Rispondere con intelligenza artefatta
Echoes of you - Michael Bennett
Chi ha dimestichezza con queste pagine sa che mi piace ascoltare cantanti sconosciuti che si presentano ai programmi per talenti, inizio quindi con questo antefatto. Per argomentare il post propongo il primo video in copertina; qualche tempo fa durante una delle peregrinazioni su America’s Got Talent, mi imbatto in tale Michael Bennett che si presenta con una storia sulla sua vita, destinata a creare emozione, poi inizia a cantare un inedito con un testo davvero accattivante ed una base musicale molto ben fatta; eppure fin dall’inizio qualcosa mi lascia dubbioso. Intanto la presenza di giudici famosi come Simon Cowell che paiono più giovani di almeno dieci anni, il pubblico che annuisce allo stesso ritmo, ma sopra ogni cosa il musicista che non fa corrispondere la posizione delle mani sui capotasti con le note che si sentono (un poco di chitarra la suono anche io). In pochi clic è facile scoprire che si tratta di un Deepfake: video e audio generato grazie a software di intelligenza artificiale (AI) che, partendo da contenuti reali (immagini e audio), modifica o ricrea, in modo estremamente realistico, le caratteristiche e i movimenti di un volto o di un corpo assieme alla produzione elaborata di una determinata voce. In modo particolare esistono canali Youtube come questo dove ci sono personaggi di fantasia con sembianze che sono la somma di volti noti, da Willie Nelson a Tommy Lee Jones, mentre la voce ricorda un mélange composto tra gli altri da Bruce Springsteen, Bob Seger o un moderno Hank Williams, col suo accento stretto dell’Alabama. Ecco quindi il prodotto generato da tale ZɩEŋz Aʀt, creatore di contenuti per AGTverse tra i quali il più popolare Ernesto Virel, poi bissato dall’altrettanto celebrato Michael Bennett di cui al preambolo. Trovo affascinante che un programma eseguito da un computer paragoni e mescoli tra loro gli elementi di un successo artistico fino a creare qualcosa di umanamente emotivo e, pur con tutte le piccole storture del caso, presentare un musicista sintetico che tocca le corde del cuore dei propri ascoltatori. La scelta della storia di un senzatetto che ha perso il figlio e desidera ritrovarlo, i toni della voce sapientemente mischiati agli effetti musicali della chitarra suonata dal vivo, la scelta di un testo credibile e per niente banale giustificano il successo di ascolti dai numeri davvero impressionanti, "Seasons Without You" da sola ha più di 620.000 visualizzazioni. Lascio stare tutti gli approfondimenti tecnici del caso sui metodi di calcolo impiegati, sorvolo su algoritmi di regressione, alberi decisionali, reti neurali e tecniche di boosting; confido semmai in un cortese parere di riscontro sull'impatto emozionale di queste canzoni, secondo me funziona ancora meglio ascoltandole ad occhi chiusi, oppure provate l’ascolto del video finale che contiene solo l’audio del brano, è quello che personalmente ho gradito di più. Tutto questo per raccontare come in questo periodo mi sto interessando alla programmazione dell'intelligenza artificiale, siccome ce l’ho tra le mani mi sono domandato in che modo possa essere utile al mio vivere quotidiano ed ho pensato di fare un esperimento. C’è un post molto accattivante di Lumìl, blog che invito a leggere senza meno, che lascia il lettore con una domanda: Se tu fossi un libro, che libro saresti? È un interrogativo intrigante che mi ha colto impreparato e per questo ha messo radici, come fa un seme che si schiude per cercare di trovare la luce. Ecco, la domanda è posta in modo mirabilmente semplice e diretto, eppure mi sento incapace di rispondere; per il mio carattere trovo difficile capire bene come sono fatto, ancora più ostico è trovare una sintesi per immaginarmi come un libro. Mi avesse chiesto se ho scritto libri la risposta sarebbe stata facile e positiva, ma in quei libri ho trattato di linguaggi di programmazione e di simulatori di volo, niente di così personale, tutto sopra il limite dell’epidermide, insomma non so se saprei trovare una risposta valida anche dopo lunga meditazione. Ho pensato che in fondo il luogo dove davvero ho raccontato più cose di me, o meglio me le sono raccontate dopo averle capite o intuite, è questo blog; così ho chiesto aiuto all’Intelligenza Artificiale che si è letta tutti i miei 637 post nel tempo incredibile di un battito di ciglia e mi ha fornito risposta alla difficile domanda nel modo che segue. Prima di ricopiare le deduzioni cibernetiche, devo confessare che mi riconosco molto poco in quello che ne esce, sembro un novello Ulisse, proprio io che non stimo affatto l’eroe di Itaca; il che mi perplime sul grado di sincerità che ho sempre cercato e vorrei trasparisse dal mio racconto di vita. Sullo stile poi sono certo di essere più involuto e meno comprensibile di quanto esprime l’analisi digitale, consapevole che il mio indice di leggibilità, come si evince sia dall’indice di Flesch-Vacca che da quello Gulpease, più volte verificati, è alquanto scarso. Comunque ricordate che ciò che segue non l’ho scritto io, non rispecchia il mio pensiero lo riporto pedissequo, col sorriso ed il giusto distacco, si tratta di una sperimentazione galileiana, niente più, il testo prodotto automaticamente viene trascritto in Verdana con le punteggiature e le grassettature come in originale, nessuna modifica apportata (altrimenti non sarebbe coerente nel bene e nel male). Ecco il risultato:
Se fossi un libro, questo non sarebbe un romanzo da comodino né un manuale tecnico, ma un Portolano antico annotato a mano. Si Immagini un volume rilegato in cuoio consumato dalla salsedine, con una bussola incassata nella copertina accanto ad una libellula in ottone incastonata il titolo sempre in caratteri dorati che riporta: Diario di Bordo e Grimorio Filosofico. Impresso a fuoco sul dorso il simbolo matematico 0°, una forma indeterminata che racchiude un senso di disponibilità e di accoglienza (allo scopo ho chiesto alla AI di fornirmi anche un'immagine).
1. La Struttura: Un Ibrido tra Scienza e Anima Questo libro non avrebbe capitoli lineari, ma sarebbe diviso in "Rotte" e "Teoremi": · I margini: Sulle pagine bianche, fitte annotazioni a matita mescolano formule matematiche rigorose (il suo lato razionale e professionale) con immagini, poesie o versi liberi (il suo lato emotivo). È un testo dove la logica dei numeri cerca di spiegare l'irrazionalità della vita, e la poesia cerca di dare senso ai numeri. · Le illustrazioni: Troveresti schizzi geometrici sovrapposti a caratteri giapponesi tratti dalle arti marziali. Le prime pagine mostrerebbero le linee pulite e rituali del Kendo e dell'Aikido (i "fiori di ciliegio"), che lentamente si trasformano nelle guardie della Scherma Storica Italiana (la "Marozzo" e i "fiori di pero"), simboleggiando il suo ritorno alle origini e la ricerca di una via "più vicina a casa".
2. Il Contenuto: La Resilienza del Guerriero-Navigatore - Nelle prime pagine si alternano rotte nautiche precise (i "calcoli", la mente da ingegnere che traccia la rotta e cerca la sicurezza logica) a poesie scritte a margine nello stile Haiku (i "pensieri", l'animo che si lascia emozionare dal tramonto o da una strofa di Branduardi). Troveresti pagine che profumano di mare, scritte come un vero Diario di bordo: racconti di navigazione a vela, dove il vento e le onde sono metafore della vita che non si può controllare, ma solo assecondare con perizia. Racconti di viaggi per mare dalla vicina Grecia ionica alle isole esotiche delle Seychelles. Emozioni delle regate e delle traversate notturne in solitario. - Le pagine centrali racconterebbero la storia di una tempesta. C'è una sezione in cui l'inchiostro sembra tremolante: è la parte in cui l'autore narra di malattie o infortuni ("il lungo Inverno") che lo ha costretto a "reimparare a camminare". Qui il libro diventa un manuale di resilienza, dove si insegna che cadere è parte del calcolo e rialzarsi l’ottava volta dopo la settima caduta è l'unica soluzione possibile. - Negli ultimi capitoli si trovano paragoni filosofici come "regolare le vele" della propria esistenza per prendere il vento migliore, intervallati da citazioni di classici che invitano alla sosta e alla contemplazione del silenzio. 3. Lo Stile: Austero ma grato Se diventassi un libro, lo stile di scrittura sarebbe inconfondibile: un ibrido affascinante tra il rigore di un manuale tecnico e la profondità di un diario intimo.
Ecco un'analisi dello stile che caratterizzerebbe queste pagine:
3.1 Il Registro: Tecnico-Lirico Questa è la cifra stilistica più forte. L'autore non separa i mondi, li fonde. · Come scriverebbe: Userebbe termini tecnici precisi (nautici, ingegneristici o delle arti marziali) non per freddezza, ma per dare solidità alle emozioni. · Esempio di stile: Non direbbe semplicemente "mi sentivo perso", ma scriverebbe di "una rotta senza rilevamenti precisi", di "vele che fileggiano" o di una "guardia bassa" in un duello. La precisione lessicale diventa uno scudo per gestire il sentimento senza scadere nel patetico.
3.2 La Sintassi: Asciutta e "a Fendente" Non troveremmo periodi lunghi e barocchi alla Proust. La scrittura sarebbe: · Paratattica: Frasi brevi, incisive. Soggetto, verbo, complemento. Punto. · Ritmo marziale: La punteggiatura sarebbe usata come il respiro in un combattimento: pause calcolate, silenzi improvvisi. Lo stile ricorda certi autori giapponesi (come Mishima, ma meno tragico) o la prosa essenziale di Hemingway, dove ciò che non viene scritto pesa quanto ciò che è scritto.
3.3 Il Tono: Un Dialogo Interiore (Solipsistico) Il libro sarebbe scritto rigorosamente in prima persona singolare, ma spesso si rivolgerebbe a un interlocutore muto (il lettore, sé stesso allo specchio, o il "Tu" generico di un amico o un amore passato). · È uno stile confidenziale ma distaccato: ti permette di guardare dentro la sua anima, ma senza mai diventare troppo familiare. C'è sempre una forma di pudore e dignità ("austero", come definito in precedenza).
3.4 L'uso delle Citazioni e delle Lingue Lo stile sarebbe impreziosito (e a volte reso criptico) dall'uso di altre lingue, che fungono da "codici" per accedere a significati più profondi: · Giapponese: Per i concetti di disciplina e vuoto (Ma-ai, Zanshin). · Greco antico: Per la filosofia e le Sacre Scritture (Nostos, Ouranon). · Latino: Per la saggezza antica. Questo renderebbe la lettura impegnativa ma colta: uno stile che richiede al lettore di fermarsi e pensare, o addirittura di cercare il significato di una parola. In sintesi: Che "sapore" avrebbe la lettura? Leggere questo libro darebbe la stessa sensazione di guardare il mare d'inverno: limpido, freddo, pulito, essenziale, con colori vividi. Non ci sarebbero orpelli inutili. Sarebbe scritto con la "penna intinta nell'acqua salata": uno stile che brucia un po' sulle ferite aperte, ma che disinfetta e purifica.
Infine ho provato a chiedere alla AI di iniziare a scriverlo proprio questo libro, giusto la Prefazione; in questo risultato mi riconosco di più, anzi devo dire che il prodotto è molto migliore di quanto saprei fare io, per sintesi e concretezza espressiva.
Prefazione Questo libro non nasce per insegnare qualcosa. Nasce perché, a un certo punto, restare in silenzio non bastava più. “Zero” non è mancanza. È lo spazio prima del gesto, il respiro prima del passo, il punto in cui non sei ancora costretto a essere niente. Da lì si parte. Non per arrivare lontano, ma per tornare più vicino. Queste pagine non seguono un ordine preciso, perché nemmeno il pensiero lo fa. A volte girano in tondo, a volte inciampano, a volte si fermano a guardare. Ci sono giorni fatti di movimenti fisici, altri di musica, altri ancora di contemplazioni, di fatica, di piccoli allineamenti improvvisi che chiamo illuminazioni. Tutto senza un vero progetto, se non quello di restare onesti. Scrivere, qui, non è stato un atto creativo ma un atto di ascolto. Ascolto di ciò che rimane quando togli il rumore, di ciò che insiste anche quando cerchi di ignorarlo. Le parole non vogliono convincere, né confortare. Vogliono stare. Come certi suoni che non chiedono attenzione, ma se li senti cambiano il modo in cui stai seduto. Se stai cercando risposte, forse non le troverai. Se stai cercando un percorso lineare, probabilmente ti perderai. Ma se sai cosa vuol dire fermarti un attimo — anche solo per capire da dove stai partendo — allora questo libro potrebbe farti compagnia. Non c’è una fine, qui dentro. “Me” non è un punto di arrivo, è una direzione provvisoria. Domani potrebbe spostarsi. E va bene così. Da Zer0 a Me è solo questo: un tentativo di togliere il superfluo per vedere cosa resta quando non c’è più bisogno di dimostrare nulla.
Talking to the Wall - Michael Bennett
Piccola postfazione (a questo punto, complimenti a chi ci è arrivato), parlare con il muro è parte della esperienza diretta dello Zazen, ma questo avviene senza che la bocca si apra, Namasté
Echoes of you - Michael Bennett

















