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Da Marzo a Giugno 2026
E' un po' che non prendo appunti, adesso vatti a ricordare...
Vabbe' iniziamo dall'ultimo e poi andiamo indietro nel tempo:
Marabecca, di Viola Di Grado
Romanzo di ambientazione sicula che si apre con un drammatico incidente stradale che coinvolge i tre protagonisti, tutti con un vissuto complicato, con un rapporto con l'amore disturbato e disturbante. Inquietante, ma attrae.
Le quaranta porte, di Elif Şafak
Un libro nel libro, il romanzo di un sufi scozzese viene letto e schedato da una donna americana che comincia a intrattenere una corrispondenza con l'autore e se ne innamora, prendendo gradualmente coscienza della propria non felicità. Se mai mi fossi chiesto l'origine dei dervisci rotanti, eccola qua.
Le luci nelle case degli altri, di Chiara Gamberale
Una ragazza madre muore in un incidente stradale, lasciando la figlia di sei anni da sola, senza che si sappia chi sia il padre. Gli abitanti del condominio la adottano, con la convinzione che il padre sia fra loro.
Tornare a casa, di Tom Lamont
Anche questo è un bel libro, ambientato a Londra dove un ragazzo si ritrova a crescere un bambino figlio del suo amore adolescenziale e del suo migliore amico.
Mansfield Park, di Jane Austen
All'inizio ho patito un po', poi mi ha preso. Bello.
Tutta la vita che resta, di Roberta Recchia
Notevole. regalato a Lucy per il compleanno, ringrazio Chiara la genovese del suggerimento.
Il frutto più raro, di Gaëlle Bélem
Se volete sapere la storia della vaniglia, eccola qua, in versione romanzata.
Olga muore sognando, di Xochitl Gonzalez
Ambientato nella New York portoricana, interessante.
Cuore l'innamorato, di Lily King
Romanzo di formazione, una ragazza scopre l'amore all'università, ma presto il rapporto di coppia diventa un triangolo... Una ferita aperta torna a mostrarsi quando, anni dopo, uno dei tre vertici si trova sul letto di morte.
Noi e la morte di Stella, di Marlen Haushofer
Storia di una coppia che ospita una ragazza figlia di amici e la tratta di merda. Ho semplificato un po', è disturbante, suppongo volesse esserlo, cmq non mi è piaciuto.
Il mio nome è Emilia del Valle, di Isabel Allende
Bello, ambientato fra San Francisco e il Cile alle prese con una guerra civile.
Il vecchio al mare, di Domenico Starnone
Mah, a me st'anziano disincantato non è che ha detto molto...
La vita facile, di Aisling Rawle
Una villa ospita un reality televisivo in uno scenario futuribile contrassegnato da guerre e povertà. Mi è piaciuto come l'autore ha adattato al personaggio il registro linguistico, semplice, utilizzato.
Seppellisci le ossa nel suolo di mezanotte - di V. E. Schwab
Un libro di vampiri, fantastico! Sarà la prima volta che leggo una cosa simile, ma è scritto proprio bene.
Viene gennaio silenzioso e lieve... Si inizia con un viaggio e un libro non dedicato al viaggio, ma che lo attraversa: Quello che possiamo sapere, di Ian McEwan, bello, la prima parte lascia un po' straniti, con quell'ambientazione in un futuro lontano e semibarbarico, ma la seconda parte è rivelatrice, non della barbarie, ma dell'impossibilità di ricostruire il non detto e il nascosto, anche in presenza di milioni di mail, scritti, testimonianze e così via. Se
Segue Katabasis, di R. F. Kuang: non è il genere che leggerei di norma, potrei definirlo un fantasy colto, ma il ciò che mi ha infastidito di più è che la scrittrice esagera con citazioni e rimandi, adesso sono molto più cosciente della mia ignoranza a proposito di magia e inferno... Il problema è che spesso lento e noiosetto e portarlo a termine mi è costato un po' di fatica.
Ho finito di leggere - giuro che pensavo di averlo già letto, ma mi mancava sicuramente tutta la seconda parte del libro - Le perfezioni, di Vincenzo Latronico. E' strano, perché il racconto, sono solo 87 pagine, è ben calibrato, richiama un passato che ho vissuto direttamente se pur con almeno una decina di anni in più rispetto ai protagonisti, ossia l'avvento di internet, le prime pagine web scritte in html, e poi la trasformazione di una passione in lavoro, il trasferimento a Berlino e il tentativo di trasformare il sogno di una vita diversa e interessante in realtà... Funziona, a fatica, almeno finché la città non cambia davanti ai loro occhi e si ritrovano di nuovo in cerca di nuovi stimoli.
L'imperatore della gioia, di Ocean Vuong, è sicuramente più attraente. Ambientato in una periferia americana, mi pare nel Connecticut, protagonista un diciottenne di origine vietnamita, inizia con lui che cerca di buttarsi da un ponte... Richiamato all'ordine da un'anziana lituana affetta da Alzheimer, ne diventa amico badante infermiere, trova lavoro in un fast food e da lì si dipanano le vicende di un piccolo gruppo di emarginati a vario titolo in una storia che ha del commovente anche se non succede nulla che dovrebbe indurre alla commozione.
Ultimi botti del 2025...
Queste feste natalizie sono trascorse per lo più in casa a leggere, per cui al precedente elenco di libri che chiudeva il 2025 se ne sono aggiunti due proprio al fotofinish:
Estranea , di Yael Van der Wouden
Non dico addio , di Han Kang
"Estranea" è una storia d'amore, protagoniste due donne con un passato diverso: una con seri problemi relazionali, l'altra sopravvissuta alle retate naziste contro gli ebrei in Olanda, sono entrambe assillate dal legame con una casa e i suoi oggetti, che è stata di entrambe, e tuttavia in realtà non appartiene a nessuna delle due... Intenso, non scontato.
"Non dico addio" è un romanzo triste, un po' cupo, ambientato fra Seoul e l'isola di Jeju. Scritto bene, nonostante la tematica drammatica che ne costituisce l'ossatura - le stragi di civili avvenute in Corea durante il secondo dopoguerra, vittime sacrificali di un paese diviso fra un nord comunista e un sud controllato da giunte militari - si legge d'un fiato. La Jeju del romanzo è diversa da quella vista con i miei occhi: è un'isola ricoperta da una pesante coltre di neve e da un'altrettanto densa cappa di non detto, di nascosto, che poco a poco viene rivelato.
E col 2025 stavolta abbiamo davvero terminato :-)

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Siamo arrivati alla fine, anche quest'anno. Come ogni fine anno sono al paesello e leggo di più, ci sono meno distrazioni.
Così ho portato a termine il difficile I vagabondi, di Olga Tokarczuk, un libro sui nomadismi del nostro tempo, in giro per aeroporti e hotel, con digressioni sulla plastinazione, la Grecia antica e amenità varie... Non dirò che mi ha entusiasmato, anche se diverse pagine mi sono piaciute molto, ma il libro ha una costruzione non lineare, più simile a un bloc notes su cui annotare pensieri e racconti, collezionati durante viaggi in mete lontane.
Prima di quest'ultimo, avevo letto agevolmente e con grande piacere Il cuore della foresta, di Amity Gaige, e Ragazze che diventano grandi, di Leila Mottley. Fanno parte di una serie di romanzi scelti sulla base delle valutazioni di New Yorker e New York Times, non perchè gli americani la sanno più lunga, solo perchè da qualche parte bisogna iniziare :-) Inevitabile dunque che siano americani, ambientati il primo nel Maine, il secondo in Florida. Ne Il cuore della foresta una donna quarantenne, infermiera reduce dal periodo drammatico del Covid, decide di affrontare il Sentiero degli Appalachi, 3500 chilometri, per cercare di mettere ordine alla propria vita interiore e al proprio rapporto con gli altri (però si perde). Quasi un thriller, bellissimo. Anche il secondo mi è piaciuto tanto: le voci mutiple della narrazione sono quelle di adolescenti che in un buco abbandonato della costa sud della Florida si ritrovano incinte e respinte da famiglie ostili per motivi religiosi o razziali, trovando nelle altre compagne di strada la forze per affrontare il proprio corpo che muta in maniera per certi versi inattesa e spaventosa, il rapporto difficile con gli adulti, un futuro incerto, da ripensare alla luce dei bisogni propri e delle creature a cui hanno dato la vita.
Su L'etranger di Albert Camus e Cambiamenti, di Mo Yan, non mi dilungo: il secondo è un testo autobiografico, si dice spesso di formazione, nel quale lo scrittore racconta come è cresciuto e ha trovato la propria via all'arte. Interessante. Lo straniero è un racconto famosissimo, l'ho letto perché l'ho trovato citato non so più dove e mi sono incuriosito: ambientato in Algeria quando era ancora francese, l'ho trovato familiare per esserci stato un paio di volte di recente e a contatto diretto con una pied noire e le sue storie passate, ma poco attratto dal personaggio cupo, che finisce con il ritrovarsi in galera in attesa di una condanna a morte per omicidio. Si vede che sono una bestia ignorante :-)
Finisco con Come l'arancio amaro, di Milena Palminteri. Lettura anche questa molto piacevole, tanto da regalare il libro a Natale a Maria... Scritto utilizzando un dialetto siculo del sud dell'isola, quindi non sempre chiaro, ma poco importa, la storia si dipana in modo divertente, avvincente non proprio - capiamo subito che la nostra protagonista non è la figlia di chi crede di essere - con l'autrice che riesce a tenere il lettore sulla corda lungo il cammino di scoperta su come questa donna ormai adulta arrivi a scoprire la verità e sul come e perchè questa sia stata nascosta per tanto tempo e così bene... Brava.
L'etranger - Albert Camus
Cambiamenti - Mo Yan
Come l'arancio amaro - Milena Palminteri
Il cuore della foresta - Amity Gaige
Ragazze che diventano grandi - Leila Mottley
I vagabondi - Olga Tokarczuk
Ottobre. O meglio, parte di ottobre, e quel che è stato prima
E' un po' che non provvedo a elencare le letture portate a termine, per quel che possa servire, ma sono al paesello, ho appena finito di leggere un romanzo, è probabilmente il momento migliore per svolgere tale compito senza togliere tempo prezioso ad altro (hahaha)
Vado all'indietro, partendo dall'ultimo:
Quel che resta del giorno, di Kazuo Ishiguro
Iniziato con molte perplessità, la voce narrante suonava "strana" e poco coinvolgente, poi, un po' il venir fuori delle impressioni visive legate alle stagioni di Downton Abbey, un po' l'acquistare spessore - pagina dopo pagina - dei personaggi principali: mr. Stevens, miss Kenton, il datore di lavoro lord Darlington, alla fine ho trovato il romanzo compiuto, significativo. Non ho visto il film, non penso di vederlo.
L'impossibile ritorno, di Amélie Nothomb.
Amélie racconta del suo ultimo soggiorno in Giappone, anno domini 2023. Mi piace come scrive la Nothomb, ho amato il Giappone e sono tutt'ora succube in vario modo del giapponismo in essere in Occidente, quindi non nascondo di avere apprezzato il libbricino. Indimenticabile? No di certo, però mentre finivo di leggerlo avevo una gran voglia di riprendere l'aereo e tornare subito indietro (ero appena tornato da Seoul, mica tanto lontano, sia geograficamente che esteticamente...)
Il santuario della montagna silenziosa, di Nanami Kamon
Letto in Corea, nulla di indimenticabile, anche per uno in fissa col Giappone.
Underground, di Vladimir Makanin
Ho controllato: pubblicato nel '98, la Mosca narrata è tuttavia quella di quando ci sono stato io. Non la stessa Mosca, ovviamente :-) , un giovane studente di russo non frequentava l'underground cittadino, ma l'atmosfera che trapela dalle pagine del libro, quella è facilmente immaginabile e in un certo senso rintracciabile nei miei ricordi di allora. Ho amato Mosca almento quanto il Giappone, e il russo anche più del mio stentato giapponese, del libro di Makanin mi sarebbe piaciuto scriverne, forse un tempo l'avrei fatto per il sito, oggi mi accontento di dirlo qua: molto bello. Letto fra agosto e settembre, anzi, finito il giorno prima di partire per la Corea.
Tata, di Valerie Perrin.
Letto ad agosto, carino, consigliato anche a mia commare Grazi, le cui critiche però mi sento di condividere: l'inzio è bello, poi le scelte narrative sono via via più forzate per creare un finale "a sorpresa". La prima volta, con Cambiare l'acqua ai fiori, l'effetto fu specialissimo, altre volte, anche in Tata, lascia qualche perplessità... Detto questo, il trasformare l'FC Gueugnon in una sorta di coprotagonista del romanzo, con la sua miracolosa Coppa di Francia vinta all'inizio del millennio battendo in finale il PSG, è geniale!
A luglio ho letto anche due libri cartacei, due Feltrinelli presi al prezzo di 11,90 in offerta :-) Nel cuore di Yamato, di Aki Shimazaki , e Il futuro. di Naomi Alderman : il primo è una sorta di storia collettiva, con diverse voci legate fra loro da fattori esterni: il luogo di lavoro, conoscenze comuni - che proprio per questa sua caratteristica utilizzata in modo che a me è parso non particolarmente razionale, resta come qualcosa di incompiuto, e quel sapore lascia... Poi mi ricordo che è scritto da un autore giapponese, e mi stupisco il giusto :-) L'altro mi è piaciuto molto, prende in giro - o forse mette in guardia da - il potere di cui società come Amazon, Alphabet, Meta godono in modo smisurato e fuori da ogni controllo, e lo fa con un romanzo ambientato in un futuro distopico... Notevole.
I libri di Jacub, di Olga Tokarczuk
Romanzo luuuungo, un migliaio di pagine, non facilissimo da affrontare perché ambientato in un settecento che non è quello a cui io occidentale sono più avvezzo: è invece il settecento dell'oriente europeo e islamico popolato da ebrei in cerca di un Messia, in cui si sviluppano eresie e tentativi di riforma quantomeno originali. Interessante, complesso, storicamente basato su fatti reali, per quanto rivissuti in forma ampiamente romanzata. Mi sa che si è preso da solo almeno un paio di mesi.
Quello che so di te, di Nadia Terranova
Mi ha stupito un po' sapere che il romanzo della mia compaesana sia finito nella cinquina del premio Strega di quest'anno. Certe volte avevo l'impressione che l'avesse scritto proprio perché era costretta, e che la base narrativa - la nonna, o bisnonna?, finita una decina di giorni al Mandalari, fosse davvero deboluccia. Ma io sono un lettore di qualità medio-bassa, magari mi sono fatto sfuggire la profondità della riflessione sulla follia non-follia presente nel ramo familiare della Terranova.
Promettimi che non moriremo , di Mara Carollo
Ben altro livello, a mio parere, il libro della vicentina, che ovviamente sono subito corso a consigliare a Paola. Ambientato nella campagna veneta di inizio secolo, finisce, se non ricordo male, in una città e in una casa degli anni settanta: in mezzo, le storie di due guerre sanguinose, di un amore perduto e mai più ritrovato, di un matrimonio senza amore quasi obbligato, di rimpianti, sacrifici, accettazioni. Questo dovevano mettere in cinquina :-)
All fours, di Miranda July (A quattro zampe)
Letto in inglese, forse era meglio leggerlo in italiano, o forse era meglio non leggerlo del tutto.
I giorni dell'abbandono, di Elena Ferrante
Storia di una moglie abbandonata in una città che non è la sua, che fatica a superare la personale tragedia di vedersi messa da parte, lei con due figli ancora piccoli e un cane, per una donna più giovane. Ho dovuto riguardare, mi sa che l'ho letto a gennaio e di certo la mia scarsa memoria non mi aiuta. Comunque alla fine ce la fa, e scopre pure che il suo vicino, a cui la dà per disperazione nonostante fosse all'apparenza un fallito, non era poi un essere così terribile.
Dicembre
Quelqu'un d'autre , Guillaume Musso - Visto che mi era piaciuto La vita segreta degli scrittori, ci ho riprovato. Anche qua, scrittura a più voci, anche se poi due, si scopre. appartanevano alla stessa persona... Si fa leggere.
Olga muore sognando, Xochitl Gonzalez - Ambientato a Brooklyn nella comunità di espatriati portoricani, scrittrice messicana, ho dovuto mandarlo anche a Silvana, con tutte ste implicazioni latinoamericane :-)
Intermezzo, Sally Rooney - Anche qua, come con Musso, visto il buon esito con Persone normali, ho replicato. Non ho avuto modo di pentirmene, scrive bene la tipa, i conflitti familiari evidentemente sono il suo forte, ma qua sono molto più centrali, come i sensi di colpa. Il sesso, c'era e c'è, ma d'altronde il sesso è centrale per definizione, non ci sarebbe vita senza sesso...
Intermezzo l'ho finito oggi, primo gennaio, alle ultime luci del giorno. Un altro tramonto, ancora una storia che finisce, persone (personaggi, ma durante il processo capita diventino semplicemente degli amici) da salutare più o meno per sempre. Ho tanta carne al fuoco, scegliere da cosa iniziare non sarà facile, ma oggi no, devo elaborare il lutto, la separazione. Domani sarà un altro giorno, domani si vedrà.
Ottobre - Novembre
A proposito di niente - Woody Allen
Biografia interessante anche se purtroppo profondamente influenzata dalla necessità di difendersi dalle accuse della pazza scatenata... Con l'occasione mi sono reso conto di essermi perso tutta una serie di film (ne ha girati davvero tanti!!!) fra cui diversi anche belli, sto cercando di recuperare.
Le sette lune di Maali Almeida - Shehan Karunatilaka
Scrittore srilankese, storia potente, legata alle drammatiche vicende politiche di quel paese, segnato da spinte separatiste che ne hanno macchiato di sangue la storia recente. Il protagonista, ucciso, alle prese con un purgatorio di anime infelici, alcune rassegnate, altre ancora in cerca di vendetta, a sua volta cerca di risolvere da un controverso aldilà quanto si è lasciato irresoluto alle spalle.
La vie secrète des écrivains - Guillaume Musso
Un giallo, letto con partecipazione anche se di solito li schifo. Scopro che nel Mediterraneo anche la Francia ha le sue isolette (a parte la Corsica, ovviamente), ma nessuna che si chiami Beaumont, l'isola su cui si è ambientato il romanzo.
Persone normali - Sally Rooney
Ho sentito parlare di questa scrittrice come di un fenomeno editoriale in un podcast del New Yorker post uscita del suo nuovo romanzo, Intermezzo. Persone normali è quello che le ha dato il successo, mi sa: a me è piaciuto molto, non solo la scrittura (avevo anche provato prima in inglese, ma per me era troppo impegnativa), mi sono immedesimato nei protagonisti, anche se non appartengo alla generazione della scrittrice o a quella del pubblico a cui, secondo i critici del New Yorker Review, si rivolge soprattutto, e questo è vincente.
Violeta - Isabelle Allende
Ah, il Cile. Letto in Guatemala e già sognavo la Patagonia, anche se, ad oggi, mi sa che resterà un sogno. Bella storia, la Allende è sempre una sicurezza.
Ever wonder what Nirvana’s Kurt Cobain was writing in this photo?
Photographer Gilbert Blecken gives the behind the scenes details: “This is one of very few photos showing Kurt while he was writing, and I’m glad I captured the moment. Funnily enough, nobody ever seems to have wondered what exactly Kurt was writing, even though that question could have been answered very easily. Right after the interview had finished, I asked Kurt to write down a list of his ten favorite albums and he began right away. When he gave me the list, he explained that he made a list of eleven because he felt he had to namecheck Mudhoney.”
Cobain’s complete list is as written:
Vaselines 1st Pink EP
1st Scratch Acid EP
Breeders - Pod
Pixies - Surfer Rosa
Butthole Surfers 1st EP
Stooges - Raw Power
Shonen Knife - Burning Farm EP
Jad Fair - Great Expectations
Lead Belly’s - Last Sessions
Sex Pistols Never Mind the Bollocks 10 ½. Mudhoney - Superfuzz Bigmuff

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Settembre
La mia Ingeborg - Tore Renberg
Tre ciotole - Michela Murgia
L'amante giapponese - Isabel Allende
Naturalmente sono in ritardo, giusto di un paio di mesi... Ok, let'see if I remember... Letti fra Giugno e Agosto, l'ordine non è esatto.
"Nella stanza dell'imperatore", di Sonia Aggio: ambientazione storica, fra Costantinopoli e l'Anatolia... bel libro, in cui l'aspetto storico non prende il sopravvento su quello romanzesco e fantastico ma è di grande supporto.
Sempre storico è anche il secondo, e sempre ambientato a Istanbul... "Parle-leur de batailles, de rois et d'éléphants", di Mathias Enard , in cui lo scrittore fantastica su una possibile commessa a Michelangelo Buonarroti proveniente dalla Sublime Porta. Letto in francese. Carino.
"Il canto del Profeta" di Michael Lynch , ambientato in un futuro distopico in cui un governo dittatoriale si afferma e comincia a dare la caccia a chiunque si opponga, provocando l'inizio di forme di resistenza... Bel romanzo: cupo, con sviluppi tristi, tiene agganciati dalla prima pagina all'ultima.
"Lucy davanti al mare", di Elisabeth Strout: non mi piace il tipo di scrittura, molto colloquiale, lineare, che la scrittrice, o la traduttrice, ha deciso di abbracciare. La storia "non storia", legata al venir fuori della minaccia Covid a metà del 2020 negli USA, è soprattutto una storia legata all'affrontare la terza età con tutte le sue implicazioni di salute traballante, figli che si allontanano, precedenti partners che come fantasmi emergono saltuariamente dal passato, sfera sentimentale e sessuale da adattare a una realtà diversa... Il romanzo scava nell'intimo della protagonista, nelle sue riflessioni e nei tentativi di destreggiarsi nella bolla creata a causa del Covid. Non male, ma in genere preferisco altro.
"Il canto dei cuori ribelli", di Thirty Umrigar, un bel romanzo ambientato in un'India rurale ancora profondamente spaccata dalla contrapposizione fra hindu e mussulmani. Storia d'amore inter-religioso che finisce male.
"Fuoco", di Shida Bazyar. Il caso ha voluto che lo leggessi prima e mentre ero in viaggio in Germania, e in un certo senso mi ha aperto gli occhi e la mente su un sistema sociale che all'apparenza sembra perfettamente funzionante. Non è sempre così facile, e il razzismo strisciante è una piaga che può roderti l'anima. Difficile scrivere della trama, perché tutto resta in bilico fra una possibile realtà e il desiderio della voce narrante di trovare una via d'uscita.
"La ricreazione è finita", di Dario Ferrari. A me è piaciuto un sacco, l'ho passato, credo lo regalerò in versione cartacea perché merita. Il libro passa da un registro buffo, umoristico, a uno più serio nella seconda parte, con scioltezza, senza risultare forzata, anzi dando concretezza al testo, con una credibile ricostruzione degli anni di piombo come potevano essere vissuti all'interno di una cittadina toscana. Mi ha fatto pensare a mio fratello in quel di Arezzo in quegli anni, e alle perquisizioni in casa: ecco, queste storie hanno quel genere di credibilità. Bello, bravo Ferrari, e mi stupisco che nel 2023 non sia rientrato nella sfera magica dello Strega.
"Il filo della tua storia", di Nikki Erlich. Ah beh, a parte la contrapposizione fra "filicorti" e "fililunghi", dimenticando che esistono un mare di lunghezze medie in mezzo a quelle estreme, e a parte che la cosa più semplice, se davvero capitasse di trovarsi davanti a una realtà fantastica come quella narrata, sarebbe di fottersene e non aprire la scatola, tanto quello che deve accadere accade lo stesso, il romanzo è sicuramente godibile e induce alla riflessione.
"Il silenzio", di Don De Lillo, un racconto praticamente, è brevissimo. Del tipo, "che succede se tutta questa tecnologia su cui ormai facciamo affidamento all'improvviso smettesse di funzionare?" Bella domanda, a cui De Lillo risponde con i vaneggiamenti di una serie di personaggi a cui è difficile dare molto credito. Non indimenticabile, di De Lillo ho letto sicuramente di meglio.
Finiamo con "The Midnight Library", di Matt Haigh, letto in inglese. Una trentacinquenne sfigata tenta il suicidio, ma si ritrova davanti alla possibilità di scoprire che tutte le svolte immaginate e lasciate fuggire nel corso della sua vita non avrebbero portato a nulla di buono, e che comunque ogni scelta, anche la più piccola, può avere un significato che va oltre a quanto è possibile immaginare. Molto bello, o almeno, a me è piaciuto tanto.
Saltato aprile, durante il quale le letture sono state esclusivamente cartacee, maggio è trascorso all'insegna di scrittrici candidate allo Strega... Veronica Raimo con "La vita è breve eccetera", Antonella Lattanzi con "Cose che non si raccontano", Melissa Panarello e la "Storia dei miei soldi", Neige Sinno con "Triste tigre", in francese perché il titolo originale è sempre quello e non me ne ero reso conto, ma va bene lo stesso, anzi, meglio... Quello della Lattanzi è il più intenso e duro, i soldi l'argomento che più mi ha coinvolto personalmente, sarà deformazione professionale e anche un po' caratteriale, del primo ricordo poco: riguardando, erano racconti brevi, per cui ci sta... La violenza sui minori è un tema non nuovo nella letteratura francese contemporanea (vedi Le consentment e Familia grande) , Triste tigre resta in scia, ma è mi è parsa un'invettiva sofferente che una storia vera e propria, un voler documentare quali ferite difficilmente rimarginabili lascia una violenza domestica sulla psiche di un bambino.
Lemon marmelade
Guardo da quache giorno fleabag, la serie britannica con la bravissima Phoebe Waller-Bridge.
Quindi naturalmente perché non usare la ricetta dell' orso Paddington (il mio odolo a sei anni)
Recipe here on BBC cooking section
https://www.bbcgoodfood.com/recipes/lemon-marmalade
Comunque è la ricetta giusta ed è buonissima (modestamente).
Method 製做檸檬果醬的方法和步驟 :
STEP 1
Chill a saucer in the freezer, ready for checking the setting point of your jam. Wash the lemons and remove the top ‘button’ which would have been attached to the stalk. Put the lemons in a large saucepan with 2.5 litres water. Bring to the boil, then cover the pan and simmer for 2½ hrs or until the lemon skins are lovely and tender, and can be pierced easily with a fork.
STEP 2
When the lemons are cool enough to handle, remove from the saucepan. Measure the cooking liquid – you’ll need 1.5 litres in total. If you don’t quite have this, make up the difference with water. If you have too much liquid, bring to the boil and reduce to the required amount.
STEP 3
Halve the lemons and remove the pips – reserving the pips and any lemon juice that oozes out during the process. Cut the lemon peel and flesh into strips, as thick or thin as you like. Put all of this, including any juices, back into the pan. Put the pips in a small piece of muslin and tie up with string. Add this to the pan, as the pips will aid the setting process of the jam.
STEP 4
Add the sugar and bring to the boil, stirring until it has completely dissolved. Boil rapidly for about 20 mins until setting point is reached. Test the setting point by dropping a little marmalade onto the chilled saucer, allowing it to cool for 1 min, then pushing gently with your finger. If the marmalade crinkles, the setting point is reached; if not, continue to boil and check again in a few mins.
STEP 5
Leave to cool for 10-15 mins (this will prevent the lemon shreds sinking to the bottoms of the jars), remove the muslin bag, then gently stir in one direction to disperse any scum (small air bubbles on the surface). Pour jam into warm sterilised jars and seal straight away.
Marzo... Finito di leggere "La vittoria maledetta" di Bregman sul conflitto israelo-palestinese (risultato: sono ancor più convinto che sarebbe stato evitabile se "qualcuno" non avesse supportato Israele nella convinzione di poter soprassedere alla prospettiva di una soluzione equa e pacifica...) .
Mese di viaggi, durante i quali mi hanno accompagnato le mille pagine di "La Russia non esiste" di Igor Sibaldi, romanzone storico di cui evidentemente mi sono innamorato, per riuscire a terminarlo in così poco tempo. Bravo Sibaldi, mi era piaciuto quando era venuto a Messina a parlarci di letteratura russa, scopro che è anche un signor romanziere.

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Febbraio: niente e-books (non è vero, ma quello che sto leggendo, sulla triste storia del rapporto Israele Palestina dal 67 a più o meno tempi recenti, è ancora a metà), solo libri cartacei, prima "Le schegge" di Easton Ellis e poi "Mosca 2042" di Voinovic... Riguardo a Le schegge, in cui le citazioni musicali sono una costante per tutto il romanzo e ne costituiscono un elemento narrativo importante, segnalo la playlist relativa "The Shards" su Spotify, molto bella.
Questa nota ha lo scopo di tenere a mente i libri che ho letto a gennaio... Eh si, perché purtroppo, utilizzando il kindle, poi faccio fatica a ricordarne i titoli e quando li ho finiti. E' un problema, questo, che ha a che fare con l'assenza della materialità, delle copertine intriganti e colorate, del non poter annotare a penna il giorno in cui il tal libro è stato portato a termine. Chi dovesse capitarvi, non si aspetti giudizi, recensioni o altro che non sia una semplice enumerazione : in passato ne ho scritte diverse, è vero, su un certo sito di cultura russa, ma mi ritengo inadeguato.
Cominciamo da oggi, quando, sdraiato in maglietta a maniche corte e mutande in terrazza al torrido (WTF??) sole di gennaio, ho finito di leggere "V13" di Emmanuel Carrère, il racconto del processo per gli attentati terroristici del 13 novembre 2015.
Prima di questo era stato il turno di "I sette giorni di Avraham Bogatir" di György G. Kardos, ambientato in una Palestina pre 1948, in cui il conflitto fra coloni e popolazione autoctona covava sotto la brace della lotta comune contro l'occupazione britannica.
Ancora prima, c'era Annie Ernaux, con "L'occupation", un diario intimo di una donna alle prese con la gelosia nei confronti di colei che ha preso il suo posto accanto all'uomo a cui, alla fin fine, lei stessa aveva deciso di rinunciare... Tema fascinoso, ma ho amato di più gli altri due.
Credo di aver terminato i racconti de "La ragazza dai capelli strani" di David Foster Wallace a fine dicembre, ma non ne sono certo, quindi aggiungo comunque il titolo alla lista.