Argentina: Cristina Kirchner e il Glocal
Posted on febbraio 6, 2013 by admin
La politica argentina di Cristina Kirchner pare dia fastidio alle lobby internazionali. Come mai? Perché sono fondate sul glocal: creare ricchezza nei singoli territori obbligando le imprese e le aziende a reinvestire il profitto per rilanciare l’occupazione.
DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero
Dalla prima linea del fronte della “guerra delle due Cristine”.
Che succede in giro per il mondo? Leggendo e ascoltando i nostri media sembra che non stia accadendo nulla di particolarmente nuovo, né interessante per noi, con l’aggiunta della doverosa tara di cinismo italiano. In Siria si massacrano senza esclusione di colpi, in Iraq muoiono come mosche, in Mali i bombardieri francesi fanno il loro lavoro, preannunciando l’inevitabile avanzata di terra che –da qui a due mesi- imporrà l’intervento della cosiddetta “forza di pace” europea (tra cui i nostri soldati), in India la popolazione si indigna per gli stupri quotidiani di gruppo, e in Usa dei dementi uccidono innocenti, sequestrano bambini, e così via dicendo. Così va il mondo.
Le vicende internazionali del nostro pianeta ci vengono presentate nella sua veste ottimale, da cui ne viene fuori -come inevitabile reazione- l’orgoglio di sentirsi europei. Da noi va tutto bene, con la chicca del nostro circo italiota in piena campagna elettorale, tanto per aggiungere delle spezie divertenti.
Le persone, quindi, sono più che autorizzate a pensare che da noi (in Europa) non sta accadendo nulla se non le consuete mestizie propagandistiche nostrane e speriamo che vinca il migliore (cioè il partito per cui uno ha deciso di votare).
Poi, all’improvviso, compare su qualche giornale un annuncio direi quasi comico. Viene data la notizia che la presidenta argentina Cristina Kirchner, due giorni fa, ha inviato 28 tweet in 26 minuti al segretario del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, come se avesse avuto una specie di attacco isterico o come se stesse protestando per qualche ragione che non viene spiegata, una specie di sfogo pubblico, come se fosse Belen Rodriguez che parla di Fabrizio Corona. I giornali europei ne parlano molto poco (quelli italiani quasi per nulla) e compaiono due articoletti su La Stampa e Il sole 24 ore.
Ma che cosa sta accadendo, in realtà?
E che cosa ha a che vedere con noi?
Direi molto di più di troppo: praticamente tutto.
Perché quei 28 tweet sono la traduzione mediatica immediata, da applicare sui social networks, di furibonde battaglie al fronte di una guerra che non è una querelle isterica tra due donne potenti, non è una questione periferica in quel di Sudamerica, ma che ci riguarda in prima persona tutti. Intendo dire tutti gli italiani. E non solo.
Perché si avvicina la resa dei conti.
Perché l’Argentina, per ovvi motivi storico-politico-culturali, è legata a doppio filo con la Spagna, dove sta esplodendo la loro prima tangentopoli che riguarda Banco Popular, Caxia Bank, Banco Libertador e (surprise!) il Banco Santander con i loro legami con lo Ior e l’opus dei e con le banche italiane (vera motivazione del fatto per cui oggi, 4 febbraio 2013, l’intero comparto bancario europeo va a picco in borsa).
Perché i sindacalisti spagnoli sono andati a spiegare che cosa sta accadendo da loro alla televisione argentina, brasiliana, cilena, uruguaiana. I responsabili del partito socialista spagnolo, intervistati dalla televisione argentina, hanno cominciato a dare specifiche e precise informazioni, con nomi, date, dati, cifre, su “un vasto sistema di corruttela diffusa in tutte le nazioni dell’euro dove una ristretta pattuglia di oligarchi aristocratici si è messa al servizio dei colossi finanziari e prende ordini direttamente dal Fondo Monetario Internazionale devastando e distruggendo l’intera struttura industriale europea, provocando disoccupazione, crollo dei consumi, abbattimento del mercato del lavoro, impoverendo il tessuto sociale, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico-esistenziale” (suona, per caso, familiare?).