Mi lascio guidare da una melodia, come fosse un suggerimento dell’ambiente di cui sono in ascolto, secondo una concentrazione che è una forza che si trova al di là, una connessione instaurata con quanto sia semplicemente al di là, e si è in ascolto.
Io ascolto questa melodia come se mi parlasse, come se potesse rivelarmi ciò che non sono ed ogni luogo al quale non appartengo. Come se potesse dirmi dell’indescrivibile e di quanto non riesco a captare, per limitatezza dei sensi.
Questo sentire sonoro che è come portante in sé un segreto, una verità sul tutto che intuisco a momenti, che scorgo sfuggire e mostrarsi, nel suo fluttuare di leggerezza.
Perché è un movimento come di una piuma, che mi tocca il cervello nel toccarmi la pelle, solleticandomi verso una esplorazione.
Questa onda oscillante sibila di lasciarmi prendere dalla distensione?
Di seguire una leggerezza?
Incita me a permanere in ascolto, così da afferrare il suono al suo arrivo, rendermi aperta all’infiltrazione, rifiorire via dal deperimento del mio luogo sensibile.