I only remember waking in the morning and staring up at the white ceiling of my room and feeling light and disembodied, as if I were floating on the shadows cast by dark trees beneath a moon.
Chaim Potok from My Name is Asher Lev
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Hatchet by Gary Paulsen â â âââ
To Kill a Mockingbird by Harper Lee â â âââ
Bridge to Terabithia by Katherine Paterson â â âââ
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The Giver by Lois Lowry â â â ââ
The Chosen by Chaim Potok â â â ââ
My Name Is Asher Lev by Chaim Potok â â â â â
In Our Time by Ernest Hemingway â â âââ
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Twelve Angry Men by Reginald Rose â â âââ
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Just in time for Halloween comes the Jewish horror novel everyone's been clamoring for.
In the world of a cat, boundaries do not exist
13esima: C. Potok, Il dono di Asher Lev, Garzanti
Simone Vaccarino ci propone lâottavo romanzo di Chaim Potok, Il dono di Asher Lev (1990), personaggio nato nel 1972 con il Il mio nome è Asher Lev. Le traduzioni italiane sono piĂš ravvicinate. âLa veritĂ deve essere data per enigmi. Le persone non possono accettare la veritĂ se questa si presenta come un toro. Il toro viene sempre ucciso. Devi dare alle persone la veritĂ in un enigma,âŚ

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"Azokban a hetekben gyakran lĂĄtogattam el a Piazza del DuornĂłra, hogy megnĂŠzzem Michelangelo PietĂ jĂĄt a Vasari-freskĂłt ĂŠs a Porta del ParadisĂłt: Ghiberti dombormĹąveit a keresztelĹkĂĄpolna kapujĂĄn. BĂĄrhova mentem is, mindig magammal vittem a vĂĄzlatfĂźzetemet, ĂŠs ceruzarajzokat kĂŠszĂtettem. Ăm emlĂŠkszem, amikor elĹszĂśr lĂĄttam Michelangelo PietĂ jĂĄt a dĂłmban, kĂŠptelen voltam lerajzolni. JĂşlius ĂśtĂśdike volt. Csak bĂĄmultam a szobor romĂĄnos-gĂłtikus kontĂşrjait, a kicsavarodott kart, a fĂŠlrecsuklĂł fejet, a JĂŠzus ĂŠs a kĂŠt MĂĄria alkotta kĂśrt, Nicodemus fĂźggĹleges alakjĂĄt. A kĹ geometriĂĄjĂĄt csodĂĄltam, ĂŠreztem a belĹle ĂĄradĂł kĂźlĂśnĂśs szenvedĂŠst ĂŠs bĂĄnatot. Noha vallĂĄsos zsidĂł vagyok, az a kĹtĂśmb Ăşgy hasĂtott belĂŠm, akĂĄr egy sikoly, mint a reggeli hullĂĄmverĂŠst tĂşlharsogĂł sirĂĄlyok vijjogĂĄsa, mint⌠Mint a Rebbe megfĂşjta sofĂĄr visszhangos zengĂŠse. SzĂł sincs istenkĂĄromlĂĄsrĂłl. Szellemi horizontomat az ĂŠlet formĂĄlta, amelyet ĂŠltem. Fogalmam sincs, hogyan reagĂĄl egy hĂvĹ keresztĂŠny arra a PietĂ ra. Ăn csak a sajĂĄt mĂşltam elemeihez kapcsolĂłdhattam. Nagy szemeket meresztettem rĂĄ, lassan kĂśrbejĂĄrtam. Nem is emlĂŠkszem, mennyi idĹt tĂśltĂśttem ott az elsĹ alkalommal. Amikor kilĂŠptem a nyĂźzsgĹ tĂŠr ragyogĂĄsĂĄba, dĂśbbenten fedeztem fel, hogy kĂśnnyes a szemem."
Chaim Potok: A nevem Asher Lev
âSono un traditore, un apostata, un nemico di se stesso, uno che si fa beffe di ciò che è sacroâ. Sia lode a Chaim Potok e al suo grande romanzo, âIl mio nome è Asher Levâ
Di recente ho visto Unorthodox, film in quattro puntate diffuso da Netflix da qualche mese. Me lâhanno consigliato, ho chiesto consiglio su come si usa Netflix â vivo in unâera piena di candele â e lâho visto. Il film è tratto da un libro, Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche, che è poi lâautobiografia di Deborah Feldman, edito in Italia da Abendstern. Il film dice poco â una ragazza legata alle regole di una comunitĂ ultraortodossa di Brooklyn, dopo un matrimonio combinato, lascia tutto e va a Berlino â ma è ben fatto. Il tema, poi, è interessante: nella mia visione bibliografica il chassidismo è manna di miti e di riti, narrati da Martin Buber, da Isaac B. Singer (che pure con arguzia sfotte il mondo ebraico), è luce. Qui della fede si mostra la prigionia, della legge il delirio che castra, soggioga. In effetti, credo sia cosĂŹ: una liturgia quotidiana salva e libera se si entra nel suo ritmo; se è sterile suono è un mattatoio. Il rapporto con Dio non prescinde dalla violenza e dalla violazione.
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Unorhodox mi ha fatto venire in mente i romanzi di Chaim Potok (1929-2002). In quel caso il punto non è rigettare una fede, tuttâaltro, ma sondare le fratture, ciò che non coincide, la distanza tra obbedienza e istinto, tra testo sacro e sacralitĂ della vita, tra detto e contraddizione. Chaim Potok è nato nel Bronx da ebrei provenienti dalla Polonia, diventa rabbino e caporedattore di âConservative Judaismâ; durante la guerra in Corea del Sud serve nellâesercito come cappellano. Potok sa che lâobbedienza va tormentata: nel Testo Sacro Giobbe si scaglia contro Dio, Giona non accetta il dono profetico, Abramo intercede per Sodoma scavando nel Potente un nido di pietĂ . La legge câè come panca per istituire un dialogo con il Potente. I romanzi di Potok hanno al centro, di solito, un ragazzo che deve gestire e capire il proprio talento â in tutti i romanzi di Potok protagonisti e coprotagonisti si gettano nella vita, studiano, esprimono la propria fede impegnandosi, allievi della grandezza e della luce. In ogni romanzo di Potok câè una zona proibita da sondare, da superare.
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Il genio di Potok si accende da piccolo, ma è ostacolato dalla famiglia, che ritiene la scrittura una offesa. Nel 1967 Potok pubblica il primo libro, The Chosen (tradotto in Italia come âDanny lâelettoâ), seguito, due anni dopo, dal sequel, diciamo cosĂŹ, The Promise (âLa scelta di Reuvenâ). Il primo libro â nominato al National Book Award â ha un successo impressionante, nel 1981 diventa un film con Maximilian Schell e Rod Steiger. Chaim Potok si discosta dagli altri, piĂš noti, scrittori ebreoamericani (da Bernard Malamud a Saul Bellow e Philip Roth): la sua scrittura è piana, inamovibile, inesorabile (provate: cominci a leggere e devi andare fino in fondo, senza fiato), pone al centro un tema âmoraleâ, sprofonda nel conflitto senza compiacimento, scoprendo, al di lĂ di tutto, fossâanche il residuo grammo di bene. Fino a qualche anno fa Chaim Potok era molto letto e discusso; in Italia i suoi libri sono editi da Garzanti, ristampati con lenta costanza, ma un poâ scomparsi dalla diafana sapienza letteraria in cui viviamo.
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Nel 1972 Chaim Potok pubblica Il mio nome è Asher Lev â completato, molti anni dopo, nel 1990, da Il dono di Asher Lev, piĂš debole, a cui avrebbe dovuto far seguito un terzo tomo, mai realizzato. Il cuore del libro è il contrasto tra la creazione dellâuomo e il creato, tra la potenza individuale e la comunitĂ , la famiglia, tra lâio e Dio. Il tema, secondo la formula della narrazione a ritroso, è spiegato nellâincipit del romanzo: âIl mio nome è Asher Lev. Sono io lâAsher Lev di cui avete letto nei giornali e nelle riviste, di cui tanto parlate durante le vostre cene di lavoro e ai cocktail, il famigerato e leggendario Lev della Crocefissione di Brooklyn. Sono un ebreo osservante. SĂŹ, non câè dubbio, gli ebrei osservanti non dipingono crocefissioni. Anzi, gli ebrei osservanti non dipingono affatto, perlomeno nel modo in cui dipingo io. Perciò si dicono e si scrivono parole grosse su di me, si creano miti: sono un traditore, un apostata, un nemico di se stesso, uno che copre di vergogna la sua famiglia, i suoi amici, la sua gente; ma sono anche uno che si fa beffe di ciò che è sacro per i cristiani, un manipolatore blasfemo di modi e forme che i gentili venerano da duemila anni. Ebbene, io non sono nessuna di queste cose, anche se, in tutta onestĂ , devo confessare che chi mi accusa non ha del tutto torto: io sono infatti, in qualche modo, tutte queste cose insiemeâ. Che incipit folgorante. Da qui Asher Lev parte a raccontare la propria infanzia, la scoperta del dono, lâostilitĂ â ogni dono è scandalo e ha la sua dote di male â, la pervicacia nel non dissipare il proprio destino, la scelta di obbedire al dono (e non al padre). Fino alla pittura della fatidica Crocefissione. Il romanzo si chiude (lo sappiamo dallâinizio) con il crisma del dolore: Asher è cacciato dalla propria comunitĂ , si trasferisce a Parigi. âMi capisci Asher Lev? Questo non è un giocattolo. Questa è una tradizione; è una religione, Asher Lev. Stai per abbracciare una religione che si chiama pitturaâ, dice al giovane talento Jacob Kahn, il suo maestro, ebreo libero, libertino. Come si può prestare fede a due religioni? Come è possibile sottostare ai precetti di una fede quando lâaltra sfida lâillimite? Tutti i doni vanno espiati e sofferti: lâarte può creare un bene, ma fa del male, sempre, a chi ama lâartista. Crea divisioni, porta la spada e il fuoco, come GesĂš. Asher Lev soffre la sua scelta, prega, resta in Dio pur fuori dai canoni della comunitĂ â a differenza della protagonista di Unorthodox, che non prega, non vede il sacro, fa coincidere, credo in modo superficiale, almeno nel film, Dio con la comunitĂ chassidica da cui è divorata. Eppure, per Asher Lev, che non ripudia Dio â anzi: crede di onorarlo aderendo al dono â, non câè scelta.
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Il mio nome è Asher Lev è un romanzo magnifico. Non è un capolavoro, ma non è giusto che tutto stia a una altezza priva di ossigeno. Ă un grande romanzo, che sviscera un tema fondamentale. Qualche tempo fa Gian Ruggero Manzoni mi ha fatto scoprire Isaak Levitan (1860-1900), eccezionale pittore lituano, ebreo. A differenza di Asher Lev, Levitan dipinge attenendosi ai precetti ebraici, compreso quello di non raffigurare lâuomo. I suoi paesaggi hanno la bellezza di un salmo, sono limpidi come ciò che è stato creato ora, tra vetro e vento, con la piĂš pura maestria. Sono paesaggi stupefacenti, i suoi, che testimoniano lo splendore, lâobbedienza al primo. Qualche anno dopo il romanzo, Chaim Potok, dedito allâarte, ha dipinto la sua Brooklyn Crucifixion. Diciamo che è molto piĂš bravo come scrittore. (d.b.)
*In copertina: Isidor Kaufmann, âIl Cabbalistaâ, tra 1910 e 1920
L'articolo âSono un traditore, un apostata, un nemico di se stesso, uno che si fa beffe di ciò che è sacroâ. Sia lode a Chaim Potok e al suo grande romanzo, âIl mio nome è Asher Levâ proviene da Pangea.
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Review: The Gift of Asher Lev
Review: The Gift of Asher Lev
The Gift of Asher Lev, Chaim Potok. New York: Ballantine Books, 1990.
Summary: Asher Lev, exiled from a Brooklyn Hasidic community over a scandalous artwork portraying crucifixion, returns after twenty years with his family for the funeral of his uncle, only to find that he is being called upon to make a far greater sacrifice than the pain of exile.
I first became acquainted with the work ofâŚ
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