, la BCE sarà costretta ad alzare i tassi. Guardando alla riunione di giovedì 30 aprile 2026, le aspettative a breve termine sono di tassi ancora invariati, per la settima volta consecutiva.
Tuttavia, l’inflazione continua a crescere. Se i governi non ascolteranno l'avvertimento, la Banca Centrale passerà ai fatti. I tassi saliranno, e la BCE potrà sottolineare di aver preventivamente avvisato le istituzioni. A quel punto, la responsabilità ricadrà interamente sui governi che avranno ignorato il messaggio.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”