Tecnologie informatiche: SMS, ChatGPT, e l'evoluzione della lingua
Com'è cambiato l'italiano dall’alba delle Tecnologie informatiche, con l'invio dei primi SMS al dialogo con le cosiddette intelligenze artificiali? "Alfabit, L'italiano digitale dagli SMS all'IA"(il Mulino Editore) del Prof. Giuseppe Antonelli è la storia dell'incrocio tra la tradizione linguistica e la sua traduzione informatica.
Parliamo dello stretto legame tra l’evoluzione della lingua italiana e l’avvicendarsi delle Tecnologie informatiche.
I nuovi codici di comunicazione hanno via via ridotto la distanza tra la lingua scritta e parlata, favorendo in questo modo l’affermarsi di un’informalità diffusa che porta a testi sempre più frammentari. Il risultato è una lingua dettata dai tempi dell’interazione simultanea: rapida, effimera, immediata, improntata sulla spontaneità . L’autore ricostruisce in presa diretta le diverse fasi di questa metamorfosi. Si parte dall’italiano digitato degli SMS e delle e-mail all’e-taliano di chat e social network fino ad arrivare all’IA-taliano di ChatGPT e degli altri Large Language Models. Una storia straordinariamente attuale che, attraverso la lingua, ci aiuta a capire qualcosa in più del mondo in cui viviamo.
Alfabit è un mix tra la tradizione linguistica dell’alfabeto e il bit (inteso come unità minima dell’informazione digitale): questo, non solo è il titolo del libro ma è anche il riassunto semantico di una storia dell’evoluzione nel modo di comunicare generata dall'introduzione – esponenzialmente pervasiva fino a diventare prevalente – delle Tecnologie informatiche nella nostra vita quotidiana.
La tecnologia inglobata nella comunicazione – come mezzo - fine – ha rivoluzionato le regole del gioco, proponendo stilemi espressivi nuovi e sincopati, svincolati dalle regole grammaticali del passato: non solo nel linguaggio usato ma anche – attraverso le “macchine” – in quello generato dalle nuove applicazioni.
Il trend che l’autore anticipa già nell’introduzione del suo interessante libro riguarda la produzione di neologismi espressivi, l’interazione (fino alla sostituzione) con le immagini, la declinazione nei codici binari alfa - numerici, l’esordio dell’I.A. che diventa un software inglobato negli smartphone e nei tablet di nuova generazione.
Uno dei timori che circolano tra chi si occupa di ricadute apprenditive, educative e pedagogiche dell’alfabit è quella che riguarda l’impoverimento linguistico e l’abbandono dei codici e degli stili comunicativi tradizionali, un argomento che l’autore affronta a viso aperto, senza demonizzarlo, raccogliendo la sfida con grande sagacia e lungimiranza.
La diffusione dilagante della messaggistica telefonica fa parte della narrazione letteraria e cinematografica di questi anni, la sua penetrazione nella stratificazione sociale complessa per target e livelli culturali, ceti, generi, gerarchie ha prodotto una sorta di globalizzazione della comunicazione non verbale. Di fatto, una deriva dirompente – che si estende e che ha cambiato radicalmente modi e forme del comunicare. Comunicazioni riempitive in chiave spazio - temporale, solitamente banali, superflue, inutili: ma lo smanettare compulsivo per comunicare anche il nulla, trasforma il formale in sostanziale, non c’è momento della giornata in cui il cellulare non rappresenti un tabernacolo sempre aperto all’interlocuzione e al suo archivio. L’online supera per impegno e intensità le pause e i silenzi. Chattare è divenuta una nuova forma di scrittura con uno strumento elettronico che sostituisce i mezzi tradizionali: vince la velocità della comunicazione, la sensazione di compresenza tra chi scrive e chi legge. La contemporaneità delle due azioni induce a una più o meno consapevole dipendenza reciproca, a volte anticipatoria che si trasforma in un gioco verbale, mentre si fa parte di una comunità che si allarga o restringe nell’interagire generando gruppi occasionali legati da un’interlocuzione temporaneamente identitaria. L’italiano digitale ha dunque regole implicite che lo caratterizzano, producendo una nuova grammatica alla quale si aderisce non solo per scelta ma anche per non essere esclusi dal linguaggio prevalente e dalla sua reciproca comprensione.
Il prof. Antonelli evidenzia, a un certo punto, come nel passaggio dall’audiovisivo al multimediale attraverso le applicazioni delle reti telematiche si assista ad un ritorno, forse ad una rivincita – insieme all’oralità della comunicazione – della scrittura come forma comunicativa prevalente, fino ad arrivare ad una terza fase (dopo l’alfabeto e l’invenzione della stampa) in cui l’intelligenza simultanea (guardare invece che leggere) sostituisce quella sequenziale. “Bisogna ripensare completamente la scrittura” afferma ad un certo punto, tanto da parlare di “neografia”: si parla in italiano (sempre più impoverito, per la verità ) e si scrive in e-italiano e poi in IA-italiano, dando forma e legittimazione ad una modalità comunicativa scritta che diventa lo specifico espressivo ed interlocutorio di internet e di tutte le sue applicazioni e rappresentazioni.
Il paradigma digitale che genera “l’italiano digitato” ci porta ad alcune riflessioni sulle nuove modalità di scrittura attraverso le Tecnologie informatiche.
Ad esempio il tema della manualità (declinata nella digito - pressione di tasti piuttosto che nell’uso del corsivo) pone domande sull’uso della scrittura calligrafica. Arriveremo a sostituire in una lettera o in un componimento la firma manuale con quella digitale, come appare nella maggior parte dei documenti ufficiali? Questo tema è un derivato implicito del rapporto tra diverse, simultanee compresenze che abitano le aule scolastiche e caratterizzano la didattica come sintesi di insegnamenti e apprendimenti. Algoritmi, sigle, acronimi, formule sintetiche convivono peraltro nella stessa scuola odierna, dove i modelli culturali tradizionali di trasmissione del sapere ma anche gli aspetti organizzativi e istituzionali di funzionamento del sistema formativo stanno generando nuovi stili metodologici e didattici, sovente autoreferenziali e criptici, di difficile decodificazione interna e di ardua decifrazione all’esterno.
Se qualcuno si cimentasse nel compito di raccogliere il glossario degli acronimi, delle sigle, e dei neologismi della scuola 4.0 ne uscirebbe un tomo ponderoso, forse un manuale d’uso (da aggiornare in continuazione). Vero è che alla scuola è chiesto di aggiornarsi per interagire con le nuove derive linguistiche del comunicare a livello formativo e nelle più ampie relazioni sociali, senza tradire la propria missione pedagogica che è altra cosa dai social.
L’irruzione di ChatGPT e le primordiali applicazioni dell’intelligenza artificiale nel linguaggio prodotto dalle Tecnologie informatiche e dalle relative strumentazioni e la loro graduale estensione nella comunicazione 4.0 saranno indubbiamente le derive evolutive (o involutive, secondo alcuni critici) dell’interlocuzione tra umani e tra essi e le macchine che ne replicano azioni e abilità in modo sempre più evoluto e sofisticato.
Qui ci si può pudicamente fermare a riflettere, ripensando ad esempio alle parole di Geoffrey Hinton, fondatore e guru di Google: “al momento gli uomini sanno governare e dominare i prodotti dell’I.A., le macchine e i robot, ma non è detto che ciò resterà tale in futuro”. Un avvertimento sinistro e autorevole, considerata la fonte e la posta in gioco. Ascoltiamo le parole del professore: Dall'alfabeto al bit: come sta cambiando la nostra lingua? Per approfondire: Alfabit, ovvero la lingua nell’epoca del bit
Giuseppe Antonelli Professore ordinario di Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Pavia, svolge anche un'intensa attività extra-accademica, collaborando con "L'Indice dei libri del mese", con l'inserto domenicale de "Il Sole 24 Ore", con la sezione linguistica del portale "Treccani.it" dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana; ha condotto inoltre su Radio 3 la trasmissione "La lingua batte". Ha curato l'intervista a Luciano Ligabue La vita non è in rima (per quello che ne so) (Roma-Bari, Laterza, 2013) e, con Matteo Motolese e Lorenzo Tomasin, la Storia dell'italiano scritto (Roma, Carocci, 2014). Collabora anche con la trasmissione domenicale di Rai 3 Kilimangiaro, condotta da Camila Raznovich. Dal 12 gennaio 2023 è ospite fisso della trasmissione Splendida cornice su Rai 3.
Immagine di copertina: ibs Foto: https://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/Comunicati/Agosto-degasperiano-incontro-con-il-linguista-Giuseppe-Antonelli Read the full article

















